Qualcosa è cambiato nei sondaggi dopo il voto in Basilicata

Pochi lo hanno notato, ma in Basilicata (come anche in Sardegna, e prima ancora in Abruzzo) la somma dei due partiti di governo ha fatto registrare un sensibile arretramento in termini di percentuali di voto

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Cosimo Martemucci / AGF 
Luigi Di Maio

Delle elezioni regionali in Basilicata di domenica scorsa avevamo scritto che in qualche modo costituivano un’ulteriore conferma, in termini di voti reali, delle intenzioni di voto virtuali che da qualche mese emergono dai sondaggi. La Supermedia di questa settimana sembra sottolineare ancora una volta queste tendenze, alle quali se ne potrebbe aggiungere un’altra, che sembra emergere.

Pochi lo hanno notato, ma in Basilicata (come anche in Sardegna, e prima ancora in Abruzzo) la somma dei due partiti di governo ha fatto registrare un sensibile arretramento in termini di percentuali di voto. Si è detto molto di più della tendenza per cui – rispetto alle Politiche – la Lega ha guadagnato voti e il Movimento 5 Stelle ne ha persi; ma in effetti quello che forse è un “campanello d’allarme” per l’attuale esecutivo è stato finora sottovalutato.

Nella Supermedia di questa settimana è difficile non notare come i primi due partiti, che formano la maggioranza di governo, siano in perdita, mentre quelli dell’opposizione crescono. La Lega è sempre il primo partito con il 32,6% dei consensi (-0,2% la variazione negli ultimi 15 giorni) e il Movimento 5 Stelle è in seconda posizione ma per la prima volta scende sotto il 22% (21,6%) con un calo di quasi un punto. Ora il Partito Democratico è in scia al M5S con un ritardo di soli 0,7 punti.

Complessivamente, quindi, i partiti di maggioranza hanno perso un punto esatto in due settimane. In questo momento, più che di luna di miele con il governo (che sembra essere finita già da qualche tempo) dai sondaggi emerge un consolidamento della propensione degli italiani verso il centrodestra, che da molte settimane si è attestato su valori complessivamente 10 punti superiori a quelli registrati alle ultime Politiche.

Il centrosinistra è tornato davanti al Movimento 5 Stelle, ma nonostante ciò è prematuro parlare di un ritorno al bipolarismo “classico”. Finché le aree politiche di dimensione “rilevante” saranno più di due, in realtà, sarà inesatto parlare di bipolarismo tout court. E le elezioni europee, tra due mesi, potrebbero ulteriormente certificare questa situazione, anche perché il sistema elettorale proporzionale con cui si voterà in quell’occasione non contribuirà certo a polarizzare l’elettorato su due opzioni alternative.

Oltre al voto in Basilicata, la notizia dell’ultima settimana è probabilmente la querelle sulla “concessione” della cittadinanza ai ragazzini che hanno sventato l’attentato dell’autista di scuolabus che li aveva rapiti insieme ai loro compagni, salvando la vita a tutti loro. Trattandosi di figli di stranieri residenti in Italia, si è tornato a parlare di “ius soli”, ossia di acquisizione della cittadinanza per i minori che non sono figli di italiani. L’argomento è stato talmente dibattuto che alla fine Matteo Salvini – dopo aver inizialmente dileggiato la richiesta della cittadinanza da parte di uno dei ragazzini “eroi” – si è detto favorevole a questa concessione come “premio” visto il caso specifico, con Luigi Di Maio che ha rivendicato la sua opera di persuasione sul collega vicepremier.

Ma cosa pensano gli italiani di questa delicata questione? Secondo un sondaggio condotto da EMG, nel nostro Paese la questione è ancora piuttosto divisiva: i favorevoli sarebbero il 48% mentre i contrari il 43%.

Non sorprende che tra gli elettori del PD questa misura goda di un consenso quasi unanime: sul finire della scorsa legislatura proprio il PD aveva proposto un disegno di legge sullo “ius soli temperato”, che prevedeva la concessione della cittadinanza ai minori, figli di stranieri regolari residenti nel nostro Paese, che avessero completato un intero ciclo di studi scolastico.

La mancata approvazione di quella riforma è stato anche oggetto di recenti polemiche (sia pure indirette) tra Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Tra gli elettori della Lega invece prevalgono di gran lunga (68%) i contrari, anche se la quota di favorevoli (20%) non è irrilevante, vista la feroce opposizione che il partito di Salvini (ma anche i Fratelli d’Italia della Meloni, e persino Forza Italia) fece in parlamento a quella proposta di legge. Infine, gli elettori del M5S sono divisi quasi esattamente in due, proprio come gli italiani nel loro complesso, e proprio come questi ultimi vedono una leggera maggioranza di favorevoli. Ad ogni modo, è piuttosto inverosimile che lo “ius soli” torni in qualche modo al centro dell’agenda dei lavori di Governo e Parlamento. Nelle prossime settimane, con l’avvicinarsi delle Europee, torneranno prepotentemente al centro della scena l’economia e il dibattito su immigrazione ed Europa.



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