Le startup e la legge di bilancio

Non solo quota 100 e reddito di cittadinanza. Le misure che riguardano il sostegno alle nuove imprese innovative e la fiscalità dei colossi mondiali del digitale che operano in Italia potrebbero, sulla carta, farci recuperare anni di ritardi. Ma tutto dipenderà da come sono state scritte

Le startup e la legge di bilancio

Sono ore concitate e misteriose per il maxi emendamento che contiene in pratica tutta la manovra di bilancio rimodulata in accordo con la commissione europea e riscritta comma per comma dai tecnici del ministero dell’Economia. Non se ne sa ancora nulla di certo. Solo che arriva alle Camere stasera e si vota in un colpo solo verso mezzanotte, un centinaio di pagine, prendere o lasciare.

Dentro ci sono un sacco di cose di cui si è parlato in questi mesi, ovvero le bandiere politiche dei cinquestelle e dei leghisti. Ma ci sono anche norme fondamentali che riguardano l’innovazione di cui invece nel merito si è discusso pochissimo. Mi riferisco in particolare al tema delle startup, ovvero delle nuove imprese ad alto contenuto tecnologico che nascono con l’ambizione di cambiare il mercato di riferimento e prenderselo tutto. Perché va bene occuparsi di chi il lavoro non ce l’ha col reddito di cittadinanza o di chi ha maturato i requisiti per andare in pensione con quota 100. Va bene anche aiutare vecchie aziende in crisi a uscire dal baratro tutelando gli occupati. Ma poi qualcuno dovrà anche produrre qualcosa di nuovo in questo paese se vogliamo avere un futuro.

E in Italia su questo fronte siamo dietro tutti o quasi: per tanti motivi e in particolare per la mancanza dei cosiddetti capitali di rischio, il venture capital, ovvero dei soldi necessari a trasformare una idea geniale in una azienda di successo. Ora la legge di bilancio interviene con un serie di misure invocate da anni. Ne cito alcune: il fatto che una parte dei piani di risparmio e dei dividendi delle grandi aziende partecipate dallo Stato debba andare in venture capital, o il fatto che chi investe o compra una startup abbia una fortissima esenzione fiscale. Parliamo di un impatto di 2 o 3 miliardi di euro l’anno. Sarebbe un trionfo.

Certo, molto dipenderà da come saranno scritte le norme, dai numeri che indicheranno. È come sull’altra questione di cui si parla: la web tax. Giusto e utile far pagare le tasse ai colossi della Silicon Valley, ma se la scrivi male fai un danno a tutte le imprese digitali. Insomma, sarebbe stato meglio un dibattito parlamentare su questi temi, sarebbe stato meglio condividere, perché l’innovazione non è di nessun partito ma riguarda tutto il paese. Ma è andata così. A questo punto incrociamo le dita e speriamo bene.



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