Siamo disposti a pagare per stare su Facebook senza pubblicità?

Zuckerberg​ si scusa e dice che proteggeranno davvero i nostri dati. Ma davvero Facebook è disposta a rinunciare alla sua miniera d’oro o attende solo che passi la bufera? E se invece i dati degli utenti verranno cifrati, come funzionerà? Chi pagherà per quel servizio? Noi utenti siamo pronti a rinunciare alla gratuità per stare in contatto con gli amici ma al riparo dai persuasori occulti? Di Riccardo Luna

Siamo disposti a pagare per stare su Facebook senza pubblicità?
 (Afp)
 Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook

Alla fine Mark Zuckerberg ha parlato. Era rimasto giorni e notti barricato nella sede di Menlo Park, in Silicon Valley, mentre il titolo di Facebook in Borsa crollava e montava una campagna per abbandonare il social network più popolare del mondo. Poi ieri notte ha scritto un lungo post, si è presentato alla tv globale CNN, e si è concesso ad un giornalista del principale sito di tecnologia del mondo, Wired. Ha parlato e ha detto un sacco di cose che in fondo si possono sintetizzare con due parole latine che vengono da lontano, dalla preghiera con cui i cattolici chiedono perdono a Dio: Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. (qui tutte le volte che nella sua vita Zuckerberg si è scusato per errori fatti da Facebook).

E poi ha detto che aggiusterà, rimedierà, riparerà. Proteggerà davvero i nostri dati. Impedirà che vengano usati di nuovo per influenzare il nostro voto alle elezioni. Ha detto che sulla piattaforma che collega oltre due miliardi di persone, ci saranno quindici interventi. Quindici interventi sul software di Facebook sono tanti. Per provare a darvi una idea, paragonate un social network ad un sistema stradale che collega le persone: oggi quel sistema è traforato di buche come le strade di Roma. Alcune buche sono molto grandi, pericolose. Ti fanno venire voglia di cambiare percorso se qualcuno non le ripara. Zuckerberg ha detto che lo faranno, ma questo cambiamento non è solo come riparare un manto stradale. Si tratta di cambiare radicalmente il modello di business di Facebook, quello che ne ha fatto una delle più formidabili fabbriche di soldi dei nostri tempi.

La ricchezza di Facebook, quello che vende agli inserzionisti, ma che faceva gola anche a quei bricconi di Cambridge Analytica, sono i nostri dati. La possibilità di far arrivare un determinato messaggio pubblicitario non ad un generico target ma alle persone che so per certo essere interessate a quel prodotto. Ma davvero Facebook è disposta a rinunciare alla sua miniera d’oro e lo dicono solo in attesa che passi la bufera? E se invece i dati degli utenti verranno cifrati in modo che nessuno possa servirsene, come funzionerà Facebook? Chi pagherà per quel servizio? Noi utenti siamo disposti a pagare per stare in contatto con gli amici ma al riparo dai persuasori occulti? E che diranno gli azionisti? Per il web e i social si apre una nuova interessantissima fase storica.



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