Nel M5s c'è chi pensa a un referendum sulla Tav

Il no alla Torino-Lione è una delle battaglie storiche del partito ma c'è il rischio di rafforzare la percezione della Lega come ala propositiva del governo. Come se ne esce?

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"Noi abbiamo la bandiera No Tav nella sala dei gruppi, come facciamo a dire di siì?". L'Alta Velocità Torino-Lione resta un argomento sul tavolo del Movimento 5 Stelle, soprattutto ora che il premier Giuseppe Conte ha deciso di incontrare gli imprenditori favorevoli alla Tav il 5 dicembre e che si avvicina la data, l'8 dicembre, della manifestazione di chi si oppone alla realizzazione dell'infrastruttura.

La posizione pentastellata resta ovviamente sempre molto critica, ma anche tra i vertici M5s ci si interroga sul da farsi. Il punto fermo resta la relazione costi-benefici, ma l'obiettivo è quello di ricercare non in tempi lunghi, una exit strategy per evitare di finire nell'angolo, soprattutto dopo la pressione della Lega che insiste sul sì alla Tav.

"La Lega - riflette uno dei big pentastellati - ha fatto la mossa del sì agli inceneritori in Campania solo per confinarci nel partito del No e far vedere che siamo noi quelli a bloccare le infrastrutture mentre loro solo l'ala propositiva del governo". Ecco il motivo per cui nel Movimento c'è fibrillazione sul tema della Torino-Lione. E c'è chi non esclude la strada del referendum: da tenere sul territorio interessato (Torino e Val di Susa) o addirittura allargato a livello nazionale. In questo secondo caso non ci sarebbero gli strumenti adatti per agire in quanto occorrerebbe aspettare il lavoro delle commissioni Affari costituzionali sui referendum di iniziativa popolare. 

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"Tutti noi - ragiona un altro esponente di primo piano del Movimento 5 Stelle - siamo contrari alla Tav, ma c'è da considerare anche che i tempi sono cambiati sia per quanto riguarda la differenza tra il progetto iniziale e quello attuale sia perché ci rendiamo conto che c'è un consenso crescente nel Paese e delle pressioni molto forti".

Pubblicamente la linea è quella di attendere la relazione sui costi-benefici ma non tutti vedono con risvolti negativi l'ipotesi di ricorrere ad uno strumento di democrazia diretta. Su questa opzione Di Maio non ha mai aperto, anzi c'è chi sostiene che possa temerla, ma sotto traccia c'è anche la linea di chi preferirebbe in ogni caso dialogare per trovare una soluzione. Sulla linea del confronto si è attestato il premier Conte anche se l'ala 'oltranzista' non intenderebbe trattare proprio perché il No alla Tav è considerato uno dei cavalli di battaglia del Movimento.



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