Tenuta o sconfitta? Ecco i numeri che per il Pd faranno la differenza

L'attenzione di molti osservatori è attirata dal numeretto percentuale che affiancherà il simbolo del Pd. E parallelamente c'è chi tifa per un tracollo del Pd e chi invece spera in un sostanziale tenuta

Tenuta o sconfitta? Ecco i numeri che per il Pd faranno la differenza
  Foto: Ravaglifoto
 Matteo Renzi

C'è un risultato elettorale che attirerà l'attenzione più di altri. Oltre al dato del centrodestra e del M5s, in realtà l'attenzione di molti osservatori è attirata dal numeretto percentuale che affiancherà il simbolo del Pd. E parallelamente c'è chi tifa per un tracollo del Pd e chi invece spera in un sostanziale tenuta.

La soglia che definirà se sarà stata sconfitta o vittoria, o quantomeno pareggio, è difficile da stabilire. Ovviamente siamo ben lontani dal 40,8% delle europee del 2014: c’è chi pone come obiettivo per parlare di tenuta il 25,4% raggiunto da Pierluigi Bersani alle elezioni del 2013, chi invece accetta una soglia più bassa, fino al 22%, ricordando che nel frattempo c’è stata la scissione.

Se il Pd crollasse sotto tale asticella, gli avversari interni rialzerebbero la testa, ma il partito difficilmente potrebbe ambire a giocare da protagonista la partita del governo che si aprirà il 5 marzo.

Matteo Renzi ha già sgombrato il campo da un tema centrale: la sua permanenza alla guida del partito. “Non ci sarà nessun mio passo indietro” in caso di sconfitta ha messo in chiaro lunedì. Non tutti credono che un eventuale disastro elettorale potrebbe risparmiare le sorti personali del segretario, qualcuno nel partito forse tifa anche per un suo esilio a Firenze. Fatto sta che per ora Renzi resta in sella. Ma dopo il voto si aprirà una partita a scacchi che non si esaurirà in poche mosse.

Forza Italia e Silvio Berlusconi hanno sperato e ancora sperano che il Pd non scenda sotto il 25%. Al di là del risultato del centrodestra, infatti il Cavaliere se proprio non preferirebbe un’alleanza con i dem invece che con Matteo Salvini, di certo sarebbe rassicurato dalla presenza di una possibile alternativa in caso di frizioni interne alla coalizione.

Proprio per questo, invece, Matteo Salvini sa che solo un basso risultato del Pd gli assicurerebbe di non vedere messo in discussione il suo ruolo di azionista forte di un eventuale governo di centroedstra.

Leu, ovviamente, spera che il Pd a trazione renziana non ottenga un buon risultato perché confida che l’attuale segretario venga estromesso e si possa così ricominciare un dialogo nel centrosinistra.

E anche Luigi Di Maio spera in un calo del Pd. Consapevole che con ogni probabilità non raggiungerà la maggioranza assoluta da solo, ha messo in conto di dover rompere la pregiudiziale anti-alleanze dei primi anni duri e puri del Movimento. Ma sa che solo alcuni partiti potrebbero accettare l’idea di un’alleanza con i grillini e per questo ha già spiegato ai suoi che attende un calo del Pd e la fine della segreteria Renzi per poter avviare un dialogo con i democratici in vista della possibile nascita di un governo di larghe intese.

Ecco dunque perché, tra i tanti elementi che dovremo controllare appena si sapranno i risultati del voto, sarà fondamentale anche misurare il risultato del Pd: molti scenari e molti equilibri a destra come a sinistra potrebbero dipendere da quello. 



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