Salvini e Di Maio cercano acqua da gettare sul fuoco prima che sia tardi

Martedì in Consiglio dei ministri arriva il decreto Crescita, i cui punti in sospeso minacciano, sulla carta, di peggiorare ulteriormente il clima nella maggioranza. Ma Lega e M5s sanno bene che l'Italia non può permettersi una crisi in questo momento. E il Quirinale lo sa ancora meglio

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Antonio Serranò / Agf
Luigi Di Maio e Matteo salvini

Occhi puntati sulla riunione del consiglio dei ministri di martedì che avrà all'ordine del giorno il decreto crescita e in particolare il provvedimento cosiddetto 'salva-Roma', al centro di un braccio di ferro in maggioranza. Ma già si parla di un tentativo di mediazione in corso tra Lega e M5s, mentre prosegue lo scontro sul caso Siri. Sul 'salva-Roma' l'ipotesi a cui si starebbe lavorando prevede l'estensione di un ombrello di agevolazioni a tutti i grandi comuni. Ma le frizioni non si limitano a questo, e si allargano alla posizione del sottosegretario Armando Siri, su cui il M5s chiede alla Lega "un chiarimento". 

Eppure, dopo le scintille dei giorni scorsi, tutti cercano di gettare acqua sul fuoco. "Mi auguro che qualcuno non voglia far saltare il tavolo per interessi di partito, io non ho intenzione né di andare a votare prima del previsto, né di tornare al passato" ha assicurato Matteo Salvini. E dal M5s ha risposto Manlio Di Stefano: "Anche solo parlare di crisi è da irresponsabili, il paese ha bisogno di un governo che lavori e vada avanti".

Certo, "la Lega deve fare chiarezza sul ruolo del sottosegretario Siri perché chi ha incarichi pubblici deve essere al di sopra di ogni sospetto e anche sulla nomina del figlio di Arata, perché non possiamo dare l'immagine di un governo di amici e parenti". Ma di crisi per ora non vuol sentire parlare nessuno.

Un calendario difficile

Anche perché tutti hanno davanti agli occhi il calendario e sono consapevoli che una crisi di governo aperta senza calcolare bene i tempi potrebbe creare problemi al Paese. Una consapevolezza di cui è primo interprete il Quirinale, che osserva la situazione, attraverso i suoi sensori, si prepara a settimane calde e non esclude nessuna opzione ma non può non augurarsi che si affronti ogni passaggio avendo responsabilmente ben presenti le necessità e gli impegni del Paese. 

La prima giornata più lunga sarà quella di martedì, quando si avrà il primo banco di prova delle reali intenzioni della maggioranza. Le fibrillazioni potrebbero rientrare o giungere fino alle estreme conseguenze. E calendario alla mano, tutti valutano le diverse opzioni sul tavolo in base ai diversi scenari. Se il clima si raffreddasse, si potrebbe procedere con i provvedimenti in cantiere. Altrimenti si potrebbe giungere a una crisi dagli esiti incerti.

Se infatti il governo cadesse la prossima settimana, in base al calendario che è ben presente a tutti i partiti, si potrebbe votare solo ai primi di luglio, eventualità mai verificatasi finora. Se invece si scavallasse l'estate, il nuovo governo sarebbe in carica a pochi giorni dalla scadenza del varo della manovra 2020 che si preannuncia non certo leggera e che dovrà essere non solo approvata ma, nei mesi successivi, interpretata e attuata da un governo politico saldo in sella.

Oltra a ciò, subito dopo le elezioni europee, ci saranno da rinnovare la commissione europea e le alte cariche comunitarie tra cui la presidenza della Bce e si tratterà di una trattativa per cui servirà, di nuovo, un governo saldo e unito. Insomma, tutti passaggi delicati per cui sarebbe necessario avere una maggioranza con le idee chiare, ed è proprio quanto le istituzioni si augurano che si registri dopo le elezioni europee, con scelte limpide e di lungo periodo da parte dei principali leader, una volta depositata la polvere della campagna elettorale.



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