Nell'aggressione a Marina Abramovic non c'è proprio nulla di artistico

L'uomo che ha spaccato un quadro in testa all'artista serba si definisce un artista, ma nel suo gesto c'è solo violenza insensata 

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 La performance di Marina Abramovic 'The artist is present' al Moma di New York nel 2010

Non si fa. Il gesto è riprovevole e si potrebbe chiudere qui. Però vale forse la pena sottolineare che l’atto compiuto a Palazzo Strozzi ai danni di Marina Abramović è il classico esempio di superamento di quella linea - che pensiamo chiara, ma che evidentemente non lo è - che separa l’arte dalla cialtroneria, dalla volgarità o peggio dalla violenza insensata.

Nella mente opaca di chi ha compiuto il gesto a Firenze probabilmente c’era l’idea di provocare la grande provocatrice, di sfidare colei che ha sfidato migliaia di spettatori in tutto il mondo, di fare il proprio gesto “artistico” con la Abramović. Ma non è stato così. 

Viene allora da pensare ad altri gesti, quelli veramente artistici. Ad esempio Venezia, all’interno dell’Arsenale, durante la Biennale d’Arte di qualche anno fa. Marina Abramović è al centro della sala seduta a un tavolo. Intorno a lei persone in silenzio che la osservano. A turno una persona esce dal gruppo, si siede di fronte a lei e aggancia il suo sguardo.

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Daniel Zuchnik / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP
 
 Marina Abramovic

Nella performance “The Artist is present” è proprio qui il momento artistico: la sfida a sostenere lo sguardo immobile dell’artista e la reazione della persona che la osserva.
Nella performance art, di cui Marina Abramović si dichiara veterana, ciò che agisce è l’energia di un corpo, di uno sguardo, di un singolo gesto o di movimenti,  che generano una tensione emotiva grazie al coinvolgimento degli spettatori. 

Ciò che nasce nell’episodio artistico, per sua natura, varia sempre e l’elemento della sorpresa è ciò di cui esso si nutre. 

Spesso le performances dell’artista serba hanno spinto molto avanti il limite dell’azione esponendo il suo corpo a esibizioni e atti estremi che sicuramente hanno rotto schemi e convenzioni culturali. Altre volte le performances hanno agito invece  sommessamente, toccato corde profonde e commosso. Sempre però hanno spinto a pensare, a riflettere.

Questo è quello che deve compiere l’arte, anche nei casi in cui ciò che osserviamo non ci piace o non ci coinvolge. Nell’atto di spaccare una tela in testa alla Abramović invece c’è solo stoltezza che va dimenticata. 
 



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