Mosul un anno dopo

Ancora migliaia gli sfollati in mezzo alle macerie, a interi quartieri disseminati di ordigni inesplosi. Il ritorno a una vita normale sembra un miraggio
 

Mosul un anno dopo

Mosul un anno dopo. A dodici mesi dall’offensiva che strappò la città dal controllo dell’ISIS, la situazione umanitaria resta ancora gravissima. Ciò che si palesa di fronte agli occhi è lo skyline di una città devastata. Sono ancora migliaia gli abitanti che non possono tornare a casa. 
 
Sfollati a cui è toccata la stessa sorte di altri 2 milioni di iracheni che non hanno più un tetto sulla testa. La città vecchia, che prima della guerra era brulicante e densamente popolata, è stata tra le zone più colpite e ora è un campo disseminato di ordigni, dove tutt’ora manca l’acqua corrente. Tante famiglie raccontano ancora di aver paura anche solo a girare per la città, ad avvicinarsi alle abitazioni.

L’acqua corrente, l’elettricità, il ritorno ad una vita normale rimangono un miraggio lontano. Più di 3.000 tra scuole, case e negozi sono stati distrutti e le reti idriche sono rimaste danneggiate, in quella che in Iraq rappresenta una delle più drammatiche battaglie della storia recente.

La ricostruzione della seconda città dell’Iraq è ripartita, ma procede lentamente e a farne le spese sono le persone più vulnerabili, che durante la guerra hanno perso tutto: donne e uomini che devono superare il trauma della guerra e la cui libertà è stata fortemente limitata, i bambini e i ragazzi che hanno già perso anni di studi.

Mosul un anno dopo

Affinché ci sia stabilità e pace in Iraq, per prima cosa tutti devono poter tornare nelle proprie case o costruirne di nuove, riconnettersi con la società, trovando un motivo, una spinta per contribuire a rifondare il proprio Paese.

Perché il ritorno a una vita normale non rimanga un miraggio è però necessario che la comunità internazionale, assieme alle autorità irachene e alle comunità locali, intervenga al più presto per sostenere la ricostruzione e i progetti di riduzione della povertà a Mosul e in tutto l’Iraq, soprattutto verso le famiglie vulnerabili.

La risposta di Oxfam

Oxfam lavora a Mosul dal 2016, da quando le prime zone della città sono state sottratte all’ISIS, per garantire un futuro alla popolazione, portare acqua potabile nelle case, permettere che i bambini possano tornare a scuola. In particolare nella città vecchia sta intervenendo per riparare le condutture idriche, con l’obiettivo di ridare acqua corrente e potabile alle 130 mila persone che hanno già fatto ritorno. Un intervento ancor più vitale in estate, quando si raggiungono temperature oltre i 45 gradi.

Si può sostenere la risposta di Oxfam QUI.
 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it