C'è una grande opera pubblica di cui nessuno vuole parlare, nemmeno sotto elezioni 

Sul deposito di scorie nucleari si continua a rinviare una decisione. Eppure è una struttura indispensabile 

C'è una grande opera pubblica di cui nessuno vuole parlare, nemmeno sotto elezioni 
STEFAN SAUER / DPA 
 Scorie radioattive

Quando si parla di grandi investimenti infrastrutturali nazionali per riavviare l’economia mai una volta che venga nominato il Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi. Come non considerare un grande opera di pubblica utilità il progetto da 1,5 miliardi dove stoccare in sicurezza per i prossimi 300 anni i 90mila metri cubi di rifiuti di alta e bassa radioattività prodotti in Italia?

Il deposito non è solo imprescindibile per chiudere il ciclo di smantellamento delle centrali nucleare ma è indispensabile per smaltire i rifiuti sanitari; i materiali radioattivi usati in diversi processi industriali; i radioisotopi usati nella ricerca biomolecolare così come ambientale.

Il deposito è anche un obbligo di legge che risale al 2010. E’ un impegno tralasciato che ci colloca tra gli ultimi stati europei inadempienti e ha fatto scattare l’ennesima procedura d’infrazione. Nel frattempo a palazzo Chigi i governi si sono succeduti dribblando la questione perché notoriamente non è mai il momento opportuno per pubblicare la carta dei siti potenzialmente idonei ad ospitare il deposito nota con l’acronimo CNAPI.

Tale è la paranoia della politica su questo argomento che, nell’estate 2015, si è perfino arrivati a fare nottetempo una clamorosa retromarcia dopo pubblici annunci e una costosa e discutibile campagna spot per il deposito nazionale. La carta è stata prontamente ri secretata nella cassaforte del ministero.

A squarciare la cappa di imbarazzato silenzio o peggio, di fantasiose illazioni che accompagnano la misteriosa carta è toccato al nuovo ministro dello sviluppo, Carlo Calenda, che nell’estate 2016 aveva pubblicamente preso l’impegno di pubblicarla a conclusione della Valutazione Ambientale Strategica del programma nazionale di gestione del combustibile e dei rifiuti radioattivi il quale è condizionato quasi interamente dalla realizzazione del deposito. 

Lo scorso 12 dicembre, la commissione Via/VAS ha espresso il proprio parere accogliendo diverse delle 288 osservazioni raccolte nel corso degli oltre 3 mesi di consultazione pubblica. Qualche settimana si è persa per i rimpalli tra ministero dell’ambiente e quello dei beni culturali a cui è richiesto un parere che licenzia lo scorso 2 febbraio. Nel frattempo, interpellato sui social, Carlo Calenda ribadisce che la carta sarà divulgata prima delle elezioni. Meno 8 giorni.

A rigore di logica il ministro non viene meno alla parola data, si attiene alla condizione sospensiva da lui fissata, ossia la conclusione della procedura Vas del programma nazionale di gestione dei rifiuti radioattivi. Ancora oggi sul sito del ministero dell’ambiente, si legge che il provvedimento è alla firma dei ministri. Da 15 giorni il dossier è sulla scrivania di Gian Luca Galletti. Seppellito più profondamente che in un deposito geologico.

Va ricordato che lo scorso 5 febbraio, la Corte dei Conti ha trasmesso al Parlamento la relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della Sogin (Società gestione impianti nucleari s.p.a) per l’esercizio 2016, dove dal 25 luglio del 2016 si è insediato un nuovo consiglio di amministrazione, con l’avvento del quale sono cessati i contrasti fra gli organi di amministrazione della stessa società, dei quali aveva riferito la stessa Corte nella Relazione riguardante la gestione 2015, che avevano costituito, sotto diversi profili, un serio ostacolo ad una gestione efficiente.

È inoltre noto e facilmente verificabile che la Sogin ha ben continuato le sue attività nel 2017 e che ha concluso tutti i compiti di suo dovere in riferimento al Deposito unico delle scorie nucleari.

Insomma il potere politico non ha più alcuna scusa per rimandare ancora una volta la soluzione di un problema tecnicamente risolvibile senza particolari difficoltà.



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