Fin dove si possono spingere gli influencer? Cosa ci insegna il caso Logan Paul

Il 17% dei ragazzi delle scuole superiori ha provato a fare video imitando i prorpi youtuber preferiti. E i genitori nemmeno sanno cosa sono. Forse è il momento di darsi delle regole

Fin dove si possono spingere gli influencer? Cosa ci insegna il caso Logan Paul

Logan Paul, uno degli youtubers più seguiti con circa 15 milioni di follower, ha sollevato non poche polemiche e scalpore per aver pubblicato un video in rete, definito da lui stesso “unico nella storia degli youtubers” in cui riprende il corpo di un ragazzo esanime, che si è tolto la vita appendendosi ad un albero con una corda intorno al collo.

Il video “incriminato” è stato girato con un gruppo di suoi amici all’interno di una foresta, tragicamente famosa in Giappone per l’alto tasso di suicidi, e sta facendo parlare molto, proprio perché in poche ore ha raggiunto milioni di visualizzazioni e condivisioni, andando a toccare la sensibilità di molti, che si sono ritrovati di fronte a scene macabre, che non si sarebbero mai volute vedere. Successivamente, il video è stato cancellato dall’artefice, ma era ormai troppo tardi, perché il video era già stato scaricato e ricondiviso da migliaia di utenti, diventando virale e facendo il giro del mondo in pochissimo tempo.

A quanto pare, pur di mantenere la propria popolarità, non ci si ferma più davanti a nulla, si condivide ogni cosa, senza riflettere e soprattuto senza pensare minimamente alle conseguenze delle proprie azioni e all’impatto che certi contenuti possono avere, calcolando l’influenza che questi personaggi hanno sui più giovani.

Ormai anche la morte dà spettacolo sul web

In un’epoca in cui azioni e relazioni sono ormai tecno-mediate, in cui il concetto di privacy e intimità è diventato condiviso, sembra quasi scontato utilizzare la tecnologia per filmare e riprendere qualsiasi cosa. C’è una spettacolarizzazione di tutto, a quanto pare anche della morte, perché potenzialmente tutto può diventare contenuto di un video o di un post da condividere sul web. Malati di popolarità, senza limiti e senza vergogna, senza essere capaci di pensare, senza porsi una domanda del tipo “se ci fossi io al suo posto?”.

Sembra si sia persa del tutto la capacità di mettersi nei panni dell’altro, ma dove andremo a finire se non si riesce neanche più a rispettare una persona che muore e tutti i suoi affetti che si trovano quelle immagini buttate in rete?

Attenzione alla  Youtuber-mania

Un fenomeno sempre più diffuso sono gli youtuber, che in pochi anni hanno riscosso popolarità e successo soprattutto tra i bambini e gli adolescenti che seguono i loro video quotidianamente, visualizzazione dopo visualizzazione, entrando nelle loro vite e suscitando un attaccamento quasi morboso nei loro confronti.

Vengono considerati idoli assoluti e questi personaggi diventano per loro un punto di riferimento e un esempio da seguire, applicando alla lettera i loro consigli, imitando i loro atteggiamenti e le loro battute che diventano dei veri e propri tormentoni.

Quali sono i numeri?

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, il 17% dei ragazzi delle scuole superiori ha provato a fare dei video imitando i propri youtuber preferiti, contro una percentuale nettamente più alta che si aggira intorno al 32% nei ragazzi che frequentano le scuole medie. Il desiderio più grande sembra essere quello di seguire il loro stesso percorso, ovvero di diventare ricchi, famosi e popolari, facendo un lavoro divertente e che apparentemente non costi impegno e fatica: infatti, più di 4 adolescenti su 10 vorrebbe diventare uno youtuber di successo, mentre il dato aumenta alle medie, in cui più di 6 preadolescenti su 10 desidererebbero diventarlo.

Questi dati aprono una riflessione importante su quanto questo fenomeno sia entrato ormai nel loro immaginario e di quanto venga fortemente idealizzato, soprattutto dai più piccoli che sono praticamente cresciuti a pane e Youtube.

La responsabilità degli Youtubers

Gli youtubers rientrano nella categoria degli influencer, chiamati in questo modo proprio per il potere e la capacità di influenzare le masse, di condizionare le scelte, i comportamenti e le menti soprattutto di bambini e adolescenti che crescono assuefatti dai loro video: dovrebbero avere nei confronti del loro pubblico dei doveri e delle responsabilità, ma in molti casi, sembra che pensino solo al successo, a far parlare di sé, ai like e alle condivisioni, senza rendersi conto del peso che hanno e di quanto i messaggi che mandano hanno un ruolo “educativo” o diseducativo, per chi li segue.

Non bisogna dimenticare poi che tanti genitori non hanno neanche idea di quello che guardano i figli in rete e tendono a sottovalutare l’influenza che possono avere certi contenuti sulle menti di bambini e ragazzi. Non si può non essere a conoscenza di ciò che vedono e fanno, bisogna filtrare tutti i contenuti, perché non avendo ancora una capacità critica sviluppata, sono influenzabili e condizionabili.

E’ fondamentale, dunque, lavorare seriamente su questi aspetti, senza demonizzare gli youtubers ma piuttosto inglobandoli nella formazione e negli eventi educativi utilizzando contenuti che insegnino qualcosa di positivo, facendo leva sul fatto che migliaia di bambini e ragazzi li seguono e ascoltano i loro consigli.

Per tale ragione è arrivata l’ora che si regolamentino i contenuti che vengono pubblicati in rete, che non è vero che sul web tutto è concesso e che ognuno si assuma le proprie responsabilità perché non è più possibile arrivare a tanto e trovarsi senza alcuna forma di tutela di fronte a volgarità, parolacce, suicidi e a contenuti violenti di ogni genere, che invadono la psiche dei più piccoli ancora in crescita e certamente più vulnerabile.



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