Il governo indiano vuole nominare un ministro delle mucche

La decisione fa discutere il Paese. Ma il presidente Modi vuole mantenere la promessa elettorale

Il governo indiano vuole nominare un ministro delle mucche
Prakash SINGH / AFP

Il Primo Ministro indiano, Narendra Modi, sembra più intenzionato a passare alla storia per le sue bizzarre idee che per le riforme nel paese di Gandhi. Dopo la contestata demonetizzazione e le sue continue posizioni sull’India per gli induisti, l’ex capo del governo dello stato del Gujarat, ha annunciato di voler istituire un ministero per le mucche, scatenando polemiche dentro e fuori l’India.

L’annuncio è stato dato da Amit Shah, presidente nazionale del BJP, il partito nazionalista hindu a cui appartiene Modi, durante una conferenza stampa a Lucknow, nello stato indiano dell’Uttar Pradesh. E la scelta del luogo per fare questo annuncio non è parsa casuale: il primo Ministro dell’Uttar Pradesh, Yogi Adityanath, è nel Paese uno dei principali fautori della protezione delle mucche, animali considerati sacri. L’istituzione del ministero per le mucche rispetterebbe una promessa che Modi aveva già fatto all’elettorato in campagna elettorale quando aveva più volte parlato della necessità di tutelare questi animali, non solo in chiave religiosa induista, ma anche in funzione di questioni collegate alla sanità e alla salute pubblica.

A chi (e perché) è venuta l'idea

La richiesta di istituire il Ministero è stata fatta dal Vishwa Hindu Parishad (Vhp), una organizzazione induista radicale, che persegue l’ortodossia hindu. Uno dei responsabili del Vhp ha motivato la richiesta, durante una intervista ad alcuni quotidiani indiani, con la necessità di vietare la macellazione, il consumo e la vendita di carne bovina, proteggendo questa specie di animali, a rischio estinzione. Sembra infatti che alcune razze di mucca, tipicamente indiane, stiano scomparendo. Ma se da un lato l’iniziativa del premier appare lodevole o quantomeno sensata ai suoi sostenitori e a gran parte dell’elettorato induista, molti sono gli scettici. E specie sulla stampa internazionale non manca chi, anche con una punta di ironia, evidenzia come in un Paese particolare come l’India sarebbero ben altre le questioni di cui occuparsi in via prioritaria: mancanza di infrastrutture, disparità sociali, tensioni sociali, povertà, problemi sanitari, e chi più ne ha più ne metta.

La questione bovina che nasconde altre tensioni

In nome delle mucche, si legge anche in alcune analisi critiche, il governo indiano di fatto autorizza il dilagare delle tensioni e spesso degli scontri violenti tra la comunità hindu e quella musulmana. Nonostante Modi sbandieri la volontà di promuovere una convivenza pacifica tra le varie etnie religiose, i suoi provvedimenti dicono altro. A maggio scorso il premier emanò una ordinanza con la quale vietava la macellazione e il consumo di carne bovina. Il primo ministro indiano più di una volta è stato accusato di sentimenti anti islamici. In passato è stato anche avvicinato a scontri tra comunità hindu e musulmani che hanno portato alla morte di questi ultimi ed è considerato un profeta dell’hindutva, il nazionalismo induista. Ma in India, Paese a prevalenza induista dove però vive anche una larga comunità musulmana, a consumare la carne e a lavorare nell’industria del pellame sono proprio i musulmani.

Per settimane gli scontri tra le due comunità, nelle principali città indiane, sono stati continui e violenti, provocando anche alcune vittime. La sensazione, ormai avvertita da molti, è che Modi intenda sempre di più proiettare il Paese verso una visione indu-centrica. E l’istituzione di un ministero delle mucche si iscrive bene in questo contesto. Il governo indiano, dal canto suo, respinge le accuse, segnalando come la protezione di questi animali risponda a esigenze diverse, e non solo a una forma di rispetto di tipo religioso per un animale considerato sacro. Nelle grandi città soprattutto le mucche vagano per le strade, si nutrono di quello che trovano, ingerendo anche plastica o materiali dannosi. Spesso di ammalano e rappresentano un rischio per la comunità, divenendo veicolo di malattie. Di recente alcune organizzazioni religiose hanno creato dei luoghi di ricovero, i Gaushala, dove raccolgono gli animali malati o senza padrone, per accudirli e toglierli dalla strada.

La verità sta nel mezzo. Anche stavolta

Come spesso accade dunque, la verità e il giusto sta nel mezzo. Tanto più che persino la costituzione indiana all’articolo 48, tutela questi animali, vietandone la macellazione e prevedendo sanzioni, anche severe, in caso di violazione. L’articolo è stato scritto nel 1949 i un paese rurale che stava nascendo come democrazia e l’intento di Bhimrao Ramji Ambedkar, il giurista che scrisse la costituzione indiana, non era tanto quella di tutelare un credo religioso, ma di tutelare gli allevatori indiani. In un Paese ancora altamente agricolo, la mucca, oggi come millenni addietro, rappresenta un importante forma di guadagno e sussistenza non solo per il latte e derivati, ma anche per l’aratura. Ucciderla significa rinunciare a questo. Inoltre, con le alte temperature e l’assenza di elettricità (oggi) nelle zone rurali che si traduce nell’assenza della conservazione in freddo, è impensabile tenere la tanta carne ricavata dalla macellazione della mucca a lungo. In un Paese che mira ad avere un ruolo centrale nello scenario internazionale e di sedere al fianco “dei grandi del pianeta” avendo voce in capitolo, alcune contraddizioni effettivamente appaiono stridenti. Uccidere una mucca in India può determinare una condanna da 5 a 14 anni (a seconda degli Stati) laddove uccidere una persona durante un incidente stradale per guida pericolosa, ad esempio, comporta una pena non superiore ai due anni. 



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