Cosa vuol dire innovare davvero il cibo che mangiamo, senza farsi fregare 

E sei hastag che indicano il futuro della produzione agricola 

Cosa vuol dire innovare davvero il cibo che mangiamo, senza farsi fregare 

Le sfide all’accesso al cibo nel prossimo futuro riguardano tutto il pianeta. E molto probabilmente gli sforzi messi in campo dalla comunità internazionale non devono concentrarsi solo sull’aumento della capacità produttiva ma alla complessiva revisione dell’attuale modello di food system globale.

I temi del cibo servono a recuperare nell'infosfera il senso della realtà

Per quelli come me che da sempre si muovono in ambienti spesso ormai troppo chiusi ed autoreferenziali legati alle tecnologie, agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, allo studio dei bigdata nell’infosfera, si pone l’imperativo di recuperare il senso della realtà e di capire come tutte queste innovazioni possano sostenere il caro vecchio progetto di una “pace perpetua”, contaminandosi con le sfide del contemporaneo, mettendo finalmente in atto un’etica della rete basata su meccanismi di solidarietà trasversali a razze, nazionalità e generi. Un’etica della moltitudine adeguata ad armonizzarsi con la complessità aumentata in cui siamo immersi.

Solo in questa ottica credo abbia senso parlare/pensare/fare di innovazione per quel che riguarda quel bisogno fondamentale che è alla base di ogni costruzione relazionale sul piano culturale, sul piano economico, sul piano ambientale, sul piano sociale: il cibo.

La domanda che mi ha tormentato in questi anni è: cosa posso fare per contribuire con reti e conoscenze a processi evolutivi virtuosi che sostengano una vera innovazione del food system?

L'innovazione è uscita dalla meraviglia ingenua e si occupa di cose concrete

Molto probabilmente per andare avanti è necessario spesso ritornare indietro a recuperare pezzi che abbiamo perso rincorrendo un progetto di futuro che da anni non sembra più reggere. È  urgente fare uno sforzo immaginativo di aumentata complessità che non ci faccia più incantare di fronte alle “grandezze” dell’ultimo gadget tecnologico. Non so a cosa realmente possa servire e che reali problemi possa risolvere una stampante 3D che fa le pizze o i biscottini.  È il tempo di utilizzare le potenzialità della tecnologie per far si che la produzione di cibo torni ad essere un’attività che sappia tenere insieme esigenze ambientali, sostenibilità economica e responsabilità sociali.

Cosa vuol dire innovare davvero il cibo che mangiamo, senza farsi fregare 

In questi ultimi anni di ricerca l’abbiamo definita un’economia rurale orientata al societing,  una rural social innovation. Pensando che per come è fatto il nostro paese, con le sue aree interne e le sue infinite biodiversità, il sistema troverà il suo equilibrio passando a una logica partecipativa nella distribuzione del valore aggiunto tra tutti gli stakeholder valorizzando le dimensioni materiali e immateriali delle culture e delle comunità locali.

Il cibo non può e non deve essere solo una questione di mercato

E’ necessario quindi non lasciare in mano solo alle logiche del mercato la produzione di cibo mettendo in essere meccanismi aperti e partecipativi che mettano al centro della riflessione tutta la filiera produttiva dell’alimentazione. Il cibo non può più essere un semplice escamotage che viene utilizzato da altri settori, come la logistica, il branding e la finanza, per generare valore economico. È molto di più e su questo credo siamo tutti d’accordo e non vale la pena né ho la titolarità per spenderci altre parole.

Per dare un contributo in questo senso parte oggi questo spazio: una palestra che ha bisogno del contributo di tutti quelli che si sentono di poter condividere un’idea, un progetto, una pratica, una soluzione. Una palestra per provare a re-immaginare il futuro del cibo con nuove proposte che, integrando il digitale e le nuove tecnologie, recuperino i saperi, vecchi e nuovi, tenendo insieme esigenze globali e sovranità alimentare.

Cosa abbiamo fatto con Rural Hack

Con i giovani ricercatori del  progetto di ricerca Rural Hack  (di cui vi parlerò più dettagliatamente a breve) abbiamo avuto il piacere di seguire diversi eventi dedicati a cibo e innovazione durante i giorni scorsi ed è bello assistere ad una consapevolezza sempre maggiore che ogni discorso sul Cibo, contemporaneo o del futuro, non possa essere ridotto a pura mercificazione.

Cosa vuol dire innovare davvero il cibo che mangiamo, senza farsi fregare 

Abbiamo avuto l’onore di facilitare il lavoro del Villaggio delle Idee, un tour di 10 tappe per le principali città Italiane dove incontreremo 1000 giovani agricoltori per cercare di co-generare insieme un documento che stabilisca le linee di indirizzo rilevanti per le policy sul futuro del cibo.

Questo viaggio è partito da Milano dal Villaggio Coldiretti a piazza Castello dallo scorso 29 settembre fino al 1 ottobre dove con i primi 100 contadini/innovatori abbiamo co-generato 8 punti di discussione che saranno approfonditi nelle prossime tappe.

Nulla di nuovo direte. Infatti nulla di nuovo se non fosse che questa volta intorno al tavolo ci sono soprattutto coloro che il cibo lo producono. E non mi sembra poca cosa. Tutta questa orgia di chef, riviste e trasmissioni tv, tecnocrati e fantasisti del #foodporn credo abbia fatto il suo tempo. 

Il cibo, bene primario per la vita umana, non nasce dai fornelli ma dall’incontro tra la natura ed il lavoro dell’uomo. Un incontro che necessariamente deve tornare ad essere un momento di amore: #foodlove appunto !

All’Università di Siena per la MillenialsFest 2017 si sono incontrati i giovani della generazione Millenials per trattare proprio il tema della Fod Innovation. Nel favoloso borgo di Guardia Sanframondi, nei vigneti del Sannio, si è svolto invece #Sementia una manifestazione organizzata da SlowFood Campania dedicata alla diffusione della conoscenza dei grani antichi, ovvero quei grani su cui, nel corso degli ultimi anni, si sta rivolgendo l’attenzione di un numero sempre crescente di cittadini, media e operatori. I grani antichi rappresentano uno strumento efficace per lo sviluppo sostenibile delle piccole comunità locali, in particolare per quelle comunità per troppo tempo costrette ingiustamente a relegarsi in un’agricoltura marginale, resiliente, per non cedere ai tentacoli dei processi di industrializzazione senza alcuna etica ambientale.

Il lato 'buono' della genetica agraria

Un evento bellissimo dove si sono incontrati scienziati e comunità resilienti per affrontare discorsi complessi, che andassero aldila della retorica passatista. Alla fine si è concluso che forse è quasi il tempo di superare la musealizzazione dei “Grani Antichi” per cominciare a parlare di Grani del Futuro. Ma per far questo come dice  il gentista Salvatore Ceccarelli non si deve aver paura della genetica agraria, si tratta soltanto di capire di quale genetica agraria parliamo.

Cosa vuol dire innovare davvero il cibo che mangiamo, senza farsi fregare 

Ora, checchè ne dicano i talebani della nostalgia  viviamo in un tempo in cui la  proliferazione della tecnologia incorporata nel mondo che ci circonda, comprese le biotecnologie, crea opportunità per gli agricoltori e cittadini di preparare offerte in passato inimmaginabili. Nel prossimo futuro, continueremo a catturare e analizzare dati attraverso il sistema alimentare, distribuire risorse umane e materiali attraverso il coordinamento algoritmico e sviluppare una simbiosi con le macchine. Contemporaneamente, le tecnologie delle comunicazioni riformeranno i modi e le velocità con cui condividiamo le ricette, i rituali e i pasti alimentari. Queste capacità basate su tecnologie cloud e crowd apriranno possibilità per riorganizzare le relazioni con il nostro cibo, con i nostri corpi, con il nostro ambiente e con gli altri.

Non è il mio ruolo giudicare se questo è positivo o è negativo, ma devo prendere atto che è così e che se non ce ne occupiamo finirà che tecnologia e innovazioni varie continueremo a subirle per un bel po’ e forse non abbiamo più tempo da perdere. L’esperienza mi insegna che l'esistente è volto tutto in un'unica direzione (non a caso parliamo di UNIVERSO = unus + versus) , per questo dal canto mio mi occuperò in questo spazio (e non solo) di indagare come le tecnologie vanno addomesticate per gli scopi utili al benessere delle comunità.

In questa direzione tutti i commenti, i suggerimenti e le esperienze su come AI, big data , social data, robotica, etc… possano sostenere (o come siano perfettamente inutili) una agricoltura di qualità sono bene accetti. Tutto il resto sarà considerato offtopic con buona pace dei parvenue della vita bucolica e gli anarcochic del biologico tout court.

Dal lavoro di qualche anno abbiamo giocato a capire come poteva declinare i temi dell’innovazione sulle esigenze di un foodsystem sostenibile e per lo sviluppo delle aree rurali. Vi propongo alcuni #hashtag su cui stiamo lavorando da tempo e  su cui ci farà piacere ricevere vostri contributi per tenere viva la discussione.

#hackingfoodsystem: Il food come bene comune

Il cibo non come una commodity ma diventa un perno centrale delle attività umane. Quali sono gli approcci innovativi che consentono di rivedere i sistemi di produzione del cibo ed il senso dell'alimentazione in se come primo passo per un futuro sostenibile?

#nextfood: food tra tradizione e innovazione

Tutte le grandi tradizioni sono state delle grandi innovazioni. C'è possibilità di innovare nella filiera dell'agroalimentare senza mettere a rischio ulteriormente la salute. Come ci aiutano le nuove tecnologie?

#ruralsocinn: il cibo proviene dalla terra e non solo da un fornello

Dai foodblogger ai foodmaker: l'homo sapiens ritrova l'homo faber. Rimettere al centro il valore, tangibile ed intangibile, del cibo e la cultura necessaria alla sua produzione.

#smartrurality: food, innovazione ed infosfera

Dare connessione alle aree interne e rurali significa dare la possibilità di far introiettare nell'infosfera istanze autentiche di scelte di vita diverse operate dai giovani che hanno scelto di tornare alla terra. In questa ottica il digital storytelling fa diventare le aree interne e rurali elemento critico per ripensare la modernità: come andare oltre le dinamiche del #foodporn?

#openfood: cibo, trasparenza e bigdata

Nell'era dei Big Data ogni prodotto agroalimentare è un hub per milioni di informazioni che se ben gestite possono migliorare le condizioni ambientali, così come la salute del singolo cittadino. Chi e come controlla queste informazioni? Dall'esigenza di un'etichettatura trasparente alla blockchain, esiste la necessità di regolamentare i big data?

#ruralhack: agricoltura di precisione  in ottica DIY

Tenere insieme sia gli aspetti culturali che quelli tecnologici del rapporto tra Open Hardware e agricoltura e facilitare l’accesso alle tecnologie d’avanguardia a costi contenuti per consentire agli agricoltori, e non solo, di creare da soli infrastrutture e prodotti, acquisendo competenze e capacità, per diventare maker autonomi e autodeterminati. A cosa possono servire davvero AI, bigdata, robotica etc… per una agricoltura di qualità?

Questi saranno i temi sui quali me la sentirò di dialogare con voi in questo spazio. L’intento è quello di mettere a frutto le potenzialità e peculiarità delle esperienze innovative nel settore agroalimentare che  rappresentano il tentativo di conciliare il recupero di un’etica comunitaria, la ricerca delle proprie radici, le necessità evolutive globali, l’innovazione.

Noi oggi partiamo da qui. Voi che dite?

@Mantralex



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.
Se invece volete rivelare informazioni su questa o altre storie, potete scriverci su Italialeaks, piattaforma progettata per contattare la nostra redazione in modo completamente anonimo.