Regeni, Noury (Amnesty): "Verità ancora lontana" 

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Regeni, Noury (Amnesty): "Verità ancora lontana" 
 Da Milano a Roma, le piazze si riempiono per Regeni (foto dal profilo Facebook di Amnesty Matera)

La verità sulla morte di Giulio Regeni "è ancora lontana" e "il movente è nella caccia alle streghe allo straniero". Lo ha detto il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury all'Agi nella diretta web 'Viva l'Italia' nel primo anniversario della morte del ricercatore italiano ucciso la Cairo. "Sembra quasi che il massimo che si possa ottenere" dall'Egitto "è che sia coinvolto qualcuno con una divisa", ha aggiunto Noury ricordando che in Egitto ci sono "centinaia di persone scomparse, cosi' come accadeva in America Latina negli anni '70-'80".

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Agenzia Vista/Alexander Jakhnagiev - Agi

Un anno senza Giulio, cosa sappiamo 

Emerga la catena di comando o solo verità di comodo

 "Abbiamo abbastanza chiaro ciò che è accaduto prima della morte ma non ancora quello che è accaduto dopo", ha spiegato Noury. "Se la catena di comando non emerge e non arriva almeno al ministero dell'Interno, ci sarà sempre una verità di comodo" e non reale, ha aggiunto. A proposito dei numerosi punti ancora incerti, "in nove giorni - si è interrogato Noury - di quante persone c'è bisogno per trasferire una persona da un luogo all'altro di detenzione, per torturarlo in quel modo selvaggio e professionale, per ucciderlo, portare via il corpo e farlo ritrovare accidentalmente? Di tante persone. E quante persone poi hanno dovuto depistare o coprire?". Secondo il potavoce di Amnesty Italia il caso di Giulio Regeni "segue lo schema di migliaia di sparizioni, detenzioni segrete e torture selvagge". "La verità non è una cosa a tempo", ha detto il portavoce di Amnesty International Italia, esortando gli italiani a "continuare a chiederla".

 

 

 

Giulio simbolo per la società civile egiziana

In Egitto, ha spiegato il portavoce di Amnesty International Italia, "l"opinione pubblica è male informata, il cittadino medio non sa chi è Giulio Regeni, internet è controllata, c'è un clima di sorveglianza".  "La società  civile - ha aggiunto - cerca di respirare con una sorta di bavaglio infinito e per loro Giulio è di straordinaria importanza" perché "le organizzazioni di tutela dei diritti umani sono strangolate". 

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Dopo il ritiro dell'ambasciatore italiano troppo equilibrismo

Il gesto del governo italiano di ritirare l'ambasciatore dal Cairo è stato "forte" ed "è importante ma dopo hanno prevalso l'equilibrismo" e la volontà di avere "buoni rapporti con l'Egitto", ha detto Noury, secondo cui la collaborazione del governo egiziano è stata ed è "formale e al minimo indispensabile". "Si rimane fermi facendo gli equilibristi tra i due estremi, verità per Giulio da una parte e buoni rapporti con l'Egitto dall'altra", ha avvertito Noury. "Dopo il ritiro dell'ambasciatore - ha aggiunto - non c'è stato neanche più un provvedimento" da parte del governo italiano. Sulla collaborazione dell'Egitto e il recente annuncio di ricevere gli esperti italiani e tedeschi per analizzare le immagini delle telecamere a circuito chiuso, Noury ha ricordato che "è una cosa la la procura di Roma ha chiesto otto mesi fa, e dopo un anno dobbiamo solo sperare che ci sia ancora qualcosa". Per Noury l'Italia "non deve rimandare l'ambasciatore" al Cairo e deve cercare di "organizzare una pressione internazionale anche attivando i canali delle Nazioni Unite". Bisogna "far vedere che c'e' una preoccupazione verso l'Egitto sul tema dei diritti umani". 

 

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Basta inviare armi all'Egitto

Secondo Noury, è necessario "continuare a inviare segnali al Cairo per far capire che non siamo soddisfatti, nonostante i passi avanti di cui si parla". Nello specifico, il portavoce di Amnesty International Italia, suggerisce di "non mandare più armi all'Egitto": lo "abbiamo chiesto da tanto tempo. Sarebbe bene anche interrompere la cooperazione nel campo formazione della forze giudiziarie e di polizia e che data questa situazione che ormai conosciamo bene, non si continuino a rimandare indietro i migranti che arrivano dall'Egitto perché non abbiamo capito quando li rimandiamo indietro dove vanno a finire".

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L'incontro con Gentiloni

"Abbiamo scritto una settimana fa" al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni "chiedendo di essere ricevuti in questa giornata così tragicamente importante anche perché abbiamo alcune decine di migliaia di firme da consegnare. Confido che durante la giornata ci arrivi una risposta che a oggi non è arrivata", ha detto Riccardo Noury. 

Sul caso Regeni, il meglio dell'Italia

Infine una certezza: "Giulio Regeni ci ha reso migliori" perché "ha messo insieme le parti migliori dell'Italia", ha affermato Noury.