AGI - "Un'altra come te non c'è", canta Eros Ramazzotti. C'è un momento, a un certo punto della serata, in cui lo stadio Olimpico diventa un firmamento mobile. 42 mila persone alzano insieme i telefoni e le tribune con i flash si trasformano in un tappeto di luci tremolanti mentre parte "Un'emozione per sempre". È li', in quel respiro collettivo, che capisci perché Eros Ramazzotti continua a riempire le arene a oltre trent'anni dalla prima volta. Sai che è un artista capace di avere un arsenale di hit unico nel panorama della musica italiana. Perché anche i figli più giovani che sono con i loro genitori al concerto le conoscono tutte.
Eros Ramazzotti e il concerto a Roma
La scelta, ieri stasera, è stata insolita. Platea seduta, formato raccolto, niente sessantamila spettatori da stadio pieno fino all'ultimo spicchio di prato. Un concerto più intimo, quasi un invito a fermarsi e ascoltare, per un artista abituato ai grandi numeri. Funziona? In parte, ma è il pubblico forse a trattenersi troppo rispetto a un Eros che dona tutto se stesso. Si parte con "Taxi Story", e già dalle prime note è chiaro che la scaletta è una macchina da guerra costruita su un'unica regola: solo hit.
La scaletta
Venti canzoni, una dietro l'altra, senza quasi prendere fiato. "Quanto amore sei", "Un cuore con le ali", "I belong to you" scorrono come pagine di un diario condiviso, quelle melodie che conosci anche se non hai mai comprato un suo disco, perché sono entrate nelle radio di tutti. Eros parla poco, ma quando lo fa va dritto al cuore. Su "Adesso tu" - in cui lo stadio esplode di nuovo con un tappeto di luci - si ferma a ricordare la periferia dove è nato, Cinecittà, le strade da cui tutto è cominciato. Ha scelto Milano per vivere, dice, ma per Roma ha sempre parole d'amore. E quando attacca "Un'altra te", la dedica diventa esplicita: "Un'altra come Roma io non credo c'è". La platea si scioglie. "Una storia importante" che dà il nome al tour arriva con un trasporto che scatena il pubblico. Ma è nel finale che il concerto trova la sua scintilla maggiore. "Terra promessa" vede Eros donarsi anche fisicamente al suo pubblico scendendo nella platea, "Fuoco nel fuoco" diventa un karaoke collettivo con il testo che scorre sul maxi schermo. "Cose della vita" imperdibile come sempre. Le ultime quattro canzoni alzano la temperatura della serata.
Fuori programma
Poi c'è una sorpresa fuori programma. Eros canta "Un attimo di pace" che non era prevista in scaletta. Una concessione, un piccolo dono al pubblico di Roma. Eppure è qui che affiora la malinconia di chi conosce bene il suo repertorio: tra le venti canzoni manca tanto. Niente "L'aurora", niente "Parla con me", nessuna "Favola" e sparisce anche "Un angelo disteso al sole". Su un catalogo cosi' vasto, ogni scelta è anche una rinuncia, e qualche assenza pesa.Il vero rammarico, però, è un altro, e Eros lo gestisce con autoironia: "Vi saluta Ultimo che era alle prove e non è potuto venire" scherza, alludendo al duetto più atteso che non si è materializzato con il cantautore di San Basilio concentrato sulla preparazione al concerto evento di Tor Vergata del prossimo 4 luglio e che con lui aveva duettato anche a Sanremo. A San Siro c'erano stati Giorgia, Elisa, Max Pezzali. All'Olimpico, nessun ospite. La vera pecca è questa.
La chiusura
E poi "Più bella cosa". La chiusura perfetta. Eros invita i tecnici ad accendere le luci, vuole vedere lo stadio intero, ogni angolo illuminato. La canta con i suoi fan, lasciando che siano le quarantaduemila voci a portarla avanti. È il momento in cui un concerto fatto di sole hit rivela la sua natura: non un'esibizione, ma un'esperienza collettiva. Sono passate due ore. Nessun bis, nessun rientro a sorpresa, nessuna teatralità. Eros saluta e se ne va, com'è arrivato. Ma quando le luci si spengono e quarantaduemila telefoni si abbassano lentamente, nessuno scende le scale dell'Olimpico con la sensazione di essere stato deluso. Resta, sopra le tribune ormai buie, l'eco di quel cielo artificiale che si era acceso. Un firmamento di luci tenute in mano dalle persone, sospeso per qualche minuto sopra una città che Eros ha lasciato per amore di un'altra, ma che ancora chiama casa. E forse è proprio questo il senso di una serata cosi': l'esperienza vissuta, la prova che certe canzoni, certe voci, sanno ancora illuminare un'intera notte e sono eterne.