La carta Berrettini nel doppio di Davis era davvero quella giusta da giocare?

La carta Berrettini nel doppio di Davis era davvero quella giusta da giocare?

Dopo la sconfitta dell’Italia con il Canada sono tanti i dubbi sulla scelta di capitan Volandri 

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Berrettini, Fognini

AGI - Forza Italia, il prossimo anno andrà meglio”. La consolatoria sintesi della finale di Davis mancata, con la sconfitta del doppio azzurro Berrettini-Fognini  (7-6-7/5 per il Canada, che oggi contro l’Australia cerca la prima vittoria della vita) è di Paolo Bertolucci alla fine della sua telecronaca su Sky sport. Lo stesso Bertolucci che il giorno precedente, quando si parlava di un possibile miracolo relativo alla discesa in campo del Berrettini-tifoso di Malaga, aveva commentato: “Berrettini in campo? Fantascienza”.

E invece alla fine dell’incontro tra Musetti e Auger Aliassime, mezz’ora prima dell’inizio del doppio decisivo, quel film di fantascienza ha iniziato a diventare realtà con un colpo di scena da film giallo. Prima come possibilità sussurata dal direttore degli Internazionali d’Italia Sergio Palmieri in diretta Sky, e quindi ufficializzata: al fianco di Fognini non ci sarebbe stato il suo sodale di sempre Simone Bolelli, quello con cui aveva battuto gli Usa nei quarti (per non parlare del titolo agli Open d’Australia  nel 2015 ) e con cui forma una vera coppia di doppio, quella che in casi come questi fa la differenza.

“Alle prese con un problema al polpaccio” (come genericamente recita il comunicato post match della Federtennis)  Bolelli, che in effetti aveva giocato il doppio precedente con una fascia alla gamba sinistra , sarebbe stato sostituito da Matteo, che era stato tre ore sugli spalti a tifare Sonego battendosi la mano sul cuore.

Durante l’incontro di Musetti, sugli spalti, con la tuta della nazionale era però comparso Vincenzo Santopadre, il coach di Berrettini, che tornava in campo dopo un mese dall’Atp di Napoli, quando la fascite plantare lo aveva fermato in finale. Un mese di stop per un tennista top valgono dieci anni lontani dalla neve per uno sciatore della domenica, ma Berrettini, che alla vigilia quando si invocava un miracolo aveva dichiarato “giocherei anche con una gamba sola, ma in questo momento non sarei utile alla squadra”, generosamente non si è tirato indietro. 

Alla notizia a sorpresa, Adriano Panatta che commentava il match su Raidue si diceva “perplesso”, Bertolucci sottolineava  “la tristezza negli occhi di Bolelli” sugli spalti (e una perfida regia si è divertita a inquadrare il suo volto perplesso ad ogni strafalcione di Berrettini). E, alimentando il giallo, l’inviata del Corriere della Sera Gaia Piccardi a poche ora dalla finale tra Australia e il fortunello Canada (ripescato dopo l’esclusione della Russia, campione 2021) fa notare che “Bolelli sabato mattina si è allenato” e soprattutto che “il risentimento al polpaccio può essere diplomatico e allo stesso credibile”.

La perplessità domina anche in rete: mentre il doppio azzurro a sorpresa era in campo su Twitter  si scatenava l’inferno, con Berrettini trend topic, tra cinguettii che esaltavano il suo spirito di sacrificio e (parecchi) altri che giudicavano scellerata la scelta di capitan Volandri e con qualcuno che, con ipotesi degne di sceneggiatura da film giallo, ipotizzava che Berrettini fosse salito sull’aereo per Malaga già sapendo che sarebbe probabilmente sceso in campo.

Ma, se è vero che Berrettini e Fognini nel 2018 hanno vinto il titolo di doppio all’Open di San Pietroburgo, da quel trionfo sono passati cinque anni e il mese di stop berrettiniano (insieme alla scelta di farlo giocare sul rovescio) ha fatto il resto. Matteo ce l’ha messa tutta tanto quanto può mettercela un campione reduce da dodici mesi costellati da infortuni vari. Ma poco mobile e fallosissimo non era ovviamente il Berrettini “the hammer” che conosciamo.

Normale, dopo un mese lontano dai tornei e con un rientro impegnativo come il doppio decisivo per far tornare l’Italia in finale dopo 24 anni “La sconfitta brucia e sarebbe stupido dire il contrario” -  ha commentato Volandri a sogno svanito - quando è emerso il problema di Simone (pare alla fine del match contro gli Usa) Matteo si è allenato ed era pronto. Ho scelto lui perché è un giocatore abituato a giocare su questi palcoscenici. Ho cercato di sfruttare al meglio le potenzialità della mia squadra. Matteo era venuto qui con un altro ruolo, era impensabile che giocasse: poi è successo qualcosa di speciale, che mi rende ancora più fiero dell’intero team. Ogni volta che chiedo qualcosa, ognuno di loro fa tutto il possibile per accontentarmi”.

Fognini, brillantissimo in campo ora è comprensibilmente “amareggiato e molto deluso” e ipotizza un addio alla Davis, Berrettini si è detto sicuro di passare in bianco la notte post sconfitta (“so di non aver giocato la mia miglior partita e so di poter fare molto di più. Ma ci ho provato. Sono sceso in campo con l’obiettivo di metterci il cuore e di fare il possibile, fino all’ultimo punto”).

Ma se è vero che Bolelli non era in grado di giocare non sarebbe stato più saggio puntare su un Sonego in trance agonistica dopo le due vittorie di Davis contro Tiafoe e contro Shapovalov? Stanco forse dopo le tre ore di match, ma senza guai fisici e motivatissimo. Oppure su Musetti in cerca di riscatto?

“Partiamo da Malaga con rimpianti e dubbi (sul polpaccio di Bolelli) scrive il Corriere. “Sono straconvinto che con Bolelli avremmo vinto questo match” ha chiosato Bertolucci a fine match. Lo siamo un po’ tutti. Delusi da una scelta tecnica (tutta del capitano? Del capitano e di Berrettini voglioso di giocare? Di tutto lo staff?) che si è rivelata fatale (sarebbe belle conoscere il pensiero di Simone Bolelli…). Sarà per la prossima Davis, con la squadra al gran completo.