Eccessi e bancarotta, la parabola di Boris Becker

Eccessi e bancarotta, la parabola di Boris Becker

L'ex campione tedesco è stato condannato a due anni e mezzo di carcere per bancarotta fraudolenta. Dalle mitiche battaglie con Lendl ai problemi fuori dal campo: caduta di un tennista geniale quanto sregolato

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Boris Becker

AGI - Boris Becker è stato condannato a due anni e mezzo di carcere per bancarotta fraudolenta. Gli è andata pure bene visto che di anni dietro le sbarre ne rischiava sette: ma resta il fatto che almeno un anno e tre mesi li trascorrerà certamente in una casa circondariale britannica. Solo dopo potrà godere dei domiciliari. Sempre ammesso che ce l’abbia ancora una casa, verrebbe da dire.

L’ex campione tedesco, oggi 54enne, è stato condannato per aver trasferito una barca di soldi  dal suo conto aziendale ad altri conti, compreso quello della ex moglie Barbara, per non aver dichiarato una proprietà in Germania e nascosto 825.000 euro di prestiti bancari e diverse azioni tech.     Complessivamente, la cifra frodata è di 2,5 milioni di sterline. 

Becker ha sostenuto che non sapeva dove si trovassero pure le sue coppe, compresi due dei suoi tre trofei di singolare maschile di Wimbledon e che i suoi soldi erano volati via per il costoso divorzio dalla prima moglie, per il mantenimento dei figli e  per il costoso stile di vita. Non sono molti i campioni dello sport che abbiano vissuto un’esistenza contrassegnata da un alto-basso così pronunciato. 

Una carriera stellare

Boris, vincitore del titolo a Wimbledon quando aveva solo 17 anni è stato lungo tutta la sua carriera di tennista il protagonista assoluto del suo sport, al di là della posizione che ha via via occupato nella graduatoria Atp (dodici settimane in vetta al ranking mondiale, 49 titoli di cui sei del grande Slam, due voltre l’Australian Open, tre Wimbledon un Us Open e tre Masters).

I suoi duelli con Edberg e Lendl sono pane per gli storici del tennis. Il suo match-bandiera è probabilmente la finale del Masters 1998 al Madison Square Garden di New York, il tempio dello sport mondiale, dove Boris e Ivan, novelli Alì e Frazier, combatterono con una intensità unica per cinque ore: e alla fine, a consegnare il punto vittoria al tedesco, fu il nastro che, come in una versione reale di Sliding Doors, frenò un colpo di Boris e depositò la palla ormai priva di peso nel campo del ceco.Tutta la vita di Becker è stato una pallina che non ha superato il nastro, probabilmente.

I problemi fuori dai campi

Storie sentimentali e di sesso a go-go e molte boccaccesche: resta imperituro ciò che successe al Nobu Hotel dio Londra il 30 giugno del ’99: mentre la moglie Barbara Feltus, incinta, era in ospedale per una complicazione della gravidanza lui fu oggetto di un rapporto orale con la modella russa Angela Ermatova. La quale pensò bene di conservare il seme di Boris per una inseminazione a insaputa del tennista: e otto mesi dopo gli comunicò, via fax, che sarebbe diventato padre.

Depressione, tentativi veri o presunti di suicidio, prima condanna per evasione fiscale nel 2002, investimenti sbagliati anche a causa di personaggi che attuarono nei confronti dei conti in banca di Boris la stessa manovra che la Ermatova praticò nei confronti dei suoi lombi; le apparizioni televisive con uno sturalavandini in testa, il periodo (sereno) nel team di Djokovic che si fece carico di riportare Boris nel mondo del tennis, le voci che solo qualche mese fa lo volevano sulla tolda di comando del team di Jannik Sinner, appena fuoriuscito da casa Piatti: il decadimento della vita di uno dei tennisti più forti della storia, è stato rapido quanto il suo primo titolo ai Championships e ora, con il carcere, hanno toccato probabilmente il punto più basso.

Come Joe Louis che al Madison disputò (e perse9)uno dei match di boxe più celebri della storia contro Rocky Marciano. Ma il grande Joe, caduto in disgrazia, proprio da Rocky fu aiutato a sbarcare il lunario. Quel Marciano che Becker non ha ancora trovato. (AGI)