Da Lacoste a Peugeot, Djokovic ora rischia la fuga degli sponsor

Da Lacoste a Peugeot, Djokovic ora rischia la fuga degli sponsor

È difficile prevedere su quali griffe il serbo potrà contare dopo la cacciata dall'Australia. Per ora l'unica a prendere posizione è stata Lacoste ma è facile ipotizzare che a breve possano esprimersi anche Peugeot, Asics e Hublot

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Novak Djokovic

AGi - Djokovic non corre certo il rischio di dover scendere in campo, nei tornei dove sarà autorizzato a farlo, senza marchi. Non farà insomma la fine di Ivo Karlovic, il croato che per un lungo periodo della sua vita sportiva (Ivo è tuttora il recordman di ace: 10.247 messi a segno in carriera) gareggiò senza avere sponsor tecnico per una sostanziale mancanza di appeal che non lo rendeva idoneo, secondo gli uomini-marketing, a vestire i panni del testimonial.

Ma su quali griffe potrà contare Nole dopo la cacciata dall’Australia, questo è oggi complicato prevederlo. Attualmente dei quattro top sponsor di Nole (Lacoste per l’abbigliamento, Asics per le calzature, la maison d’horologerie Hublot e Peugeot) solo Lacoste, con un comunicato ufficiale, ha annunciato che atleta a azienda dovranno “rileggere” quanto successo in Australia.Dagli altri, per il momento, nessuna comunicazione.

Ma è facile ipotizzare che anche  l’altro marchio francese Peugeot, fusa di fatto con Fiat Chrysler in Stellantis, e in passato l’unico a fare di Nole un vero “attore”  (i più ricorderanno il video in cui un Nole bambino era “costretto”  a frequentare lezioni di violino, per poi dedicarsi ad un altro attrezzo, la racchetta) non avrà gradito il crollo dell’immagine del campione serbo. Specie a poche settimane dal secondo Slam dell’anno, il Roland Garros, dove Peugeot ha storicamente un ruolo pesante e che in accordo con il presidente Macron, deciso a “emmerder” i No Vax, ha deciso che a Parigi giocheranno soltanto i vaccinati.

A fine 2021 Djokovic era  il 46° atleta più pagato del pianeta, secondo Forbes. Forte di accordi di sponsorizzazione per 30 milioni di dollari l’anno che erano la parte forte dei suoi guadagni complessivi: 38 milioni di dollari. Che Djokovic non sia mai stato ritenuto dal mercato un testimonial assoluto, di quelli che garantiscono un ritorno praticamente in automatico, è dato dal raffronto con altri due due campioni del tennis: Roger Federer e Naomi Osaka. Roger, l’anno scorso (sempre secondo Forbes) in un anno in cui ha giocato pochissimo e chiuso la stagione dopo la sconfitta patita a Wimbledon per mano di Hurkacz, ha incassato qualcosa come 90 milioni di dollari lordi.

Si dirà: ma Roger è personaggio globale, nel mondo dello sport pochi reggono il confronto con lui: un Tiger Woods sano e senza guai giudiziari, Lebron James e Steph Curry, Cristiano Ronaldo e Messi dei tempi d’oro. Eppure Naomi Osaka, leader del tennis femminile, nel 2021 ha incassato 69,1 milioni di dollari, dei quali il 90% proviene da accordi sponsorizzazioni, tecnica e non. In un anno in cui di lei si è parlato soprattutto per la sua idiosincrasia alle interviste e la serpeggiante sindrome depressiva.

Djokovic, l’anno scorso, ha vinto tre titoli dello Slam fallendo il successo nel quarto, lo Us Open, per mano di Medvedev, dopo una stagione vissuta all’insegna dell’inseguimento di un titolo (il Golden Slam, i quattro major più l’oro olimpico) che nella storia del tennis solo Steffi Graf è riuscita a raggiungere. Inseguimento che avrebbe avuto, da solo, il potere di fare di Nole il tennista più “guardato” del pianeta.

E’ possibile che il tempo possa, anche piuttosto rapidamente, relegare nel dimenticatoio i fatti di Melbourne. Ma è anche possibile che qualcuno decida di scindere la propria immagine da quella di Nole. Così come è possibile che qualcuno decida invece di replicare quanto fece, (trasformando un pericolosissimo danno d’immagine in un successo di comunicazione) nel 1990 un altro marchio nobile dell’industria francese: l’acqua Perrier.

In una partita di bottigliette dedicata agli Stati Uniti, fu rinvenuto del benzene. Per ovviare al guaio fu diffuso un video in cui la bottiglietta panciuta più famosa del mondo veniva “processata” da una voce fuori campo. E si pentiva, lasciando scivolare dal tappo alcune timide lacrimucce di acqua. Visto che il simbolo di Lacoste è un coccodrillo, il videoclip riparatore sarebbe già pronto: con un coccodrillo che lacrima per il pentimento. E che altro potrebbe fare un coccodrillo?