Paura e popolarità. Il futuro di Berrettini raccontato dal suo preparatore mentale

Intervista a Stefano Massari che sta aiutando il tennista italiano ad affrontare al meglio gli aspetti più complicati, dal punto di vista psicologico, della sua carriera

berrettini preparatore mentale

DON EMMERT / AFP
Matteo Berrettini

E ora? La vita e il tennis non si fermano: che succederà ora di Matteo Berrettini, come gestire il primo semifinalista italiano agli Us Open, il 23enne esploso sia come tennista che come uomo che sta ricevendo solo complimenti? L’abbiamo chiesto a Stefano Massari, il preparatore mentale del clan diretto da Vincenzo Santopadre, motore della Rome Tennis Academy a Bel Poggio, a due passi dalla Capitale.

Massari, come gestirete questo delicato passaggio psicologico?

“Prima e durante gli Us Open ci siamo sollecitati per mettere insieme una serie di appunti e rilievi da discutere appena dopo il torneo. Questo tema sarà il primo punto che discuteremo, con Matteo, nei prossimi giorni, appena sarà rientrato a Roma”.

Matteo continua a saltare da una condizione all’altra: adesso ha anche vinto quasi un milione di dollari in un colpo solo, per la prima volta ha ottenuto risultati sul cemento, ha fatto un altro salto in classifica, portandosi a ridosso dei “top ten”, è arrivato in semifinale in uno Slam…

“In realtà Matteo ha la capacità di andare oltre le aspettative, e quindi anche con gli ultimi risultati è già andato oltre le esperienze di tutti noi. Prima degli Us Open avrei giudicato molto difficile che ottenesse quello che ha ottenuto in queste due ultime settimane. Ma lui è quello che fa questo salti pazzeschi”.

Quindi come farete voi del gruppo ad analizzare il momento e ripartire con nuovi progetti?

“Sentiremo da lui che cosa sente di aver acquisito, Matteo è il fulcro di tutto, la partenza di tutto, sentiremo come ha vissuto questo momento e medieremo fra le aspettative degli altri e le sue. Deve gestire gli eventi, assorbire la nuova popolarità, e quello che il mondo esterno si aspetta adesso da lui. Perché se non dovesse vincere il prossimo torneo che gioca sono sicuro che sarebbero tutti tristi”.

Intanto, Matteo ha gestito New York in modo incredibile.

“Questo è l’aggettivo giusto che ci siamo ripetuti l’un l’altro ogni volta che ci siamo parlati in questi giorni. È stato incredibilmente bravo a gestire il pubblico, gli avversari, la tensione, e anche Nadal, che è il più forte di tutti mentalmente”.

Le telecamere l’hanno spesso inquadrato nei suoi soliloqui: erano previsti o ha ricominciato a fare la pericolosa “radio” come agli inizi di carriera?

“Dipenda cosa si dice, io so che cosa si sarebbe dovuto dire e all’80% l’ha fatto. Gestendo situazioni difficili. Altre volte si è detto altro e parleremo anche di questo, con lui. Di certo, contro Rafa, sapeva di non poter disperdere energie pscio-fisiche che gli sarebbero servite tutte ed il, suo comportamento è stato molto buono. Non ha avuto reazioni di stizza di alcun genere, si è parlato molto fra sé e sé, in modo positivo. Ci sta”.

Lei parla spesso della delicata questione della gestione dell’imperfezione.

“Proprio quella gli ha permesso, a mio parere, di battere alla fine Monfils, malgrado quel doppio fallo sul primo match point e tutte le situazioni che ha vissuto. Ha accettato la situazione, il suo errore”.

Un’altra materia in cui Matteo sta progredendo molto è la gestione della paura.

“Tutti provano paura, prima o poi, il coraggioso non è quello che non la sente, ma quello che la accetta e gestisce, e si muove nonostante la paura. E Matteo l’ha fatto bene”.

La domanda, e adesso?, vale anche per il prossimo libro che il giovane Matteo deve affrontare nella sua crescita di uomo. Quale sarà?

“In questo momento sta leggendo Butcher’s Crossing di John Edward Williams, che è un western, stile Revenant. Sentiamo come lo sta vivendo. Poi potrebbe passare all’altro libro più famoso, Stoner. Oppure ad altro”.

E il prossimo film di Berrettini quale sarà?

“Andrà quanto prima a vedere l’ultimo di Tarantino, che è uno dei suoi registi preferiti. Io gli consiglierò i classici di Woody Allen, da Io ed Annie a Manhattan”.



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