I nodi che restano da sciogliere per vedere le Atp Finals di tennis a Torino

Nei prossimi giorni si conoscerà il nome della città che ospiterà per i prossimi 5 anni il Masters di dicembre. La città piemontese è preferita dai giocatori rispetto a Tokyo e Manchester. I dubbi della politica e degli organizzatori restano legate alla copertura finanziaria necessaria a partire

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Afp
Sasha Zverev

A che punto siamo con la candidatura di Torino all’organizzazione per il quinquennio 2021-2025 delle Atp Tour Finals? Difficile capire che cosa succede dietro le quinte del governo, diviso fra esigenze e desideri contrastanti fra gli alleati Lega e Cinque stelle, le legittime aspirazioni della città, dello sport e del tennis italiano, come anche della Federazione  guidata dal vulcanico Angelo Binaghi.

Di certo la proroga dell’Atp che è slittata dal torneo di Milano a quello di Indian Wells proprio per trovare la soluzione finanziaria non ha ancora risolto il nodo dei 78 milioni di euro richiesti. E quindi le prossime ore, forse pochi giorni, saranno determinanti per capire se la candidatura italiana, perderà forza rispetto a quelle di Londra, Manchester, Tokyo e Singapore. Che invece hanno la copertura necessaria.

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Federer e Zverev

La forza di Londra che si ricandida ad organizzare il Masters ma piuttosto sommessamente sta soprattutto nel tutto esaurito mattina e sera, per tutt’e due le sessioni di gioco, con un match di singolare e uno di doppio al giorno, alla 02 Arena di Londra (capienza 17 mila persone), per la passerella finale della stagione coi migliori 8 singolaristi e i migliori 8 doppisti classificati in base ai risultati accumulati mese dopo mese, da gennaio a ottobre.

Con la impressionante cifra di 260 mila spettatori paganti dell’anno scorso. Tanto che, provata da questo sforzo, la capitale britannica sembra intenzionata a fermarsi a 12 edizioni, a un passo dal record di 13 Masters del Madison Square Garden di New York (1099-1989) della manifestazione che si è disputata per la prima volta a Tokyo nel 1970, ed ha poi toccato Parigi, Barcellona, Boston, Melbourne, Stoccolma, Houston, Francoforte, Hannover, Lisbona, Sydney, Shanghai, Houston ancora.

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Atp Finals 2018

Biglietti a parte,  la manifestazione vive di diritti tv mondiali e di sponsorizzazioni, le 14 specifiche della rassegna e quelle legate ai suoi protagonisti. Una cifra enorme, alla quale ha fortemente contribuito Chris Kermode, che lavora all’Atp dal 2014 e, dopo essere salito al rango di numero 1 del sindacato che gestisce l’attività dei tennisti professionisti, è stato dimissionato di giocatori stessi, e cesserà il suo impegno a fine anno.

Nel 2018 gli introiti dell’Atp sono stati di 143 milioni di dollari, registrando un significativo +13% rispetto al 2013. E le Atp Finals - che chiamiamo comunemente col vecchio nome Masters, inutilizzabile dagli organizzatori per una battaglia sul copyright – rappresentano il 20% di questa cifra. Che, tradotto in soldoni, significa 28 milioni di dollari. Cui bisogna sottrarre dal via gli 8 milioni di montepremi e le ingenti spese di gestione. Valutate alla 02 Arena in 1.4 milioni l’anno, sia pure a fronte di un’area enormemente più vasta del perché parliamo di ben 607 mila metri quadrati, comprensivi di ristoranti, cinema, bar, negozi. Che però, proprio per questo motivo convogliano continuamente più gente e aumentano considerevolmente gli introiti del gestore AEG.

Mentre il Palaisozaki, costruito nel 2006 per i Giochi olimpici invernali, costato 87 milioni di euro e capace di 14.350 posti a sedere per il tennis (15.600 per il basket, 14.300 per l’hockey, 15.657 per i concerti), è la più capiente struttura coperta d’Italia a uso sportivo, si estende su un’area totale di 34 mila metri quadrati. E quindi, se da una parte non è un enorme centro commerciale come la 02 Arena, dall’altra non dovrebbe sostenere quelle enormi spese di gestione.

Torino è di sicuro la candidata preferita dai giocatori rispetto a città come Tokyo e Singapore, perché i più forti del mondo sono europei e, a fine stagione, preferirebbero restare nel Vecchio Continente, prima di trasferirsi a fine dicembre in Australia per la nuova Atp Cup (l’ex coppa delle Nazioni) e quindi la prima prova dello Slam, a Melbourne.

E perché, l’altra candidata europea, l’inglese Manchester, sembrerebbe una scelta dimessa dopo Londra e non vanta di certo lo stesso richiamo storico, culturale e paesaggistico della capitale sabauda dalle spettacolari colline, bagnata dal Po, e ricca di viali e fontane, di monumenti e di luoghi di interesse turistico come il Palazzo Reale, il Castello del Valentino, Palazzo Madama, la Mole Antonelliana e il Museo Egizio. Oltre all’esperienza nell’organizzazione di altri importanti eventi sportivi mondiali.

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Roger Federer

Come risolvere il nodo dei 78 milioni di euro e delle duplici garanzie contabili richieste dall’Atp? L’investimento dev’essere vincolato dalla firma di un istituto bancario (nel caso, dall’amica BNL, già sponsor istituzionale del tennis in generale con la casa madre BNP Paribas e degli Internazionali d’Italia in particolare, più l’istituto di Credito Sportivo), anche per l’eventuale rescissione dell’accordo quinquennale.

Ma può il governo favorire i Cinque Stelle e quindi la sindaca Chiara Appendino, delusi dalla mancata inclusione di Torino nella candidatura all’Olimpiade invernale 1920-26 targata Milano-Cortina? Può dimenticare l’aiutino di 60 milioni di euro di un paio d’anni fa alla Federgolf per ospitare la Ryder Cup del 2022? Può esporsi ulteriormente dopo i 415 milioni destinati alla sfida olimpica?

La risposta del tennis italiano è sicuramente positiva. Forte di una federazione che è un esempio di floridezza finanziaria e che produce concreti risultati sia organizzativi. Il torneo di Roma del 6-19 maggio è la rassegna più importante e produttiva dello sport italiano e, forte del +11% al botteghino rispetto all’anno scorso, punta a superare i 220 mila spettatori in una settimana, le nuove Next Gen Finals alla Fiera di Rho sono state un esperimento positivo e presente e futuro prossimo sono garantiti dal più promettente gruppo di giocatori dai mitici ragazzi di Mario Belardinelli della storica coppa Davis del 1976.



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