Social e selfie, guai a chi esagera. Le regole di PyeongChang per atleti e cronisti

Un documento di tre pagine in cui il Comitato Internazionale ha tracciato le linee guide che i protagonisti dei Giochi sono tenuti a rispettare online

Social e selfie, guai a chi esagera. Le regole di PyeongChang per atleti e cronisti

Social network sì, ma con moderazione. E guai a inseguire qualche follower in più aggiungendo la parola olympics al proprio nome utente online. In Corea del Sud è in vigore il “vincolo olimpico” destinato ad atleti, membri delle delegazioni e giornalisti. Un documento di tre pagine in cui il Comitato Internazionale ha tracciato le linee guide che i protagonisti dei Giochi sono tenuti a rispettare online. Una sorta di netiquette che tuteli “i valori olimpici e i diritti altrui”.

Le foto solo con macchine non professionali

Per molti, partecipare ai Giochi Olimpici rappresenta il punto più alto della carriera sportiva. Giorni indimenticabili, vissuti tra impianti di allenamento, piste di gara e villaggio olimpico, immersi nel flusso delle emozioni, tra tensione, paura, gioia, o magari attimi di serenità. È quindi normale voler staccare la spina e trovare un momento di relax online, magari comunicando con i propri fan. Complice il fuso orario improbabile per gli atleti dell’Europa occidentale, la comunicazione viaggia sempre più via social network. Ma attenzione: è vietatissimo, ad esempio, postare o diffondere immagini e video delle strutture dove, per accedere, serve un biglietto oppure un accredito.

Niente scatti delle aree non pubbliche, come quelle scattate direttamente sulle piste oppure quelle nelle aree riservate ad atleti e allenatori. Potrebbe sembrare un’ovvietà, ma non lo è più in un’epoca costellata di selfie sui campi da calcio o negli spogliatoi della Nba. E ovviamente sono banditi tutti i post che includano propaganda politica, religiosa o razziale di qualsiasi forma. Le attività online devono essere “dignitose” e non contenere elementi “discriminatori, diffamatori, offensivi, o portatori di odio”. Ma è curioso sapere che foto, video e audio possono essere condivisi dagli atleti, ma a patto che siano fatti con mezzi non professionali.

Social e selfie, guai a chi esagera. Le regole di PyeongChang per atleti e cronisti
 Francesco Costa, membro della nazionale di bob a 4

Rischio espulsione dai Giochi

I cinque cardini del bonton in salsa olimpica sono “non violare la privacy altrui, non infrangere diritti intellettuali, non rivelare informazioni confidenziali circa persone o l’organizzazione dell’evento, non interferire con l’organizzazione delle cerimonie e del programma, e non violare le misure di sicurezza messe a punto per i Giochi”. Le regole ci sono e vanno rispettate: la conferma arriva direttamente da PyeongChang dove è impegnato anche l’atleta italiano Francesco Costa, elbano trentaduenne di Portoferraio, che nei prossimi giorni scenderà in pista con i compagni di bob a quattro.

“A Sochi, in Russia quattro anni fa, era già così. Ma bisogna stare attenti”. Già, altrimenti il rischio è quello di vedersi ritirato il pass e dire addio all’evento tanto sognato. “Il Cio può chiedere che venga cancellato il contenuto online e, in casi particolari, ritirare l’accredito, adire vie legali o imporre altre sanzioni”. Cari atleti, occhio a cosa postate. E guai a provare a fare pubblicità via social: è proibito l’uso commerciale degli scatti coreani, e quindi abbinare qualche marchio all’immagine di PyeongChang.



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