AGI - È morto Sandro Mazzola, storico simbolo dell'Inter. Aveva 83 anni. A dare l'annuncio è stato il club nerazzurro con una nota. "È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra", si legge nel comunicato dell'Inter, che ricorda la figura dell'ex attaccante e capitano tra i protagonisti assoluti della Grande Inter. "Lui è stato la storia del club: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito".
I funerali si terranno lunedì alle 14.45 nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano. In occasione delle esequie, il sindaco della città Giuseppe Sala ha proclamato il lutto cittadino. Nella stessa giornata, in segno di ulteriore cordoglio e partecipazione della comunità, la bandiera civica sarà esposta a mezz'asta in tutte le sedi comunali.
L'infanzia segnata da Superga
Una storia iniziata quando era ancora bambino, con sulle spalle il peso enorme del cognome del padre Valentino, capitano del Grande Torino morto nella tragedia di Superga. Mazzola aveva poco più di sei anni quando perse il padre. L'Inter ricorda il bambino che vedeva "le facce distrutte della gente" che lo abbracciava senza capire fino in fondo cosa stesse accadendo. Valentino lo avrebbe conosciuto soprattutto attraverso il racconto degli altri e attraverso una memoria diventata presto leggenda.
Nella sua crescita ci furono anche due grandi figure della storia nerazzurra, Giuseppe Meazza e Benito Lorenzi. Meazza contribuì alla sua formazione tecnica, mentre Lorenzi arrivò fino a casa sua, a Cassano d'Adda, con scarpe e pallone. A otto anni Sandro e il fratello erano già, ricorda l'Inter, quasi delle mascotte della squadra, tra campo, spogliatoi e stadio.
L'esordio e l'ascesa nella Grande Inter
L'esordio in prima squadra arrivò presto e in una delle partite più singolari della storia nerazzurra. Il 10 giugno 1961, nella ripetizione di Juventus-Inter, il club schierò la formazione Primavera. Finì 9-1 per i bianconeri, ma l'unico gol dell'Inter fu segnato proprio da Mazzola, allora diciottenne.
Da lì iniziò una carriera destinata a coincidere con una delle epoche più importanti della storia del club. Helenio Herrera trovò per lui il ruolo ideale tra centrocampo e attacco e Mazzola divenne uno degli uomini simbolo della Grande Inter.
La consacrazione di Mazzola: la Coppa dei Campioni del 1964
La consacrazione arrivò nel 1964, nella finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid al Prater di Vienna. L'Inter ricorda un Mazzola quasi incantato davanti a Di Stefano, Puskas e agli altri campioni spagnoli prima dell'ingresso in campo. Poi, in partita, segnò due gol nel 3-1 che consegnò ai nerazzurri la prima Coppa dei Campioni. A fine gara Puskas gli regalò la maglia e gli disse: "Sei degno di tuo papà Valentino".
Con l'Inter Mazzola vinse quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Fu capocannoniere della Serie A nel 1965 con 17 reti e della Coppa dei Campioni nel 1964 con sette. Nel 1971 arrivò secondo nel Pallone d'Oro alle spalle di Johan Cruyff.
Il club ripercorre anche alcune delle immagini che hanno segnato la sua carriera: il gol all'Independiente in Coppa Intercontinentale, la rimonta contro il Liverpool, la rete nel derby dopo appena 13 secondi e quella contro la Lazio nel 1966 che valse all'Inter la prima stella.
Il dopo campo, da dirigente a maestro
Il rapporto con il club non si interruppe con il ritiro nel 1977. Dopo 17 stagioni, 565 partite ufficiali e 158 gol, Mazzola continuò a lavorare per l'Inter anche da dirigente e direttore sportivo. Il club ricorda tra le sue intuizioni Walter Zenga e soprattutto il ruolo avuto nell'arrivo di Ronaldo: quando il Fenomeno venne presentato nella sede nerazzurra, accanto a lui c'erano Luis Suarez e Sandro Mazzola.
Negli ultimi anni aveva continuato a frequentare la sede e Appiano Gentile, raccontando ai giocatori del presente le storie della Grande Inter e mantenendo vivo il legame con quella che aveva definito "per me come una mamma". Nel maggio 2024 era tornato anche sul prato di San Siro insieme a Gianfranco Bedin e Mario Corso per le celebrazioni della seconda stella, ricordando quella prima conquistata 58 anni prima.
Il saluto dell'Inter si chiude con una frase che Mazzola aveva indicato come il modo in cui avrebbe voluto essere ricordato: "Come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1".
Il cordoglio del mondo dello sport
- "Prima di tutto era un avversario importante perchè giocava nell'altra squadra di Milano ma poi invece avevamo un grande rapporto di amicizia": così Gianni Rivera ha ricordato Sandro Mazzola al microfono di Radio1 Rai. "Giocavamo insieme in Nazionale, c'è stato un periodo che hanno preferito farci giocare nel modo alternativo e non l'abbiamo capito nessuno dei due", ha continuato Rivera, ricordando la staffetta tra lui e Mazzola durante i Mondiali di Messico 70. L'ex Golden Boy sottolinea anche che insieme hanno contribuito a cambiare radicalmente il calcio italiano fuori dal campo: "Pur essendo interista e giocando con una squadra diversa dalla mia, abbiamo avuto un grande rapporto, abbiamo istituito l'Associazione Calciatori, abbiamo preparato il terreno per migliorare la vita dei calciatori. Avevamo un grande rispetto l'uno per l'altro". Sollecitato da Radio1 su quei 6 minuti appena passati insieme in campo nella finale di Città del Messico, nella finale persa contro il Brasile, Rivera ha chiosato cosi': "Per dire la verità, Mazzola quando è entrato negli spogliatoi alla fine del primo tempo si stava togliendo le scarpe e Valcareggi gli ha detto di no, di tenerle che andava in campo ancora lui". Eppure, sempre in quei Mondiali, i due giocarono insieme un tempo: contro Israele il ct Ferruccio Valcareggi fece uscire Domenghini per mettere in campo proprio Rivera al fianco di Mazzola: "In Nazionale - ha ribadito Rivera - abbiamo sempre giocato insieme, ma in Messico pareva fosse impossibile. Perchè? E chi lo sa, vai a capire la testa. Io non sono mai stato nella testa degli altri. Ma era inevitabile che succedesse, era giustificato perchè lui giocava nell'Inter e io nel Milan, pero' avevamo caratteristiche talmente diverse che potevamo benissimo giocare insieme. Come ho detto, abbiamo giocato insieme i Mondiali precedenti e quelli successivi, in Messico sembrava non fosse proprio possibile", ha concluso Rivera.
- "Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, invita le Federazioni sportive nazionali, le Discipline sportive associate e gli Enti di promozione sportiva a far osservare un minuto di silenzio in occasione di tutte le manifestazioni sportive che si svolgeranno in Italia nel fine settimana, per onorare la memoria di Sandro Mazzola icona del calcio italiano e mondiale".
- "La Roma esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Sandro Mazzola, leggenda del calcio italiano. Il club si stringe al dolore della sua famiglia e dei suoi cari".
- "La Juventus ricorda con grande rispetto Sandro Mazzola, campione e gentleman del calcio italiano, protagonista di un'epoca, simbolo di classe, stile e passione per questo sport. Il nostro profondo cordoglio per la sua scomparsa".
- "Il Milan esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Sandro Mazzola, rivale storico e leale, leggenda dell'Inter e della Nazionale, protagonista della storia del calcio italiano. Un grande campione, una bandiera, un uomo che ha rappresentato un'epoca indimenticabile del nostro calcio. AC Milan si stringe alla famiglia Mazzola e a quella nerazzurra in questo momento di dolore. Ciao, Sandro".
- Il presidente Giovanni Malagò e la Figc hanno espresso il cordoglio per la scomparsa di Sandro Mazzola, "uno dei campioni più amati del nostro calcio". "E' un
dolore profondo per me e per tutto il calcio italiano - ha commentato Malagò -, se ne va una leggenda, una delle figure che hanno contribuito a rendere grande il nostro calcio nel mondo. Sandro è stato una bandiera, un capitano, un campione capace di attraversare un'epoca e di diventare memoria collettiva. Il figlio di Valentino che ha saputo trasformare un cognome immenso in una storia altrettanto grande, costruita con talento, personalità, coraggio e una straordinaria umanità. Mi piace pensare che abbia finalmente ritrovato suo padre e quei campioni con cui ha condiviso una delle pagine più belle del calcio italiano".
La Federcalcio ha reso noto che ci sarà "un minuto di raccoglimento in occasione delle gare di tutte le competizioni in programma nel fine settimana" e ci saranno "bandiere a mezz'asta nella sede della Figc a Roma e al Centro Tecnico Federale di Coverciano".
- "Sei stato e resterai per sempre una leggenda. Un signore, un riferimento, un fuoriclasse in campo e nella vita. Un simbolo dell'Inter e del calcio italiano nel mondo, da generazioni e per sempre". Lo ha scritto Javier Zanetti su Instagram, postando una sua foto con Sandro Mazzola, bandiera dell'Inter scomparsa nella notte. "Ti devo tanto, Sandro. Sei stato tra le figure più importanti per me, quando da ragazzino in Argentina sognavo l'Inter: sei stato tra chi mi ha portato a Milano, un regalo di cui non smetterò mai di esserti grato. Riposa in pace, Sandro", ha concluso.
- "Ciao Sandro, cuore azzurro". Così, su X, con tanto di foto di quando indossava la maglia azzurra, la Nazionale Italiana ha ricordato Mazzola.
- "L'Associazione Italiana Calciatori piange la scomparsa di Sandro Mazzola, uno dei più grandi protagonisti della storia del calcio italiano. Il 3 luglio 1968 Mazzola fu tra i calciatori che, capitanati da Sergio Campana, firmarono a Milano l'atto costitutivo dell'Associazione". Questa la nota dell'Aic sulla scomparsa della bandiera dell'Inter e della Nazionale.
"Mazzola ha legato tutta la sua carriera da calciatore all'Inter, diventandone uno dei simboli", ricorda l'Aic, "alla grandezza del campione, Mazzola ha unito una profonda consapevolezza del ruolo sociale e professionale del calciatore. La sua presenza tra i fondatori resta parte fondamentale della storia di Aic. Tutta l'Aic si stringe con affetto alla famiglia di Sandro, ricordandone il talento, la personalità e il contributo fondamentale dato alla nascita dell'Associazione".