AGI - In questi mondiali di calcio sta suscitando forti polemiche l'«hydration break», la pausa rinfrescante di tre minuti diventata obbligatoria in ogni partita a prescindere dalle condizioni climatiche, che si giochi al primo pomeriggio o nella tarda serata. Tra i tecnici, i commentatori e i tifosi c'è fastidio per quello che sembra un «intervallo mascherato» a fini commerciali per consentire la messa in onda dei costosissimi spot stile Super Bowl alle emittenti americane. Si stima che questi spazi pubblicitari possano valere fino a 7-9 milioni di dollari.
Le strategie delle emittenti televisive
Fox, l'emittente in lingua inglese che trasmette il torneo negli Usa, ne approfitta per staccare dalla diretta e trasmettere lunghe pubblicità. Durante Messico-Sudafrica, dopo la pausa svoltasi con il termometro che a Città del Messico segnava 23 gradi, la linea è stata restituita dalla regia quando il gioco era già ripreso. Diverso l'approccio di Telemundo, titolare dei diritti per la trasmissione in lingua spagnola, che mantiene le telecamere su giocatori e tecnici, al più con delle pubblicità confinate a una parte dello schermo.
L'impatto sul gioco e la tattica
Diversi allenatori hanno lamentato che le interruzioni non sarebbero sempre necessarie e fanno perdere il ritmo di gioco, anche se si sono trasformate anche in una sorta di «time out» cestistico per fornire indicazioni tattiche.
Il nodo dell'obbligatorietà e i regolamenti FIFA
La polemica è soprattutto per l'obbligatorietà delle interruzioni e per la loro durata fissa di tre minuti. In realtà i regolamenti del calcio (Laws of the Game) prevedono i «drinks break» (pause per bere) che non devono durare più di un minuto, i «cooling break» (pause rinfrescanti) di durata tra 90 secondi e tre minuti ma ora la Fifa ha introdotto gli «hydration break» fissi di tre minuti.