AGI - L'incipit dell'inchiesta che sta scuotendo il mondo del calcio può essere fissato al 23 luglio 2025 quando, secondo quanto apprende l'AGI, l'assistente arbitrale Domenico Rocca venne convocato come persona informata sui fatti dal pubblico ministero Maurizio Ascione. Il confronto col magistrato si svolse in una caserma della Guardia di Finanza e durò un paio d'ore.
Rocca ripercorse il contenuto dell'esposto del maggio 2025 in cui denunciava, tra le altre cose, le presunte 'bussate' del designatore Gianluca Rocchi per 'orientare' le decisioni degli addetti alla sala Var a Lissone, poi archiviato in modo repentino dalla giustizia sportiva.
L'archiviazione sportiva
Nessuna motivazione delle ragioni dell'archiviazione e nemmeno il verbale con le sue dichiarazioni vennero consegnate all'autore della denuncia che ha innescato l'inchiesta.
La nota della Figc
Il 29 luglio 2025 la Figc diffuse una nota in cui si leggeva: "Si comunica che le indagini relative al procedimento in oggetto sono concluse e che, allo stato, non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare".
La scelta della giustizia ordinaria
Quando venne sentito in Procura Federale, Rocca fece presente ai suoi interlocutori che comunque, indipendentemente dall'esito del procedimento sportivo, avrebbe seguito la strada della giustizia ordinaria, cosa che poi ha fatto.
La replica del procuratore federale Chinè
"Poichè in queste ultime ore alcuni organi di stampa stanno diffondendo notizie non veritiere e financo fantasiose, prive di qualsiasi aderenza alla realtà degli accadimenti, all'esclusivo fine di tutelare il puntuale e scrupoloso operato della Procura Federale della Figc che mi onoro di guidare, ci tengo a confermare di aver ricevuto il 21 maggio 2025 esclusivamente l'esposto firmato dall'assistente Domenico Rocca, sul presunto intervento esterno in sala Var del designatore Rocchi, durante la partita Udinese-Parma". Lo dichiara in una nota il procuratore federale della Figc, Giuseppe Chinè, in merito al 'caso Rocchi' che ha scosso il mondo del calcio.
"A seguito di tale esposto, nel pieno rispetto delle norme del Codice di Giustizia Sportiva è stata immediatamente aperta un'indagine sportiva, con l'audizione di tutti i soggetti coinvolti e a possibile conoscenza dei fatti narrati dall'esponente - prosegue Chinè - All'esito di tali atti istruttori e delle testimonianze rese dalle persone presenti nella palazzina di Lissone, non sono emerse condotte di rilievo disciplinare sportivo a carico di alcun tesserato AIA".