AGI - Il nome di Paolo Zampolli, milanese trapiantato a New York, è sconosciuto ai più, ma è improvvisamente balzato agli onori della cronaca per aver proposto di rimpiazzare l'Iran con l'Italia nei prossimi mondiali di calcio, dai quali la nazionale azzurra è stata esclusa dopo la clamorosa sconfitta ai play-off con la Bosnia. Zampolli negli anni ha costruito la propria influenza all'incrocio fra moda, real estate, relazioni internazionali e trumpismo.
Ex agente di modelle, oggi è un inviato speciale dell'amministrazione Trump: Reuters lo identifica come "U.S. special envoy" e il Financial Times lo cita in queste ore per la proposta di 'ripescaggio' fatta a Trump e alla Fifa. La sua biografia pubblica comincia nella New York degli anni Novanta. Un profilo del New York Times lo descrive come l'uomo che portò Melania Knauss negli Stati Uniti, le fece ottenere il visto e la presentò a Donald Trump a una festa del 1998 al Kit Kat Club. Ma lo racconta anche come un instancabile costruttore di relazioni, capace di muoversi con disinvoltura fra il giro di Trump, quello di Bill Clinton e l'alta società newyorkese.
La vicenda del visto di Melania Trump
Secondo Associated Press fu al centro anche della complicata vicenda del visto di Melania Trump. Nel 2016 Zampolli dichiarò di avere personalmente curato l'ottenimento dell'H-1B della futura first lady sostenendo che non avesse svolto lavoro retribuito prima di ottenere il permesso. Il suo nome riemerge quando conferma l'autenticità della documentazione contrattuale della ex modella slovena, pur dicendo di non ricordare se avesse lavorato senza autorizzazione nelle settimane precedenti alla concessione del visto.
La svolta diplomatica e l'impegno ambientale
Poi la svolta diplomatica: nel 2017 è ambasciatore di Dominica all'Onu "per nomina e non per nazionalità", già attivo anche sul dossier degli oceani e della sostenibilità. Uomo d'affari, mondano, promotore di cause ambientali e, soprattutto, amico di lunga data di Trump con accesso ai luoghi del potere, il tratto che più colpisce, però, è il metodo.
Il metodo Zampolli: diplomazia transazionale
Secondo il Financial Times, Zampolli è diventato uno dei 'facilitatori' della diplomazia transazionale trumpiana, tanto da legare il suo nome allo slogan "20 miliardi in 20 minuti", formula che riassume la sua idea di mediazione rapida fra leader politici, grandi aziende e interessi strategici. Reuters lo colloca appunto dentro questa rete informale ma influente che gravita attorno al presidente americano con il profilo di un mediatore atipico, un facilitatore di relazioni che ha trasformato contatti personali, mondanità e accesso politico in una leva di potere, figura laterale ma ricorrente nelle storie che collegano affari, immagine e politica internazionale.