Dominik Livakovic, il portiere che ci mette l'anima e soprattutto il corpo

Dominik Livakovic, il portiere che ci mette l'anima e soprattutto il corpo

Para come Garella, ma è più bello del portiere del Napoli che conquistò lo scudetto. 27 anni, originario di Zara, ha portato la Croazia alla semifinale del Mondiale e studia Relazioni internazionali

personaggio qatar 2022 livakovic eroe garella

© Adrian DENNIS / AFP
- Il portiere croato n. 01 Dominik Livakovic 

AGI - L'eroe Dominik Livakovic, un Garella 3.0. Para come Garella ma è più bello. Il portiere del Napoli campione d'Italia sapeva di non essere un adone. Diceva "Io devo respingere palloni, non fare sfilate di moda". Livakovic, il 27enne di Zara che ha portato, tenendola con le sue manone, la Croazia alla semifinale del Mondiale, alle sfilate farebbe anche la sua figura.

Ma contro il Brasile è stato molto garelloso. Almeno fino al momento di giocarsi la partita ai rigori. Intanto si è inchinato solo all'assolo di Neymar sul cui tiro nessun portiere al mondo avrebbe potuto fare qualcosa. Ma soprattutto, per 90 minuti, si è opposto ai tiri dei brasiliani sfruttando, esattamente come faceva Garella, soprattutto il corpo. Le manone, quelle le ha riservate per il calcio di rigore parato a Rodrygo che ha di fatto deciso l'incontro. E che l'ha consegnato alla Storia: Livakovic è il primo portiere a parare quattro calci di rigore (tre al Giappone, uno al Brasile) in una fase finale di un Mondiale.

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© Anne-Christine POUJOULAT / AFP 

E il cammino non è ancora finito. Prima dei rigori Dominik ha pensato soprattutto a occupare la porta utilizzando spalle, torace e piedi per impedire ai verdeoro di portarsi in vantaggio e di imprimere una svolta all'incontro che avrebbe potuto essere definitiva, vista l'assenza in casa croata di almeno un attaccante risolutivo. I portieri contemporanei non sono solo abilità acrobatica: l'occupazione della porta col fisico fa parte ormai dei loro compiti basilari.

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© William Volcov / BRAZIL PHOTO PRESS / Brazil Photo Press via AFP

Ma vincere parando col corpo e bloccando le iniziative della squadra se non più forte (il risultato di oggi costringe a rivedere le graduatorie) di certo più spettacolare, è destinato a restare nei libri di storia dei Mondiali. Dominik ha un'eleganza che negli appassionati di calcio più vetusti ricorda qualcosa del Ragno Nero Cudicini o di Lev Jascin.

Sarà perché qualcosa del basket, sport che praticava insieme al calcio quando era ragazzo, gli è rimasto: oppure perché la sua è una famiglia dove anche il modo di porsi ha la sua importanza: in Croazia il padre è sottosegretario per le Infrastrutture e i trasporti. Lui stesso sta seguendo un corso di laurea in Relazioni Internazionali che chissà quando finirà, vista la piega che ha preso la sua carriera.

La sua famiglia è di Zara, la stessa città natale dell'ex pallone d'oro Luka Modric. Che dopo un esordio in Nazionale non facile contro la Russia ebbe a dirgli: "Io lo so che sei un grande portiere tu ma cosa aspetti a dimostrarlo? La risposta è arrivata: aspettava un Mondiale.