L'inno dell'"Estate Italiana" di Italia 90 batte l'"Hayya Hayya" del Qatar 22

L'inno dell'"Estate Italiana" di Italia 90 batte l'"Hayya Hayya" del Qatar 22

Prodotto in inglese con il titolo "To be Number One", l'inno di Italia '90 fu affidato alla riscrittura e all'interpretazione di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, un testo che viene ancora insegnato nei corsi d'italiano agli stranieri, e che celebra l'amore, sì, ma per un'unità nazionale sportiva, la sola che metta davvero tutti d'accordo

qatar 2022 vecchia "estate italiana" '90 batte "hayya hayya"

© Philip FONG / AFP 
- I mondiali di calcio Qatar 2022 

AGI - Ad accompagnare il fischio d'inizio di uno dei campionati mondiali più controversi della storia del calcio è stato l'inno scelto per Qatar 2022, "Hayya Hayya" - Better together, "insieme è meglio" -, trovata discografica con intento d'integrazione. Un loop da discoteca il cui testo omette di citare il gioco che dovrebbe celebrare, limitandosi a un invito a ballare "otto notti su sette".

A cantare il raggaeton da stadio la qatariota Aisha, con il nigeriano Davido e la statunitense d'origine afroamericana Trinidad Cardona.

Quasi un tentativo di liquidare in una canzone tutte le istanze di inclusione etnica, religiosa e di genere che il Paese ospitante è accusato di disattendere, tanto da diventare un caso di coscienza non tanto per la Fifa quanto per il mondo dell'arte, uso a prendere le distanze da posizioni intransigenti. Come ha fatto Dua Lipa, smentendo ogni coinvolgimento sul palco del mondiale, proprio a causa dello scarso rispetto del Qatar per i diritti umani e civili, specie verso donne e comunità Lgbtq+.

Prima del "Waka Waka" cantato da Shakira con sottofondo di vuvuzelas per Sudafrica 2010, e prima di "La Copa de la Vida" con cui Ricky Martin si rivelò reale vincitore di Francia '98 (più che il gol di Zidane in finale, a riassumere l'intero campionato fu il verso "Un dos tre un pasito pa'lante, Maria"); prima della storpiatura di "Seven Nations Army" che ha occupato la memoria collettiva per la vittoria italiana ai Mondiali del 2006 (l'insensato e irresistibile refrain "Poooo-po-po-popoooo"), prima di tutto, il concetto stesso di inno del Mondiale è nato in Italia.

Perché c'è un prima e un dopo Italia '90. Prima e dopo le "notti magiche" di "Un'estate italiana".

Prodotto in inglese con il titolo "To be Number One", l'inno fu affidato alla riscrittura e all'interpretazione di Gianna Nannini - che era la rocker di "I maschi" - e del cantautore di "Sono solo canzonette" Edoardo Bennato dal tre volte premio Oscar Giorgio Moroder, compositore e producer a cui si devono la colonna sonora di Flashdance ("What a feeling"), Top Gun ("Take my breath away") e La Storia Infinita.

Moroder ha meritato la consacrazione in un brano-biografia dedicatogli dai Daft Punk: intervista su sintetizzatore che recita "my name is Giovanni Giorgio, but everybody calls me Giorgio". Quelle del '90 furono davvero "notti magiche", e lo furono molto oltre la partita di semifinale persa contro l'Argentina di Diego Maradona che chiuse il mondiale per l'Italia.

Erano gli anni in cui i dischi si vendevano: e quello di Bennato e Nannini fu il più venduto in Italia e Svizzera e il secondo in Germania.

Le consistenti royalties vennero devolute ad Amnesty International, ma "l'estate italiana" torna in classifica ogni volta che la Nazionale tocca un pallone con il suo "Non è una favola e dagli spogliatoi escono i ragazzi, e siamo noi".

Un testo che viene ancora insegnato nei corsi d'italiano agli stranieri, e che celebra l'amore, sì, ma per un'unità nazionale sportiva, la sola che metta davvero tutti d'accordo.

La Nazionale italiana, almeno questa volta, manca. E chissà che non sia un bene non giocare nel campionato delle polemiche ambientali e umanitarie. Ben altre notti, queste: notti d'oriente e neanche troppo stellate.