Il Napoli visto da Ottavio Bianchi: "È il grande favorito"
ESCLUSIVA AGI

Il Napoli visto da Ottavio Bianchi: "È il grande favorito"

Intervista all'AGI dell'allenatore del primo scudetto vinto 35 anni fa con Maradona in campo

ottavio bianchi napoli scudetto

© FRANCO ROMANO / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP
-

AGI -  Il 2021 si è tinto di azzurro con il trionfo agli europei di calcio e la pioggia di successi alle Olimpiadi, ma azzurro potrebbe diventare a maggio
anche il colore dominante della serie A. 

Ne è convinto l’ex allenatore Ottavio Bianchi che alla guida del Napoli conquistò il primo scudetto insieme a Diego Armando Maradona e adesso lo vede "grande favorito" per riportare il tricolore in città a distanza di 35 anni.

"Sono anni ormai che il Napoli è nelle prime posizioni e compete per il titolo", sottolinea il mister bresciano intervistato dall’AGI, "di solito quando una squadra si ritrova spesso in volata prima o poi azzecca lo sprint e vince. Mi sembra che quest’anno in particolare non manchi nulla: c’è una forte organizzazione, una rosa solida ben coperta in tutti i reparti, c’è entusiasmo, i giocatori sono gestiti bene, sono molto fiducioso. Il Napoli secondo me è la grande favorita per lo scudetto. Ancora una volta nel segno di Diego”.

La squadra partenopea guida la classifica di Serie A con un ruolino di marcia inarrestabile e sogna in grande. A spingere la squadra il tifo di una città intera e il desiderio di omaggiare l'eroe dei trionfi azzurri, il ‘Pibe de Oro’,  scomparso l'anno scorso in Argentina a soli 60 anni.

Secondo lei qual è il punto di forza della squadra allenata da Spalletti?

 "Il suo punto di forza è non avere punti deboli per il momento, la partita contro la Lazio lo ha evidenziato. Il Napoli ha dimostrato finora di essere veramente competitivo in ogni reparto. È il concetto di squadra che risalta e offre la base per vincere il campionato. In questo momento il Napoli è una squadra quadrata con un’idea di gioco chiara".

C’è qualcosa in comune con il suo Napoli che lo fa ben sperare?

Sicuramente la presenza di uno zoccolo duro. Il collettivo esalta le capacità del singolo e il singolo trascina la squadra. Poi per poter vincere un titolo la regola è stare stabilmente in una determinata zona della classifica, costruire una mentalità. Quando sono arrivato nel 1985 il Napoli giocava per non retrocedere e il nostro obiettivo diventò qualificarsi in coppa Uefa. Logico poi che quando hai il migliore giocatore di tutti i tempi puoi ambire rapidamente a risultati che richiedono più tempo, l’anno dopo vincemmo il titolo. Il Napoli attuale ha fatto questo processo, ed è logico che quando sei lì da un po’ poi l’anno buono può accadere".

Qual è il ricordo più bello delle sue stagioni a Napoli?

 "Senza dubbio il calore del territorio, c’era questo humus di eccitazione, questa voglia di rivincita, di vincere per la prima volta e scrivere una storia inedita. La città trasudava un entusiasmo montante, da un lato eccezionale e dall’altro lato pericoloso perché troppo entusiasmo a volte non si accompagna ai risultati e alla concretezza. Con il ds Allodi il nostro mantra era ‘lavorare e parlare poco’. Una cosa difficile in una città calda come Napoli, già con il nome di Maradona le aspettative erano altissime, ma molto stimolante.
Napoli-Lazio giocata allo stadio Maradona. Il gol al 10’ di DM, Dries Mertens. Lo stesso risultato della gara di anno scorso contro la Roma (4-0), pochi giorni dopo la sua morte.

Tutto rievoca Diego

"Voglio ricordarlo come l’entusiasmo fatta persona: bastava dargli la palla ed era felicissimo. Poteva essere in mezzo a 100mila persone per una finale o da solo a palleggiare su una strada: era sempre raggiante. Con la palla tra i piedi esprimeva l’arte di questo sport: era come un pianista che si esalta sui tasti, come un pittore dai mille colori, quei talenti nati una volta ogni secolo che si esprimono solo attraverso passione e capacità smisurata. Aveva una carica di gioia che toccava tutte le persone intorno a lui, me lo ricordo con grande commozione. Proprio per questo Diego ha subito pressioni enormi nel corso della sua vita, un peso difficile da reggere.

Chiudiamo con l’azzurro ma questa volta della Nazionale: previsioni in vista degli spareggi per Qatar 2022?

"La qualificazione si è complicata, il girone non era particolarmente difficile, è passata la Svizzera che aveva, come noi, molte defezioni. Ci siamo complicati la vita, gli scontri diretti poi in un certo senso dimezzano i valori in campo. Sarebbe veramente un bel guaio non centrare la qualificazione per la seconda volta consecutiva ma le qualità per superarle ci sono tutte. Bisogna vedere come ci arriviamo, se i giocatori più importanti sono in condizione e se il gruppo affronterà la sfida con lo spirito giusto. Come finirà? Non dico niente, sono stato tanto tempo a Napoli, ho imparato l’importanza della scaramanzia (ride ndr)".