L'Accademia della Crusca ha stabilito se Var sia maschile o femminile

Una nostra creatura, dato che è stata la Serie A a fare da cavia per l’esperimento che ha rivoluzionato il gioco. Un cambiamento epocale che è stato anche aspramente criticato

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Elmar Kremser / SVEN SIMON / Sven Simon / DPA
 
 L'arbitro Nestor Pitana va a consultare il Var durante la finale dei Mondiali 2018 tra Francia e Croazia

Vanto per tutto il calcio italiano, rappresentazione fisica della tecnologia, come molti richiedevano da anni, applicata al gioco del pallone. Tre lettere, una sigla: VAR. Acronimo per Video Assistant Referee. Probabilmente tra le parole più pronunciate in riferimento all’ultima stagione sportiva.

La famosa moviola in campo, l’assistente video a disposizione del direttore di gara che non solo prova a resettare qualsiasi eventuale errore arbitrale, ma permette allo spettatore una visuale in soggettiva delle scelte dei fischietti. Un elemento che è stato determinante nell’ultima finale del più prestigioso tra i tornei, il mondiale, perché chissà se quella mano galeotta di Perisic sarebbe stata colta ad occhio nudo dall’argentino Nestor Pitana? Probabilmente no.

Una nostra creatura, dato che è stata la Serie A a fare da cavia per l’esperimento che ha rivoluzionato il gioco. Un cambiamento epocale che è stato anche aspramente criticato, per molti infatti l’errore umano dell’arbitro farebbe parte del gioco, sarebbe un elemento in più per rendere la trama di un match ancora più intrigante.

Ma altro argomento di discussione che conduce a riflessioni che tolgono il sonno a qualsiasi tifoso è di natura grammaticale: il sesso di questa nuova tecnologia. VAR maschio o VAR femmina? Il VAR o la VAR?

I media non si sono rivelati definitivamente utili a risolvere il dilemma amletico, finora ognuno ha seguito un ragionamento personale non privo di fondamento. L’istinto è quello di riferirsi alla “tecnologia VAR”, così come tra l’altro viene chiamata in certi passaggi del protocollo IFAB, il documento che contiene regole e principi dell’utilizzo della suddetta tecnologia; per cui di parlarne al femminile. Ma altri fanno notare che, essendo un assistente arbitrale, dovrebbe essere chiamato al maschile.

Per risolvere la querelle, come riporta oggi il sito di skysport, è stata scomodata anche l’accademia della Crusca che, tramite il linguista e lessicografo Marco Biffi, conclude che “Sebbene la sigla si riferisca alla persona, c’è stata molta confusione creata dai mezzi di informazione di massa, che l’hanno riferita alla tecnica, alla strumentazione, determinando un’incertezza sul genere tra addetti ai lavori e parlanti medi. Ad ogni modo, va subito chiarito che il genere è maschile. Volendo ragionare esclusivamente in inglese e non in italiano il problema comunque non si pone, dal momento che tutti i sostantivi della parola VAR sono maschili: video, assistant, referee”.

Niente più scuse, niente più dubbi. Il VAR è maschile, così come, di conseguenza, dovranno declinarsi gli insulti dei tifosi ogniqualvolta il Grande Fratello del calcio interverrà contro la propria squadra del cuore.    



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