Tavecchio non molla la poltrona del calcio italiano. E schiera una difesa a uomo 

Il presidente federale non si dimette dopo la disfatta della Nazionale di Ventura. Non si sente responsabile dell'eliminazione dell'Italia dai Mondiali in Russia. Ecco chi sta con lui

Tavecchio non molla la poltrona del calcio italiano. E schiera una difesa a uomo 
 Afp
 Carlo Tavecchio
 

Alle 19 di ieri sera, dopo una lunga giornata (riassunta qui da Tuttosport) arriva la notizia che gli italiani aspettavano: Gian Piero Ventura non è più l'allenatore della nazionale di calcio. Ma in questo momento è l'unico a pagare. Carlo Tavecchio rimane al suo posto, ancorato alla sua poltrona da cui non intende separarsi. "Indisponibile" alle dimissioni è la formula che uno scarno comunicato usa per rispondere a quest'eventualità (Huffington Post). Tavecchio ha annunciato un Consiglio Federale straordinario per lunedì prossimo dove verrà presentato il programma per i prossimi anni: «Non abbiamo più necessità della collaborazione di Ventura. Per la Nazionale abbiamo pensato al profilo di un allenatore importante» (Corriere).  

Tavecchio non molla la poltrona del calcio italiano. E schiera una difesa a uomo 
 Nazionale azzurra italia giampiero ventura e carlo tavecchio - twitter

La FIFA difende Tavecchio 

Il numero uno della FIGC, del resto, può contare sull'appoggio del numero uno della FIFA, Gianni Infantino. E non è un alleato da poco: "Tavecchio è una persona di vecchio stampo, ma aperto al nuovo e capace di lavorare con tutti per il bene del calcio italiano. Una delle dimostrazioni di questo è il contributo straordinario della sua Figc al progetto Var, fondamentale per tutto il movimento calcistico e il futuro. I bilanci federali sono a posto, gli statuti della Leghe allineati e diversi progetti socio-calcistici danno l'idea del grande lavoro fatto" (Gazzetta dello Sport). Anche Renzo Ulivieri, presidente dell'Assoallenatori e vicepresidente federale, sceglie di dare fiducia a Tavecchio: "C'è un pensiero popolare sul quale bisogna fare delle considerazioni, ma abbiamo deciso di fare un percorso lineare, se avrà la fiducia del Consiglio federale potrà andare avanti, altrimenti no, è il percorso normale di ogni istituzione" (Repubblica). 

Chi lo attacca

Rinnovamento. Questa è la parola che ieri ha circolato con più insistenza sui social e sui siti d'informazione in attesa di sapere le novità. Il CONI, attraverso le parole del presidente Giovanni Malagò, ha preso atto della decisione di Tavecchio di restare al suo posto ma sperava in una decisione opposta: "Non ha seguito il mio consiglio ma è nelle sue facoltà. Non voglio essere polemico" (Gazzetta).  L'attacco più duro lo scaglia Damiano Tommasi, presidente dell'Assocalciatori: "Volevamo sentirci dire è che si riparte da zero e quindi andare a nuove elezioni. Non si risolvono i problemi del calcio italiano con l’esonero del ct. Si continuerà a rigirare la stessa minestra che è rimasta indigesta a parecchi". (SkySport). Poi il tweet che aumenta la delusione di chi sperava in una vera rivoluzione ma dovrà attendere ancora. 

Tavecchio non molla la poltrona del calcio italiano. E schiera una difesa a uomo 
 Afp
 Carlo Ancelotti

È il turno di Ancelotti? 

Insieme a quelli di Conte e Ranieri è il nome che più rimbalza dentro e fuori gli uffici della Federazione. Tutti lo vogliono: tifosi, dirigenti, addetti ai lavori. Ma c'è ancora da lavorare per poter dare a Carlo Ancelotti quelle garanzie, tattiche ed economiche, che possano convincerlo ad accettare una delle sfide più difficili e affascinanti della sua lunga e vincente carriera (Sport Mediaset). Ma non è finita qui. L'idea di Tavecchio è ancora più ambiziosa: affiancargli una figura ben conosciuta dagli amanti del calcio che possa dare freschezza ad uno spogliatoio, quello azzurro, in cerca di compattezza. Il nome, in questo caso, è quello di Paolo Maldini (Fanpage). Basterà tutto questo per far dimenticare le mancate dimissioni? 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it