Daley Blind, in campo col pacemaker

Daley Blind, in campo col pacemaker

Dopo l'operazione, avvenuta nel 2019, il mediano dell'Ajax è tornato a giocare. Suo il raddoppio olandese contro gli Usa ai Mondiali in Qatar

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© Raul Arboleda/ AFP - Daley Blind

AGI - Chissà cosa ha provato Sonny Colbrelli quando, al 46' del primo tempo di Olanda-Stati Uniti, Daley Blind con un destro dal centro dell'area ha raddoppiato per gli Oranje. Colbrelli non gioca a calcio, si sa, ma è stato un ciclista di grande spessore e ha annunciato il ritiro dall'attività agonistica poche settimane fa a causa di quel che gli è successo al Giro di Catalogna nel marzo scorso. Quando, al termine di una tappa, si è accasciato al suolo vittima di un arresto cardiaco. La stessa scena si era vista all'Europeo di pochi mesi prima con Chistian Eriksen durante il match contro la Finlandia e il centrocampista allora dell'Inter tenne il mondo sportivo e non solo col fiato sospeso.

Colbrelli ha dovuto dire addio al ciclismo perché ha scoperto di essere affetto da miocardite, come Eriksen. Ma mentre il centrocampista danese si è fatto installare un defibrillatore sottocutaneo e ha potuto proseguire l'attività in Premier League, il ciclista lombardo dopo lo stesso intervento ha preferito smettere piuttosto che continuare a correre all'estero per aggirare le rigide normative italiane. Ma non ci vuole un romanziere per immaginare che quando Blind ha segnato qualche malinconia l'abbia assalito. Perché anche il mediano olandese e dell'Ajax, suo coetaneo di 32 anni, porta dentro si sè un pacemaker. Gli fu installato a fine 2019 dopo che, in un match di Champions contro il Valencia, a dieci minuti dalla fine pure lui ebbe un mancamento.

Dopo l'operazione Daley è tornato a giocare e che fosse proprio il caso di non prendere sottogamba la questione lo si è visto poco dopo, a fine agosto 2020, quando alla fine di un'amichevole fra l'Ajax e l'Herta Berlino, si è nuovamente fermato per un malfunzionamento del pacemaker. Senza svenire, ma facendo correre un brivido lungo la schiena dei presenti. Difficile sapere se una giornata come quella vissuta contro gli Usa può compensare un giocatore di tutta l'ansia che ha vissuto temendo di dover smettere per sempre. Ma che i progressi della medicina sportiva possano mettere in condizione un calciatore di giocare un Mondiale dopo aver rischiato la vita è una grande notizia per tutti.