#Qatar 2022, in rete si continua a discutere molto non solo di calcio

#Qatar 2022, in rete si continua a discutere molto non solo di calcio

Le conversazioni sul web associate ai Mondiali si concentrano sui divieti imposti agli spettatori, e sulla scarsa attenzione per grandi temi come il rispetto dei diritti, i migranti e la sostenibilità

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© JÜRGEN FROMME / FIRO SPORTPHOTO / DPA PICTURE-ALLIANCE VIA AFP - Una protesta contro le morti sul lavoro negli stati del Qatar allestita in uno stadio in Germania per l'inizio dei Mondiali

AGI - Per questa Coppa del mondo di calcio sono state messe in campo tutte le risorse disponibili. Stadi, aeroporto, metropolitana, strade, hotel, tutte infrastrutture costruite da zero. Ma nelle conversazioni in rete, oltre allo sport, si impongono temi aperti i diritti umani, comunità Lgbt+ e omosessualità (attualmente illegale in Qatar, punibile con il carcere).

Un altro grande tema è lo sfruttamento dei lavoratori e le vittime nei cantieri, durante la costruzione delle strutture per accogliere la manifestazione sportiva. Il mondo ha reagito e per giorni si è discusso delle fasce arcobaleno per i capitani, non consentite, del boicottaggio da maxischermo di Parigi e diritti Lgbt+. La replica di Gianni Infantino, presidente della Fifa: "Oggi mi sento del Qatar. Oggi mi sento arabo, africano, gay, disabile, oggi mi sento un lavoratore migrante".

Con gli algoritmi di intelligenza artificiale di Kpi6 abbiamo analizzato le conversazioni in rete, concentrandoci sui principali focus tematici emersi, per volumi e interazioni, quando si parla di #Qatar2022. Non è un sentiment positivo quello associato ai mondiali di calcio qatarioti. Secondo l’analisi realizzata in tempo reale, dei post positivi, negativi o sarcastici, e delle reazioni degli utenti inerenti la competizione sportiva, lo sport passa in secondo piano.

L’agenda delle priorità nelle conversazioni in rete sono di tutt’altro tipo, il calcio è un pretesto, in questo caso, per discutere di violazioni dei diritti, sfruttamento dei lavoratori, corruzione, morti sul lavoro e rispetto dell’ambiente. Si tratta anche di contenuti polemiche sui divieti imposti dal Qatar agli spettatori negli stadi come quello di bere birra o mostrare in pubblico la bandiera arcobaleno a sostegno della comunità Lgbt+. Un vasto movimento di opinione si è attivato a ridosso dei mondiali, e anche dopo il fischio di inizio della partita inaugurale (Qatar-Ecuador, girone A, finita 0-2) l’attenzione e i thread generati in rete, non posizionano lo sport al centro dell’interesse collettivo.

 

L’identikit dell’utente impegnato a seguire i mondiali di calcio, estendendo la discussione sui diritti umani, appartiene principalmente alla categoria dei Millennials (la generazione dei nati tra il 1981 e il 1996), molto attenti alla salute, benessere e business, inteso come lavoro e opportunità professionali qualificate. Persone attive, che amano ingaggiare conversazioni sfidanti su temi eticamente rilevanti, consapevoli delle problematiche maggiormente dibattute dall’opinione pubblica, tendenzialmente altruisti.

All’interno di questo gruppo di utenti che animano la discussione non è passato inosservato il discorso pronunciato da Gianni Infantino, il presidente della FIFA, in contrapposizione alle critiche sollevate nei confronti dell’organizzazione dei Mondiali. Fantino ha precisato di non condividere le molte critiche arrivate nelle ultime settimane dai paesi occidentali, sostenendo che si tratta di “semplice ipocrisia”.  

Un discorso ritenuto retorico da molti utenti, che ha provocato oltre l’80% di disapprovazione e rabbia, ritenuto non condivisibile in relazione alle numerose problematiche e violazioni dei diritti umani che si sarebbero verificati in Qatar. Le parole più utilizzate nelle repliche a Infantino in rete sono “risarcire”, “migranti”, “vittime”, “famiglie”. 

*Analisti: Gaetano Masi, Pietro La Torre. Fabiana Giannuzzi. Giornalista, content editor: Massimo Fellini