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Il 'mea culpa' di Roberto Mancini dopo la disfatta mondiale

Il 'mea culpa' di Roberto Mancini dopo la disfatta mondiale

Dopo la clamorosa sconfitta contro la Macedonia del Nord a Palermo il tecnico torna in discussione. "Se quella di Wembley è la cosa più bella a livello professionale, questa è la più grande delusione". E non è il momento di pensare al futuro: "Vediamo cosa succede"

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© Alberto Pizzoli/Afp - Roberto Mancini

AGI - Il cielo non è azzurro sopra Palermo. La Nazionale italiana sconfitta dalla Macedonia del Nord con un gol dell'ex rosanero Aleksandar Trajkovski, è fuori dal Mondiale per la seconda volta consecutiva. E il calcio è sotto processo dopo i recenti trionfi europei. Lo stesso Ct Roberto Mancini si mette in discussione, l'amarezza è grande, non vuole parlare di futuro e dice con un soffio di voce: "Sono io l'allenatore, sono dunque io il responsabile"

 Sebbene il capo della Figc, Gabriele Gravina, si affretti a precisare: "Il progetto di Mancini e quello mio vanno avanti. Continuare deve essere la cura per arginare le lacerazioni subite. Abbiamo vissuto tante soddisfazioni negli ultimi tre anni e questo dolore dobbiamo superarlo insieme".

Al Barbera l'Italia ha incassato "un risultato immeritato e ingiusto, penalizzante per i nostri ragazzi, per la Nazionale e i nostri tifosi. Nessuno spiraglio di sfiducia. Io continuerò a proteggere questi ragazzi, il tecnico. Si va avanti a testa alta".

Il presidente della federazione si è presentato in sala stampa con Mancini visibilmente scosso: "Sono l'allenatore e quindi il primo responsabile. E io mi sento responsabile per quello che è successo. Sto soffrendo molto per questo, i ragazzi non lo meritavano. Se quella di Wembley è la cosa più bella a livello professionale, questa è la più grande delusione". E non è il momento di pensare al futuro: "Vediamo cosa succede, la delusione è troppo grande per parlarne ora. Ai miei ragazzi voglio più bene ora che a luglio scorso". 

Gravina poi allarga la questione: "Ci sono degli interessi imprenditoriali legati alla gestione del calcio. Mentre i ragazzi convocati arrivano con molto entusiasmo c'è sempre resistenza da parte dei club, da cui la Nazionale è vista come un fastidio piuttosto che come opportunità. Noi possiamo solo chiedere non possiamo fare altro... se non è condiviso il progetto, non possiamo imporre delle regole che sono solo nostre. Dobbiamo piuttosto riflettere su un nodo più centrale e più radicale: vediamo le gare e sono pochissimi i selezionabili, questo è il tema su cui dobbiamo riflettere, c'è qualcosa che deve essere rivisto. Dobbiamo aprire un confronto molto incisivo".

Infine, Palermo, che con oltre 34 mila spettatori ha incoraggiato in tutti i modi gli Azzurri: "E' stata eccezionale - conclude Gravina - straordinaria e torneremo presto, la città lo stramerita perché l'affetto che ha riversato è impagabile". E ora si volta pagina.