Nei bar italiani a Bruxelles si respira aria da 'derby'

Nei bar italiani a Bruxelles si respira aria da 'derby'

Viaggio dell'AGI tra ricordi, tifo e riconoscenza verso il nuovo Paese. Ristoratori e proprietari di locali nella capitale attendono con trepidazione la sfida dei quarti tra Azzurri e diavoli rossi. E rivelano: "La vera rivalità qui è con la Francia"

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© FEDERICO GAMBARINI / DPA PICTURE-ALLIANCE VIA AFP - Allenamento nazionale italiana di calcio

AGI - “Tiferò per l’Italia, ma anche se vincerà il Belgio sarò contentissimo”. Romolo Putzu, proprietario del popolare bar Le Louvre di Saint-Gilles, situato in una delle zone più multiculturali di Bruxelles, ha già la vittoria in tasca.

Nato in Belgio da genitori sardi immigrati nel ’57, Putzu mostra con orgoglio la sua maglia metà italiana e metà belga esposta in una teca del suo locale, di fianco a un poster della Gioconda. “La metà azzurra è quella di sinistra perché il mio cuore batte per l’Italia”, ha raccontato all’AGI alla vigilia dei quarti di finale dell’Europeo.

Dopo un anno trascorso nelle miniere belghe, suo padre si è trasferito a Bruxelles, dove ha iniziato a lavorare “tra i bar della Grand Place e i ristoranti di lusso”. Nel ’63 ha aperto il suo primo locale, “Il sole di Sardegna”, in quello che allora era il fulcro della comunità italiana a Bruxelles, il quartiere di Anderlecht. Poco meno di vent’anni dopo è arrivato Le Louvre, “che a marzo del 2022 festeggerà i quarant’anni di attività”, spiega il gestore di seconda generazione.

 Nonostante le origini della famiglia Putzu, “nel locale si tiferà soprattutto per il Belgio”, ma con rispetto per l’avversario. “La vera rivalità è con la Francia, che ha eliminato i Diavoli rossi nella semifinale della Coppa del mondo del 2018: una sconfitta che i belgi non hanno mai digerito”.

Tanto che durante la partita che ha visto Les Bleus soccombere ai rigori contro la Svizzera, “nel locale erano quasi tutti contenti, a parte un gruppo di francesi”, gli unici clienti che si erano recati al Louvre a fare il tifo per la propria nazionale.

Un sentimento di gioia per la sconfitta della Francia condiviso anche nella taverna Le New Touquet di Michele D’Auria. Nato e cresciuto in provincia di Napoli, D’Auria a 16 anni ha lasciato l’Italia alla volta del Belgio. “Vivo qui da cinquant’anni - racconta - e ho trascorso a Bruxelles tutti i momenti più belli del calcio italiano”.

Dai Mondiali dell’82 a quelli del 2006, D’Auria non si è mai fatto mancare “i caroselli delle auto fino alla Grand Place” e “le feste con gli tutti gli altri italiani emigrati in Belgio”, più uniti che mai nelle occasioni sportive.

Proprietario da quarant’anni della popolare taverna di Porte de Hal, a due passi dal quartiere storico Les Marolles, D’Auria non ha dubbi: “Il Belgio ha la squadra più forte”. Eppure, “se non giocano Eden Hazard e Kevin De Bruyne, l’Italia ce la può fare. Speriamo bene”.