Un campione, cento canzoni. I brani dedicati a Maradona

Un campione, cento canzoni. I brani dedicati a Maradona

Quello che è considerato uno dei più grandi calciatori della storia sia stato utilizzato da molti musicisti del nostro Paese (e non solo naturalmente) come metafora per raccontare l’aspetto più estroso della nostra vita

canzoni dedicate a maradona

© Mehdi Taamallah / NurPhoto / NurPhoto via AFP

 
- Maradona e Rocio Oliva

Il talento e la storia di Maradona prescindevano dal rettangolo di gioco. Non è un caso dunque che quello che è considerato uno dei più grandi calciatori della storia sia stato utilizzato da molti musicisti del nostro Paese (e non solo naturalmente) come metafora per raccontare l’aspetto più estroso della nostra vita.

Il primo forse in Italia ad aver percepito l’essenza di Maradona decidendo di celebrarlo con una canzone fu Francesco Baccini nell’album del 1992 “Nomi e cognomi”, la seconda traccia si intitola proprio “Diego Armando Maradona”, inserito in una lista accanto a nomi come Adriano Celentano, Renato Curcio e Giulio Andreotti. Come tutto il resto del disco quel ritornello, “Tira Diego! / Non perdere la faccia! / Tira Diego! / Che Napoli ti abbraccia!”, fece molto discutere.

Ma se Baccini, forte del vantaggio di viverne la contemporaneità, ha scritto un brano in cui Maradona, seppur con sarcasmo, veniva raccontato con pregi e limiti, per tutta una nuova generazione di artisti il numero dieci argentino ha rappresentato forse anche qualcosa in più. Una leggenda, appunto, un miracolo che ad oggi si poteva concretizzare solo nei video commemorativi su YouTube. I Thegiornalisti pre-scioglimento lo mettono accanto in un ritornello accanto a Robert De Niro e la Tigre di Mompracem di Sandokan e Pelè naturalmente, ma Maradona, decretano, “è una storia che sanno tutti”, “è megl' 'e Pelé”.

L’ottava traccia di “Avete ragione tutti”, disco che ha lanciato la carriera dei Canova, si intitola “Maradona” ed è un’interessante visione in soggettiva del campione della “Mano de Dios”, “Quelli come me – recita il pezzo – il calcio preferiscono giocarlo a piedi nudi senza badare a niente”, ricordando così l’approccio giocoso con il quale Maradona si divertiva (e faceva divertire) con un pallone tra i piedi. Senza dimenticare l’impegno politico del capitano dell’Argentina in versi tipo “Sono stato in Vaticano e ho scoperto che era fatto tutto d'oro/Queste tipo di cose mi fanno schifo”.

Anche il mondo della trap, forse in maniera più distorta, ha utilizzato il mito di Maradona per raccontare tematiche da sempre vicine a questo genere, dedito spesso a narrazioni sulla rivincita di ragazzi che vengono dalla povertà e riescono nella vita a conquistare i riflettori più luminosi grazie al proprio talento. La Dark Polo Gang così, in “Diego Armando Maradona”, canta “Io seguo i soldi e la droga/DarkSide baby Diego Armando Maradona”.

Non poteva mancare chiaramente un omaggio a Maradona da un rapper di origini napoletane, un tributo particolarmente sentito è quello di Vale Lambo in dialetto napoletano, che riesce a restituire con precisione chirurgica ciò che Maradona ha significato per una città, Napoli, che ha fatto da scenografia ai suoi successi più acclamati e con il quale il leggendario 10 condivideva una somiglianza del tutto unica, un’intesa forse mai vista nell’intera storia del calcio. Napoli, bella e condannata, un po' come quel campione, il più forte di tutti, passato proprio da lì, in quella terra difficile e meravigliosa, per illuminarla come meritava. Maradona per Napoli, si sa, è stato un figlio ancor prima che un calciatore. Canta Vale Lambo “O '84 è scis San Gennar”.

Gli omaggi poi però si mettono da parte dinanzi agli inni, Maradona è forse uno dei pochi che può vantarne uno praticamente ufficiale. Lo scrissero Bruno Lanza, autore da oltre 700 brani, alcuni dei quali entrati nella storia della nostra musica, ed Emilio Campassi qualche giorno prima che Maradona venisse acquistato dal Barcellona, quando in città riecheggiava forte il nome di questo fenomeno che a sorpresa stava per arrivare in una squadra che non aveva vinto praticamente nulla. Lanza non aveva idea di chi fosse, tant’è che il brano inizia con una sua domanda ingenua e innocente: “Ma non era Pelè il più forte? Ma allora scusa, Maradona è megl’e Pelè?...”. Il brano, raccontano le cronache, fu scritto in una mezz’oretta scarsa e, sempre ancor prima che Maradona indossasse la maglia azzurra, vennero stampate 35 mila copie. La sera del 30 giugno a Napoli si ascolta solo una canzone: