L'impresa dell'Atalanta nel calcio senza tifo

Quello della squadra di Gasperini è un trionfo destinato a fare rumore. Anche in uno stadio silenzioso in cui a rimbombare è solo il vuoto di un'esultanza assente, confinata. Una vittoria che forse, per poco più di 90 minuti, è stata capace di regalare un sorriso alla città di Bergamo, e all'Italia tutta. Almeno prima che i riflettori tornassero a inquadrare i protagonisti di un'altra, e più importante, battaglia da vincere.

La pericolosa speranza, fuori da uno stadio

Centinaia di tifosi hanno accompagnato il Valencia verso quella che poteva essere una "remuntada" storica. Sciarpe, cori, abbracci. In Spagna il coronavirus sta iniziando a diffondersi ma le maglie della rete, che non è solo quella di una porta di calcio, non sono così strette. Si parla, certo, di distanze, di metri e mascherine. Ma di "imposto" ancora c'è poco o nulla.

Una quadripletta in

Il calcio si ferma, in Italia, e si sta fermando, in altri campionati europei. Gettare uno sguardo dall'alto fa sembrare tutto meno importante, tutto più passeggero. Ma nonostante tutto si festeggia, si gioca, si salta sul divano a ogni singolo gol. Dalla quarantena alla quadripletta, il passo è breve. A volte misura solo undici metri.

L'eroe e il pallone da conservare

C'è un ragazzone sloveno che sta vivendo la sua stagione più grande. Tra giocate da fuoriclasse e gol decisivi, Ilicic è l'anima di questa Atalanta così ammirata. Quel pallone stretto se lo porterà a casa. Può farlo chi segna una tripletta. Lui, di gol, ne ha fatti 4. Scrivendo la storia. E forse, quando lo riguarderà, penserà al lieve sollievo che ha portato alla città di cui in campo, in quell'ora buia, ha portato in alto i colori.

L'attesa di ciò che ritornerà

"Lo sport è parte del patrimonio di ogni uomo e di ogni donna, e la sua assenza non potrà mai essere compensata", diceva Pierre de Coubertin, il creatore delle Olimpiadi moderne. Come quelle di Tokyo, che rischiano di saltare. Ci sono casi straordinari, però, che mostrano come sia necessario fermarsi. Per poco, si spera. Perché quell'assenza può essere compensata con l'attesa di qualcosa che, questo e certo, prima o poi, ripartirà. Per riempire, di nuovo, uno stadio intero.