Stéphanie Frappart, la prima donna ad arbitrare una finale di Supercoppa europea

La designazione dopo anni di duro lavoro: “Spero di suscitare delle vocazioni, ho aperto delle porte e spero che dietro di me restino aperte, con tante ragazze che possano seguire il mio esempio”

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CHRISTOPHE SIMON / AFP
Stéphanie Frappart

Stéphanie Frappart non diventa per caso il primo arbitro donna a dirigere un incontro di primo livello di calcio maschile, addirittura la Supercoppa europea, Liverpool-Chelsea, a Istanbul, fra i campioni di Champions e quelli di Europa League. “Non si arriva per caso sulla ribalta. Noi donne dobbiamo provare fisicamente, tecnicamente e tatticamente che siamo uguali agli uomini. Non ho paura di questo. Per me non cambia niente”. 

Dietro la favola della 35enne francese di Herblay su Seine c’è tanto lavoro, tanta determinazione, tanta professionalità. Già a 11 anni, per imitare i fratelli, che invece hanno smesso presto di fischiare per continuare a giocare, da dilettanti: “Ho voluto apprendere, al meglio, le regole, tutte le regole. All’inizio, è stata la cosa che più mi ha appassionato”.

A 17 anni, la svolta, quando Stéphanie capì che, come calciatrice, proprio non poteva sfondare e decise di inseguire comunque la grande passione, il pallone,  come arbitro: “Forte del mio lavoro e della fierezza che metto nel fare tutte le cose. Sono fattori determinante, come umiltà, lavoro, perseveranza, rigore”.

Ma non finisce qui: “Anche come arbitro, dovevo e devo assolutamente allenarmi anche fisicamente oltre che psicologicamente”. Eppoi bisogna studiare, aggiornarsi, sforzarsi di capire: “Bisogna applicarsi tutti i giorni, e in modo intenso. Io analizzo i match al video per capire meglio il gioco, anticipare le situazioni, trovarmi al posto giusto al momento giusto per prendere le decisioni giuste”. Perciò, come ogni campione, nelle sedute quotidiane col su preparatore atletico personale, Stephanie non lesina sui carichi di lavoro, non conta le ore né il percorso per progredire continuamente.

“Non ho un obiettivo preciso, so che come tutti gli agonisti voglio raggiungere il massimo”, commentava cinque anni fa i complimenti del selezionatore degli arbitri francesi, Pascal Garibian. “Ha sostenuto gli stessi test fisici degli uomini”. E, pian pianino, ha annullato il gap di genere, quella sciocca distinzione uomo-donna, diventando, semplicemente, non la migliore, ma il miglior, in assoluto. Così, dismessi gli abiti da animatrice di sport per tempo libero durante la settimana, nel week-end, ha cominciato a scrivere la sua storia di pioniera di arbitro donne.

Dal 2011 ha diretto partite di campionato maschile di Terza categoria in Francia. Il 10 agosto 2014, ha fischiato Nimes-Brest (0-0) di Seconda categoria – la serie B italiana -, prima direttrice di gara di un match pro maschile francese: “Una ricompensa e un riconoscimento al lavoro che ho fatto”. Nel 2015, eccola dirigere la coppa del Mondo donne, quindi l’Olimpiade a Rio 2016, gli Europei sempre donne 2017. Quindi, insieme ai riflettori che si accendono sempre più su di lei, ecco la nuova motivazione: “Spero di suscitare delle vocazioni, ho aperto delle porte e spero che dietro di me restino aperte, con tante ragazze che possano seguire il mio esempio”. 

Il 3 dicembre 2018 è stata designata fra gli arbitri dei Mondiali donne in Francia e il 7 luglio di quest’anno ha arbitrato la finale Usa-Olanda. Forte di un’altra pietra miliare, il 28 aprile, quando aveva fischiato Amiens-Strasburgo di Prima divisione (finita 0-0), prima donna della storia a dirigere un match del massimo campionato maschile.

“Solo a fine partita, mi sono detta che avevo raggiunto il mio obiettivo, arbitrare nella massima divisione del calcio maschile francese, e ho capito che questa partita è entrata nella storia. Sapevo che ero sotto gli occhi di tutti e tutti mi aspettavano per giudicarmi, ma l’ho presa come una partita come un’altra. Ho dimostrato di avere le competenze e la capacità per dirigere un incontro del genere. I giocatori accettano il mio arbitraggio, l’importante è essere sempre là e se fischi giusto non esistono proteste”. 

Ora, quest’ultima promozione, la più eclatante, per la Supercoppa europea Liverpool-Chelsea, le fa trascinare in scia due assistenti donne,  l’italiana Manuela Nicolosi che si è trasferita in Francia e fischia in Seconda divisione, e l’irlandese Michelle O’Neal, relegando al ruolo di quarto uomo il turco Cuneyt Cakir (al Var l’italiano  Massimiliano Irrati). Ma, soprattutto, cambia definitivamente la visione di uno sport solo maschile che già aveva subito un valido scossone col successo televisivo dei recenti Mondiali donne, mentre alcune donne manager hanno acquisito posti di comando in Premier League, da Karren Brady vice presidente del West Ham a Susan Whelan amministratore delegato del Leicester. E lei, Stéfanie Frappart, da arbitro federale, è diventata professionista a tempo pieno, con uno stipendio di 6000 euro al mese, più 3000 di rimborsi spese a partita.

“Nessun privilegio rispetto ai colleghi uomini”, sottolinea l’osservatore degli arbitri di Prima divisione maschile francese e Uefa, Stéphane Lannoy: “Come gli altri, deve sostenere ripetute di 40metri, con tempi limite, prove di condizione fisica e resistenza, e il nostro “yo-yo test”, un percorso con una serie di inversioni a U che sollecitano molto il cuore”. Come sognava a 11 anni, “Stéphanie Frappart è una atleta di calcio, anche se non propriamente una calciatrice. “E’ esattamente così, i test sono precisi, ci sono arbitri regolari che falliscono. Un arbitro deve essere sempre vicino all’azione  e quindi deve seguire un allenamento prolungato, proprio come un calciatore”, sottolinea l’ex arbitro internazionale, Bruno Dorrien.

Nessuna paura da parte delle donne arbitro. “Certamente la mia vita è cambiata, ora sono molto più popolare in tutto il mondo. Ho già arbitrato in Prima divisione, in Francia, e quindi conosco la sensazione e come gestire le mie emozioni. Non è il mio primo match importante, conosco tutto quello che c’è dietro”, chiosa Stéphanie, sicura, come sempre, anche alla vigilia del match della vita. Con la ferma benedizione del responsabile degli arbitri Uefa, Roberto Rossetti: “La Frappart merita totalmente questa opportunità”.

Che fa eco al nulla osta dell’allenatore dello Strasburgo, Thierry Laurey: “Prima della partita non avevo alcuna preoccupazione e anche dopo la mia opinione non è cambiata: la signorina Frappart ha raggiunto un ottimo livello e sta facendo un grande lavoro”.

Col beneplacito di un come doc, come Frank Lampard, che va anche oltre: “Il calcio maschile è stato molto lento nell’accogliere arbitri donne”. Stéphanie non poteva sperare in una sponsorizzazione migliore di una ex star, ieri come calciatore, oggi come allenatore del Chelsea. Cui si accoda Jurgen Klopp, sponda Liverpool: “Sono davvero felice di partecipare a questo storico momento. Avere una donna arbitro in un match così importante, davanti a milioni di spettatori, è una decisione molto saggia”.

Stéphanie non è una donna che si nota molto. Magari nella vita reale è un difetto, ma “è un grandissimo merito per un arbitro”, sottolineano i più. E, secondo uno studio della Federcalcio francese, i calciatori, anche quelli più furbi e rudi, sono un po’ più rispettosi nei confronti della donna arbitro a paragone con l’uomo arbitro Ma bisogna ricordare che quattro anni fa in un incontro di Seconda divisione maschile francese, “madame l’arbitre” non ha esitato ad estrarre il cartellino rosso più veloce della storia della categoria, dopo appena 56 secondi di Nimes-Valenciennes. Stavolta sarà in qualche modo influenzata dalle star del calcio inglese che si troverà davanti e da una audience tanto più grande?



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