AGI - “È proprio una mamma italiana d’altri tempi che ha saputo dare tantissimo amore e solidità a questa famiglia”. Serena Rossi descrive così, in un’intervista all’AGI, Olga, la madre dei Panini che interpreta in “La famiglia Panini - L’avventura delle figurine”, la serie diretta da Letizia Lamartire e presentata alla Festa del Cinema di Roma.
Ambientata tra gli anni Quaranta e il 1970, racconta la nascita delle iconiche figurine: una famiglia con otto figli lascia la campagna per una Modena che si rialza dalle ceneri della guerra e, a partire da un’edicola trasforma un’idea semplice in un’impresa che si consacra con i Mondiali del Messico.
Un’Italia in cui “si figliava di più, le donne lavoravano di meno e quindi avevano più tempo a disposizione”, ricorda Rossi, citando la nonna che era una di otto fratelli. “La maternità non è facile, è un tema molto delicato e siamo sempre lì sul filo. A noi donne la vita facile non è mai stata. Erano altri tempi, le cose erano diverse. Però la signora Olga è stata un apripista per tante donne di oggi, secondo me”.
Costruire il personaggio, una donna modenese che nel 1940 ha 40 anni e ne ha 70 ai Mondiali del 1970, è stato complicato, tra invecchiamento, trucco speciale, postura, voce e accento modenese. “Con Letizia abbiamo fatto un grande lavoro di sottrazione, paradossalmente. Il suo gesto più famoso nei miei confronti è questo: meno Serena”, racconta l’attrice, che ha una fisicità, una gestualità e un temperamento diversi da quelli di Olga. “Volevamo restituirle una forza, una determinazione, un briciolo di follia anche, che lei aveva ereditato forse anche dal marito, che invece era un grandissimo sognatore, un po’ più evanescente e naif di lei sicuramente”, mantenendo il personaggio “estremamente caldo”. Olga è “poche parole, tanti fatti, anche solamente nel modo in cui lei guarda questi figli e li vede crescere, li accompagna e li ama e li responsabilizza e li rimprovera e li scuote”.
La sfida di Lamartire: un racconto corale lungo trent’anni
Per Lamartire la sfida più grande è stato il racconto corale. “Una cosa che non avevo mai fatto, un genere che non avevo mai fatto. La costruzione della famiglia senza perdere la singolarità dei personaggi, questa sicuramente è una grande sfida”. A questo si è aggiunto lo scorrere di trent’anni: “Gli attori erano tanti, quindi c’è un cambio di cast. Seguire senza perdere il filo del racconto di ciascun personaggio era veramente una grande sfida”.
Le figurine di Rossi e il mito Panini nel mondo
Quanto alle figurine, Rossi racconta che il figlio di dieci anni “vive in un’epoca molto digitalizzata, ma non è un bambino digitale”. Lei collezionava altro: “Più che i calciatori andavo sui cartoni animati e sui film tipo Disney. Anche i Puffi facevo, però anche i grandi cartoni animati di Walt Disney”. E scherza: “Ho inventato una figurina pure io con la principessa di Frozen, sicuro”. Con la serie in arrivo su Disney+, il mito Panini farà il giro del mondo, ma Serena Rossi su questo precisa: “Sono già arrivate in tutto il mondo. In Francia non le chiamano figurine, le chiamano panini. Hanno il nome della famiglia, l’oggetto di per sé, quindi vuol dire che questa famiglia veramente è andata molto oltre Modena”.
Durante la conferenza stampa Serena Rossi si è soffermata anche sulle piazze di oggi piene di giovani. Raccontare una storia di speranza, ha sottolineato, non vuol dire evadere dalla realtà, ma “avere la consapevolezza di prendersi anche dei rischi e di farlo con il sogno”. Pensando ai ragazzi che urlano la propria disperazione, ha detto: “Un futuro c’è, ci deve essere, ci può essere. Però secondo me questo futuro dovrebbe nascere da un ascolto innanzitutto. Se queste persone sono arrivate a cercare di farsi ascoltare, di far ascoltare il proprio grido disperato in questo modo, vuol dire che merita di essere ascoltato. Quindi la violenza non è mai la strada giusta, ma l’ascolto sì”.