AGI - Enrico Vanzina confeziona quella che lui stesso definisce "La grande bellezza" in giallo, misurandosi con il thriller, un genere nuovo per un maestro della commedia all'italiana. "La sera a Roma" è stato presentato oggi in anteprima nella sezione Grand Public alla ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma.
Il film, tratto dall'omonimo romanzo del regista edito da Mondadori Libri, fa da sfondo a un profondo e appassionante ritratto di una Capitale affascinante e decadente con un intricato caso di omicidio in cui il protagonista si vede coinvolto suo malgrado.
Un cast ricco di protagonisti
Ad affiancare Massimo Ghini nel cast figurano Carlo Buccirosso, Martina Stella, Rocío Muñoz Morales, Vittorio Viviani, Florence Nicolas, Elvira Zingone, Riccardo Terrana, Ricky Memphis, Luca Ward e Nicoletta Romanoff.
"È il lavoro della mia maturità"
Dopo aver raccontato nella sua lunga carriera con ironia, leggerezza e sarcasmo i vizi e i costumi della società italiana contemporanea, Vanzina spiega all'AGI il suo approccio alla pellicola: "Credo di aver fatto un bel film, è il lavoro della mia maturità, un'opera che parla di tante cose, che ha dentro al giallo tantissimi altri temi. È un film sulle fragilità umane".
Il regista descrive la sua città come un luogo che "non si fa capire, è inafferrabile. Non l'ha afferrata nessuno, nemmeno i più bravi, penso a Fellini ne La dolce vita".
Il rapporto perduto con il Tevere
Un aspetto che migliorerebbe subito è il rapporto con il fiume: "Far rivivere il Tevere. La gente di Roma non si rende conto che vive in una città in cui il Tevere è stato fondante, invece l'abbiamo dimenticato".
Sul cinema e giornalismo come baluardi di libertà, aggiunge: "Credo che il cinema ancora oggi, in cinque minuti, racconta quello che gli altri ancora non sanno", sottolineando che "chi fa il giornalista deve pubblicare il vero".
Massimo Ghini: "Non sono Sherlock Holmes"
Massimo Ghini racconta all'AGI la sua atipica indagine nei panni del giornalista Federico: "Non sono Sherlock Holmes, sono un giornalista musicale che si occupa degli eventi a Roma. Il mio Federico frequenta pure la nobiltà romana e ad un certo punto si troverà di colpo catapultato in una storia molto più grande di lui".
Cinema, televisione e libertà artistica
Sulla libertà artistica del grande schermo, l'attore evidenzia: "Una volta il cinema era molto più forte semplicemente perché era molto più anarchico, ma nell'accezione migliore della parola, cioè non rispondeva semplicemente a degli ordini che arrivavano, ma esprimeva artisticamente un proprio pensiero".
Una riflessione che si estende alla tv, che per Ghini "ha perduto da questo punto di vista una funzione importante. Di essere uno strumento di educazione proprio".
La stoccata sugli influencer e il futuro delle sale
Infine, la stoccata dell'attore: "A me fa ridere molto la parola influencer e io dico sempre: dategli due aspirine se è un influencer, cercate di curarlo in qualche maniera, perché non si può continuare a vivere di influencer".
La vera sfida, conclude Ghini, non è girare film pensando che "si sta girando la prossima Palma d'Oro a Cannes", ma ritrovare la sala: "Quello che manca è l'affezione del pubblico. Dall'altra parte dobbiamo cercare di trovare un accordo politico, sociale, culturale con la televisione".
Prossimamente al cinema
L'opera, prodotta da New International con Rai Cinema (in coproduzione con Rosebud Entertainment Pictures, in associazione con TZERO s.r.l. e in collaborazione con Prime Video), sarà prossimamente nelle sale distribuita da Unicorn in collaborazione con Medusa.