AGI - Paul Bettany e Ruaridh Mollica sono alla Festa del Cinema di Roma per presentare "Vision Quest", la nuova serie Marvel targata Disney+, accompagnata dalla proiezione dei primi due episodi (già disponibili sulla piattaforma) e da alcuni minuti in anteprima esclusiva del terzo capitolo. A margine dell'evento, i due protagonisti hanno affrontato il dibattito sull'intelligenza artificiale e il timore che possa sostituire gli attori in un'intervista all'AGI.
"Se fossi vissuto un paio di secoli fa e qualcuno avesse appena inventato la sgranatrice di cotone, sentendo parlare di Rivoluzione Industriale, sì, avrei avuto paura della Rivoluzione Industriale", ha risposto Bettany alla domanda sull'impatto dell'IA sul lavoro degli attori. "Ci penso, ma non credo che il nostro show ne parli direttamente: abbiamo girato la serie un anno e mezzo fa e la storia dell'IA si muove a un ritmo tale che oggi saremmo già superati". A fargli eco è Mollica, che rimarca la centralità del fattore umano nella fruizione artistica: "Come esseri umani amiamo l'umanità e ciò che significa essere umani. Credo che vorremo sempre continuare a vedere proprio questo nei nostri media e nella nostra arte".
Il tema dell'IA è stato al centro delle riflessioni di Bettany ripercorrendo la traiettoria del suo personaggio nell'universo Marvel: "Se Ultron rappresenta una versione cupa dell'intelligenza artificiale, desiderosa di assoggettare l'umanità e inorridita dalla sua inefficienza, Visione incarna invece la versione positiva di un'IA che vuole valorizzare l'uomo e che vede proprio nell'inefficienza la sua vera bellezza", ha spiegato l'attore britannico. "La democrazia è inefficiente, i bambini sono inefficienti perché non diventano 'utili' per anni, l'arte stessa è inefficiente. Ed è esattamente questo che Visione trova di straordinario negli esseri umani". Un approccio affrontato nel racconto "in modo indiretto e sfumato, senza la pretesa di fare una tesi sul futuro dell'umanità, anche per evitare che la tecnologia, correndo a ritmi vertiginosi, renda l'opera superata in poco tempo".
Tornando al senso profondo del suo lungo percorso nei panni del personaggio, iniziato con "WandaVision", Bettany ha poi concluso ricordando il valore emotivo di questo progetto: "All'inizio pensavamo che fosse un lavoro di nicchia, una piccola scatola magica di divertimento pensata solo per i 'nerd' e gli stravaganti come noi. Invece l'accoglienza è stata straordinaria. Quando le persone oggi mi parlano di Visione, mi rendo conto che in loro rivedo me stesso da piccolo: il ragazzo bullizzato che si sentiva un outsider. Far sentire comprese queste persone dentro una comunità così ampia è stata un'esperienza davvero commovente".