AGI - "Non è un ricatto morale attraverso la malattia, ma una nascita". Presentato a Casa Alice nell'ambito della Festa del Cinema di Roma, "Se ami qualcuno dillo" è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo firmato da Marco Bonini.
In un’intervista esclusiva all’AGI, il regista racconta il senso profondo della pellicola e la scelta del cast stellare guidato da Edoardo Leo, Claudia Gerini, Giovanna Mezzogiorno e Biagio Venditti.
Un film sanitario: se gli uomini non cambiano, muoiono
Il cuore dell'opera affronta la trasformazione emotiva maschile e il peso dei condizionamenti culturali, come spiega il regista: "Questo non è un film ideologico, è un film sanitario. Racconta che se gli uomini non fanno un cambiamento rischiano di morire fisicamente. La storia è quella di una nascita attraverso la malattia".
La perdita della memoria per far ripartire il cuore
Il paradosso al centro della narrazione ruota attorno al cambiamento del protagonista Sergio (Edoardo Leo) e al ritrovato legame con la famiglia: "Viene dimenticata una cultura che ha bloccato il cuore del personaggio - spiega il regista - il muscolo ricomincia a battere grazie alla perdita della memoria. Loro, i familiari, non rimangono perché lui sta male, ma perché è cambiato".
Il ruolo di Edoardo Leo
Sulla scelta del protagonista nel ruolo del padre, Bonini rivela i dubbi iniziali dell'attore e il motivo per cui era l'unico in grado di interpretarlo: "Abbiamo provato a non far fare a Edoardo la parte di mio padre. Lui non voleva farlo, ma io sapevo che poteva essere solo lui. Questo è un personaggio che frequenta il ridicolo senza mai oltrepassarlo: solo chi lo aveva visto succedere poteva sapere come portarlo in scena".