AGI - Piazza San Cosimato, cuore pulsante di Trastevere, si è trasformata in un tempio del cinema a cielo aperto per l'ultimo, emozionante appuntamento del "Cinema in piazza". Migliaia di persone assiepate in ogni angolo della piazza, le sedie quasi tutte occupate così come ogni centimetro dell'asfalto, con centinaia di persone presenti sin dal mattino per avere un posto in prima fila.
Sullo sfondo, il telo bianco attendeva le prime immagini di "Novecento" come una promessa. Poi lui è entrato. Robert De Niro, ottant'anni e uno sguardo ancora magnetico, è stato accolto da un boato e dal calore del pubblico romano, mani alzate e applausi infiniti. De Niro si è seduto accanto ad Antonio Monda e il grande racconto del cinema è iniziato. La partenza con Bernardo Bertolucci.
"Ho conosciuto Bernardo tramite Francis Ford Coppola", ha raccontato davanti a un pubblico entusiasta. "Avevo appena finito 'Il Padrino II', che non era ancora uscito. Poi ho incontrato Bernardo e mi ha offerto la parte in 'Novecento'. Dopo quel momento non avevo dubbi, volevo lavorare con lui. Lui era un regista meraviglioso. Volevo far parte di qualcosa di speciale, per questo mi sono impegnato e ho passato molto tempo su questo progetto, almeno dieci mesi".
Dieci mesi tra le nebbie della Bassa Padana, dentro un film che ancora oggi divide e commuove allo stesso tempo. Perché "Novecento", all'epoca, fece discutere: capitali hollywoodiani per un racconto profondamente antifascista, quasi comunista. De Niro non ha schivato la questione, ma l'ha portata altrove, verso qualcosa di più grande delle etichette: "Non so se Bernardo fosse comunista o socialista, non so cosa fosse realmente. So che era per la gente e per il giusto", ha detto.
Poi la riflessione più bella della serata sul significato più profondo del film: "Un'opera d'arte potrebbe non essere accettata o accolta bene nel momento in cui esce, ma questo non significa che 50 anni dopo, vedendo tutte le cose che accadono storicamente nel mondo, non abbia più rilevanza di quello che pensavamo all'epoca. Un'opera d'arte resta lì eterna per sempre, non cambierà mai".
I sodalizi leggendari: Scorsese e Joe Pesci
La serata si è poi fatta racconto di amicizie e di set leggendari. È bastato il nome di Martin Scorsese perché il volto di De Niro si illuminasse. "Marty è un grande regista, sono molto fortunato ad aver potuto lavorare con lui per dieci film, forse lavoreremo su un altro o due progetti ma ancora non so dirti. Sono stato molto fortunato ad incontrarlo".
E poi l'aneddoto che ha strappato una risata complice alla piazza: la scoperta di Joe Pesci in un film quasi dimenticato, "The Death Collector". "Ho visto questo film e ho detto a Marty: 'Questo tizio, devi vederlo'. Abbiamo fatto provini con altri attori che erano più 'giusti' fisicamente, ma alla fine dovevamo scegliere Joe perché era così bravo".
Dai colleghi straordinari a Sergio Leone
Un volto dopo l'altro, De Niro ha sfogliato l'album della settima arte citando altri due colleghi straordinari di set. Prima Meryl Streep, "una grande attrice, meravigliosa, divertente", poi Al Pacino, con quella complicità di due che si sono guardati negli occhi in scene ormai scolpite nella memoria collettiva. Impossibile non parlare della prima scena insieme nel film "Heat" di Michael Mann: "Al è stato fantastico. Sono fortunato di aver lavorato con lui. Era perfetto per ciò che faceva, io invece andavo bene per ciò che facevo".
C'è stato, ovviamente, anche spazio per "Il Cacciatore" e per il regista Michael Cimino, che Bob ha raccontato con un'immagine: "Michael mi mandò una sceneggiatura con la foto di un cacciatore con un cervo legato alla sua Cadillac bianca. Mi ha incuriosito subito solo per quell'immagine e ho detto sì".
E infine impossibile non citare Sergio Leone, con cui ha scritto una delle pagine più belle della storia del cinema con "C'era una volta in America", ricordato con una tenerezza che ha commosso il pubblico: "Sergio era fantastico, aveva un senso dell'umorismo eccezionale. Una volta sul set mi chiese di fare qualcosa, ma io non avevo capito. A quel punto gli ho chiesto di recitarlo per me. Lo ha fatto, e ho capito subito cosa volesse dire. Gli ho detto grazie perché ho visto che quando ha interpretato quelle pagine ci credeva davvero in quel che aveva scritto per il film".
Il messaggio finale ai giovani
Alla fine Bob De Niro si è rivolto ai più giovani, con la voce bassa di chi consegna qualcosa di prezioso: "Fidatevi del vostro istinto e dei vostri sentimenti. Quando vedete che qualcosa non va, spetta a voi decidere cosa fare. Quando vedete qualcosa di giusto, lo stesso. Soprattutto di questi tempi". Un ennesimo riferimento alla situazione politica del mondo lacerato dai conflitti.