AGI - "Ylenia? La sto ancora aspettando". Il racconto dell'incontro con Romina Power non può non partire dalla fine e da un momento di sincera commozione per la cantante e attrice che ha presentato al Filming Italy Sardegna Festival il suo libro “Pensieri profondamente semplici - L’abbecedario della mia vita”. Romina ha ripercorso le tappe di una vita tra cinema, musica, pittura e dolori privati mai leniti dal tempo come la scomparsa della figlia Ylenia a New Orleans. La speranza mai spenta è sempre quella di ritrovarla.
Romina Power ha spiegato le ragioni che l’hanno spinta a mettere su carta i propri pensieri, dopo anni di gossip e ricostruzioni giornalistiche che, a suo dire, l’hanno spesso tradita. "Ci pensavo da un po’ di anni, da quando ho realizzato di essere arrivata ai tre quarti della mia vita. Ho sentito il bisogno di far conoscere il mio pensiero autentico su vari argomenti, invece di vederlo sempre travisato da articoli improbabili e cose inventate dal gossip. Il titolo mi è venuto spontaneamente, non so neanch’io come; sono quelle ispirazioni che non ti sai spiegare. Poi è arrivato il sottotitolo: L’abbecedario della mia vita.”
La struttura del volume segue l’ordine alfabetico, rompendo con la tradizione biografica classica: “Volevo evitare la solita struttura biografica tradizionale che parte dalla nascita, che a volte trovo noiosa. Ho preferito seguire l’alfabeto: cosa scriverei per la A, per la B, per la C? Non ci sono tutte le lettere, ma alcune, come la S, sono ripetute molte volte. Ad esempio la S di Sesso, di Spiritualità, di Speranza e di Sardegna. Il libro parte con la A di Amore e finisce con la Y di Ylenia.”
Sul potere liberatorio della scrittura rispetto al racconto mediatico, ha aggiunto: “Molto mi ha ferito il gossip. E poi mi ha sempre infastidito essere interrotta. Quando scrivi, invece, nessuno ti interrompe: puoi andare a ruota libera. È il bello della scrittura. Dico solo che a volte, in un’intervista, basta spostare una virgola per cambiare completamente il senso di una frase. Il potere della scrittura è anche questo.”
Cresciuta tra tre culture — quella americana, quella italiana e quella messicana, eredità della madre nata in Messico — Power ha tracciato una mappa affettiva dei luoghi che l’hanno formata, a partire da un’ammissione netta su Hollywood. "In Messico ho passato alcuni anni della mia gioventù. Quegli anni in Centro America hanno contato molto nella mia formazione. Per quanto riguarda Hollywood… meno male che mia madre si è innamorata dell’Italia e se n’è andata da Los Angeles quando avevo appena 8 o 9 anni. Secondo me mi sono salvata così, non mi sarei mai sentita a mio agio in quel mondo. Non fa per me.”
"L’Italia, invece, è quella che mi ha dato tutto: un marito, i miei figli e un posto dove sentirmi a casa. Io dico sempre che non mi sono solo sposata in Puglia, ma ho proprio sposato la Puglia - confessa parlando a cuore aperto del suo amore per il nostro Paese -. Nel 2007 ero tornata negli Stati Uniti, ma non ce l’ho fatta a stare lontana: nel 2020 ero già di nuovo in Puglia.”
Pittrice oltre che scrittrice e cantante, Power ha annunciato tre mostre di pittura per l’estate e ha spiegato le differenze tra i linguaggi artistici che pratica. "La scrittura non è una novità per me, ho scritto anche dei romanzi in passato, anche se sono passati inosservati. Nella scrittura o nella pittura puoi spaziare di più perché non sei costretta dalla metrica o dal ritmo di una canzone.”
Sul suo stile pittorico, segnato da un tratto personale e da un legame con la figura materna: “Dipingo a olio e spatola da quando ero giovanissima. Mia madre era una bravissima ritrattista; io, per differenziarmi da lei e non invidiarla, dipingo tutti i miei soggetti di spalle. Voglio cogliere le persone nel loro momento naturale, senza che si mettano in posa". La stessa passione l’ha trasmessa ai suoi figli fin da piccoli: “Tenendo i colori e i pennelli in giro per casa. Fin da quando andavano alle elementari li facevo dipingere a olio. Molti dicono ‘no, i colori a olio ai bambini no, sporcano tutto’, invece è un modo bellissimo per esprimersi, per aprire una finestra colorata sulle pareti bianche o nere delle nostre case moderne.”
"Io sono la dimostrazione che si può avere successo nella vita credendo in ciò che si fa, anche avendo solo la terza media perché il cinema mi ha rapita quando avevo tredici anni. Non è sempre necessario andare all’università.”, ha aggiunto sorridendo.
Sul cinema degli anni ’60 e ‘70, Power ha ammesso di aver rivalutato col tempo un’esperienza che allora considerava minore con i "musicarelli" al fianco dell'ex marito Al Bano. "All’epoca pensavo fossero solo film di passaggio, convinta che poi avrei fatto il grande cinema come quello neorealista di Pietro Germi. Non è andata così. Però, riguardandoli oggi, sono una bellissima testimonianza di un’Italia in cui la gente era felice. Con il tempo si stanno rivalutando, esattamente come è successo per la musica degli anni ‘80, che all’epoca veniva tanto criticata e oggi è amatissima.”
Su “Felicità”, il brano che l’ha resa celebre in tutto il mondo insieme ad Al Bano, ha osservato: “‘Felicità’ è una specie di miracolo che ha contagiato il mondo. Forse piace per la sua semplicità: le cose semplici sono le più facili da ricordare.” Diverso il discorso per “Ci sarà”, portata a Sanremo 1984 e recentemente omaggiata da Marco Bellocchio nella sua serie "Portobello" su Enzo Tortora: “Quella canzone non l’abbiamo scritta noi, ma appena l’ho sentita mi è piaciuta moltissimo perché parlava di un mondo migliore, lasciava una speranza. A differenza di ‘Felicità’, l’ho amata fin dal primo acchito perché ha più spessore, anche se l’autore del testo è lo stesso.”
Sul palco dell’Ariston, invece, non è mai stata a suo agio: “Vivere Sanremo in gara per me è sempre stato un incubo. C’era una pressione pazzesca, non avevi pace nemmeno in camera da letto perché il telefono squillava a ogni ora. E poi non ho mai concepito la musica come una competizione in cui darsi i voti; per me la musica è Woodstock, unione tra artisti e non divisione. Come ospite ci tornerei volentieri, ma in gara mai più: ho già dato. Anzi, preferisco guardarlo in tv sul divano e criticare gli altri!”. Però sul futuro confessa "Come ospite ci tornerei, in gara no perché già ho dato".
Tra i ricordi televisivi più cari, Power ha citato il periodo di "Per tutta la vita" con Fabrizio Frizzi e il regista Enzo Trapani: “Fabrizio era una persona simpaticissima e ci divertivamo molto. E poi ricordo Enzo Trapani, il regista di ‘Fantastico 2’: era il Fellini della televisione, un genio creativo. Lavorai con Heather Parisi e Walter Chiari. Mi sono divertita tantissimo anche a ‘Canzonissima’ con il Trio Solenghi-Marchesini-Lopez. Anna Marchesini era unica.” Mentre sulla nuova versione proposta da Milly Carlucci spiega: "L'ho vista ma più che la canzone al centro c'erano le storie personali dei cantanti, è stata molto diversa e si sarebbe dovuta chiamare "Personalissima"".
Su 'Ballando con le stelle', nonostante l'annuale corteggiamento incessante, ha tagliato corto: “Milly mi contatta ogni anno, ma io ogni anno dico di no! Troppo stress. Devi passare mesi a pensare solo a ballare, poi ti esibisci dal vivo il sabato sera e, tutta sudata e ansimante, ti devi fare giudicare da persone che stanno lì sedute al fresco. Anche se adoro ballare — soprattutto salsa, bachata e tango — la competizione non fa per me. Mi avevano chiesto anche di fare la giudice in un programma, ma è durato una sola stagione perché davo il massimo dei voti a tutti: chi sono io per criticare o bocciare un altro? Mica sono Carla Fracci.”
Quanto al sodalizio artistico con l'ex marito, Power ha smentito l’idea di un addio definitivo ai palchi condivisi rispetto a quanto era emerso negli scorsi mesi: “Per quest’anno sono gli ultimi due, in Austria e in Polonia. Per l’anno prossimo vedremo. Oggi lavorare insieme sul palco è perfetto: andiamo d’accordissimo, anche perché lo show dura solo due ore e non c’è il tempo di litigare!”
Sul rapporto con i figli, ha aggiunto: “Se dovessi pensare all’incontro fondamentale della mia vita, direi quello con i miei figli. Io ascolto molto loro e da loro imparo quotidianamente la pazienza.”
Alla domanda sui rimpianti di carriera, Power non ha esitato: “Se rinascessi studierei regia. Fare l’attore ha troppi tempi morti e devi subire le decisioni del regista. La regia ti dà molta più creatività e controllo. Se fossi stata regista, mi sarebbe piaciuto raccontare storie legate al Neorealismo italiano, per me quello era il grande cinema.” Alla Romina tredicenne che entrava nel mondo dello spettacolo, oggi direbbe: “Se pensi di entrare nel grande cinema, scordatelo. Però oggi che sono libera ho ritrovato quella ragazzina dentro di me. Sto realizzando i miei sogni un po’ alla volta: le mostre, i libri, la raccolta di poesie — ho finalmente trovato un editore coraggioso — e forse scriverò anche un musical. Ma senza ‘Felicità’ dentro, per carità!”
L’ultimo pensiero, il più delicato, ha riguardato la figlia Ylenia, scomparsa nel 1994, alla quale è dedicata l’ultima lettera del libro. "Su questo si sono dette mille cose. Io ho la profonda convinzione che lei sia da qualche parte nel mondo. Vorrei solo che si dicesse che sua madre la sta ancora aspettando, la sta ancora cercando e la accoglierà sempre a braccia aperte, senza alcun giudizio.”
Un dolore che ha raggiunto l'apice con la reazione furiosa di Al Bano dopo l'intervista a Belve della stessa Romina. Uno sfogo quello del leone di Cellino San Marco ospite di Mara Venier diventato virato, ma che i loro stessi figli hanno evitato vedesse: "Quel pomeriggio ero con i miei figli Cristel e Yari e stavamo passando il tempo con il mio nipotino Axel di due anni. Io non sapevo nulla. I miei figli hanno saputo dell’intervista e mi hanno detto: ‘Mamma, non guardarla, è tremenda’. E io ho ubbidito. Vedi? Bisogna ascoltare i consigli dei figli.”