Cosa ci insegna Skam4 sul caso di Silvia Romano

Cosa ci insegna Skam4 sul caso di Silvia Romano

La nuova stagione della serie cult giovanile punta sulla storia di Sana, a cui velo e tappetino per le preghiere non impediscono discoteche e uscite con le amiche. La consulente musulmana della serie spiega: “Tutto ruota intorno alla libertà di scelta, la Romano non era alle Hawaii quando leggeva il Corano”

tv skam4 silvia romano

La storia della ragazza italiana e musulmana protagonista di Skam4 aiuterà ad abbattere gli stereotipi (e a capire qualcosa in più della vicenda Silvia Romano)

 

La nuova stagione della serie cult giovanile punta sulla storia di Sana, a cui velo e tappetino per le preghiere non impediscono discoteche e uscite con le amiche. La consulente musulmana della serie spiega: “Tutto ruota intorno alla libertà di scelta, la Romano non era alle Hawaii quando leggeva il Corano”

Chissà come reagiranno gli haters che hanno riversato parole d’odio su Silvia Romano quando si accorgeranno che in tv (su Netflix e TimVision) dal 15 maggio, va in scena  la storia di Sana, un’italiana di seconda generazione, tenacemente musulmana. Fedele al suo velo e al suo tappetino da preghiera ma anche molto legata al suo gruppo di amiche romane, insieme a loro in discoteca, alle feste, nelle chat, e perfino in vacanza nella sfrenata Mykonos.  Il destino ha voluto che dopo le prime stagioni dedicate al coming out, al sexting , ai disturbi alimentari e ad altri nodi adolescenziali, la quarta stagione di Skam Italia, versione tricolore del cult norvegese, si focalizzasse sul personaggio di Sana e che il debutto coincidesse con la bufera sulla questione della conversione di Silvia Romano, tornata dal sequestro in Somalia con una nuova religione e un nuovo nome, Aisha.

Ludovico Bessegato, regista, sceneggiatore e showrunner dal suo debutto italico della serie premiata con il “diversity award” , deciso a raccontare il mondo musulmano liberandosi degli stereotipi finora visti al cinema e in tv, anziché limitarsi alle interviste nelle scuole che hanno preceduto le altre stagioni si è immerso nell’Islam italico  partecipando a  matrimoni, al camp dei giovani musulmani in Trentino (“sono stato anche giurato al talent show dei giovani musulmani, dove c’era una ragazza che rappava con il velo”). Ma soprattutto, ha frequentato la famiglia della musulmana Sumaya Abdel Qader, scrittrice, sociologa nonché consigliera comunale a Milano che scelta come consulente alla sceneggiatura, presentando la stagione ha subito detto la sua sulla vicenda di Silvia Romano e sulle diversità rispetto al personaggio di Sana. Tutto ruota intorno al concetto di libertà di scelta:  “Silvia Romano non era in vacanza alle Hawaii quando ha letto il Corano, è legittimo quindi porsi il dubbio sulla libertà della sua scelta, ma non lo è affatto sconfinare nell’intolleranza e nella violenza”, ha chiarito.“La Romano è stata rapita da criminali ed è stata prigioniera in un contesto criminale quindi il dubbio sul lavaggio del cervello è legittimo ma chi siamo noi per giudicare?  Avremmo dovuto  soltanto accoglierla e non trasformare il giorno del suo ritorno nel giorno del giudizio”.

La protagonista di Skam 4, italianissima e figlia di stranieri (a Sumaya non piace neanche l’abusata definizione di “italiana di seconda generazione”, preferisce “donna italiana di fede musulmana) sceglie di essere una musulmana praticante e di indossare il velo cercando di trovare poi dei compromessi con il contesto che la circonda. “Dove c’è costrizione non c’è fede”, ha chiosato Sumaya, convinta che  finalmente  vedremo in tv qualcosa di nuovo e importante, la narrazione della vita normalissima di una ragazza italiana musulmana, alle prese con il mondo della scuola, degli amici, la famiglie e l'innamoramento per  Malik, amico di suo fratello che la destabilizzerà quando le rivelerà di essersi allontanato dalla fede musulmana.

“Sono sicura che questa rappresentazione reale e finalmente non stereotipata stimolerà le giovani generazioni”, ha spiegato Sumaya.  La vita quotidiana di Sana, ragazza fiera delle sue tradizioni musulmane ma ben integrata, prende parecchio spunti dalla sua esistenza e da quella dei suoi tre figli. Le sue prime due, diventate amiche della protagonista Beatrice Bruschi, hanno 17 e   15, “la più grande indossa il velo, la seconda no e io ho messo più in dubbio la scelta della prima, avevo paura che avrebbe avuto una vita più difficile” ha chiarito. Da sempre impegnata contro l’imposizione del velo, Sumaya lo indossa con convinzione e, chiarisce che “ non punta a privare della bellezza e della femminilità, questo è un messaggio che va scardinato, portare il velo corrisponde a un percorso di fede e a un esercizio spirituale, ma la bellezza non è incompatibile con spiritualità”. Tant'è che nella serie “come succede davvero nella vita reale” la protagonista lo cambia in continuazione intonandolo al look di giornata.

Secondo Sumaya, Skam4 “non risponde a tutte le domande ma offre spunti importanti, a partire da come si può vivere una fede anche nelle trasformazioni sociali. Skam  è un  manifesto alla diversità, specificità, evoluzione e crescita personale”.

Spera che l’uscita della nuova stagione  nel momento caldo del dibattito e degli haters scatenati contro Silvia Romano e la sua conversione, permetta  di approfondire il tema dell’Islam nelle sue varie forme, tra cui quella della protagonista  Sana e della sua famiglia. “Non sappiamo cosa ha spinto Silvia  alla conversione  ma questo non deve permetterci di giudicare il mondo musulmano nella sua interezza. L’Islam è un concetto astratto che diventa reale nel momento in cui viene vissuto dalle persone”.

Nonostante le ultime vicende, Sumaya  mantiene l’ottimismo sull’integrazione: “Siamo influenzati dalla cronache, ma ci sono più Italie,  ad esempio quelle del terzo settore e degli insegnanti che lavorano parecchio per l’accoglienza e  l’integrazione, nonostante una politica che fa poco per adattarsi ai tempi”. Su un punto però non transige: “Non è vero che le donne musulmane siano meno emancipate di quelle occidentali, basti pensare al numero dei femminicidi in Italia. Soltanto l’Arabia Saudita costringe le donne a una vita d’inferno, fa parte dei governi che tradiscono l''Islam”.