Quello che la tv italiana deve al genio di Mattia Torre

Autore di serie come 'Boris' e 'Dov'è Mario' ha raccontato un'italietta di arruffoni e arraffoni con i toni della migliore commedia italiana

mattia torre boris
Maria Laura Antonelli / AGF
Mattia Torre 

La sua malattia Mattia Torre l’aveva raccontata in una serie tv, “La linea verticale”, comica e dissacrante naturalmente, come era nelle sue corde. Quella malattia il 19 luglio ha preso il sopravvento portandolo via. Torre, apprezzato autore di teatro, cinema e tv, ma anche scrittore brillante, profondo, è morto a 47 anni. Il mondo del cinema lo ha ricordato per quello che era: un personaggio fondamentale del dietro le quinte del sistema cinematografico italiano.

La sua carriera parte dal teatro, come autore di commedie come “L’ufficio”, “Io non c’entro”, “Tutto a posto” e “Piccole anime”, quest’ultimo portato anche sul grande schermo. Un passaggio al cinema quasi obbligato per il suo stile così irriverente e contemporaneo, e che si concretizza con l’incontro con Giacomo Ciarrapico, con il quale scrivono il film “Piovono mucche”, che sarà premiato con il Solinas, il più importante premio per le sceneggiature.

Nel 2004 e fino al 2001 scrive i testi del programma televisivo “Parla con me”, ideato e condotto da Serena Dandini. Nel 2005 scrive un monologo dal titolo “Il migliore” interpretato da Valerio Mastandrea, con il quale proseguirà un sodalizio artistico che culminerà nelle riprese, appunto, de’ “La linea verticale”, dove l’attore romano interpreterà di fatto Mattia Torre in un racconto autobiografico dei lunghi mesi come paziente dell'ospedale romano Regina Elena.

Ma è nel 2007 che la popolarità arriva ai massimi livelli, con l’ideazione della serie tv cult “Boris”, insieme a Giacomo Ciarrapico e a Luca Vendruscolo; tre stagioni che raccontano la vita sul set della fiction “Gli occhi del cuore”. Personaggi indimenticabili quelli di “Boris”, una delle migliori produzioni televisive italiane forse di sempre in quanto a qualità del lavoro e risultati, una serie che gli addetti ai lavori riconoscono come essere, in tutta la sua bizzarria, comunque un racconto fedele del backstage della fiction italiana.

Nel 2011 firma la geniale commedia teatrale “456”, che poi verrà diluita in pillole per la tv mandate in onda su La7 all’interno di “The show must go off”, altro programma condotto dalla Dandini. Con Ciarrapico e Vendruscolo dirigeranno il film di “Boris”, degna conclusione della serie tv e la commedia grottesca “Ogni maledetto Natale”.

Sempre per Sky ha scritto anche la serie tv “Dov’è Mario?”, che anche se non ottenne risultati eccellenti in termini di ascolti segnò il ritorno sulle scene da protagonista di Corrado Guzzanti, che lo ricorda così: “Mattia Torre, amico carissimo e brillante, scrittore sopraffino, 47 anni, venti romanzi ancora da scrivere, cento sceneggiature. Una curiosità, un coraggio e un senso dell’umorismo rari in questo mondo, rarissimi in Italia. Uno che se adesso gli dicessi “che la terra ti sia lieve” ti scoppierebbe a ridere in faccia, ci scriverebbe sopra un monologo. Mi mancherai tanto. Ci eri indispensabile”.

I monologhi erano effettivamente la sua specialità, a maggio, come scrive La Repubblica, “era arrivato in libreria ‘In mezzo al mare’ (Mondadori), versione aggiornata della raccolta di "atti comici" pubblicata nel 2012 che aveva ispirato monologhi brillanti come Perfetta, portato a teatro da Geppi Cucciari”. A giugno il suo monologo “Colpa di un altro”, satira geniale e sottile sul tradizionale scarica barile che caratterizza la cultura italiana, letto da Valerio Mastandrea durante una puntata di “Propaganda Live”, è diventato immediatamente virale.



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