Enrico Papi dice di essere stato vittima dei bulli in tv

Ambasciatore di "Bulli stop”, sostiene che esiste anche una prevaricazione televisiva. Di cui è stato vittima. E fa anche i nomi

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Dal 2017 Enrico Papi,  54 anni il prossimo 3 giugno e 15 chili in meno rispetto a quando furoreggiava nei cult Mediaset “Sarabanda" e "La Pupa e il Secchione”, è felicemente alla guida di “Guess my age”, programma di Tv8, il canale in chiaro di Sky.
 
Una nicchia televisiva, dove, spiega, “mi trovo benissimo, con la sensazione di essere tornato a inizio carriera, in una rete dove c’è la possibilità di sperimentare nuovi format, a differenza di quanto succede nelle tv generaliste, spesso troppo ferme” chiarisce all’AGI l’ex star prima Rai e poi Mediaset, a un certo punto scomparso dai radar italiani, destinazione Miami dove ha messo su casa, e poi rientrato in tv punta di piedi prima da concorrente a "Ballando con le stelle” e a "Tale e quale show"” e quindi, appunto, a Sky. 
Conduttore, cantante, autore,  sabato 25 maggio però Papi è concentrato nel suo ruolo di ambasciatore dell’associazione nazionale anti-bullismo “Bulli stop”: al teatro Olimpico di Roma è l’anfitrione delle spettacolo “Bulli Zoo”, messo su e interpretato dagli studenti che partecipano al progetto.
“Oggi il fenomeno ha preso una piega ancora più pericolosa perché all’antica tipologia  del bullo che si approfitta del più debole per sentirsi fico, si è affiancata quella dei tanti che cercano un’aberrante gloria diffondendo i loro reati, perché di questo si tratta, sui social. Ormai il bullismo è diventato una tipologia di selfie” chiarisce, spiegando che lui da ragazzino non è mai stato bullizzato: “Semmai li andavo a stanare io i bulli, gente che si sente figa e che invece è molto sfigata. I bulli non hanno altro modo di realizzarsi e mi piace che l’associazione di cui sono ambasciatore, oltre ad occuparsi delle vittime, si prenda cura anche dei persecutori che a un certo punto si rendono conto di avere un grosso problema”.  
 
Ma il bullismo esiste anche in tv?
 
“Il bullismo catodico esiste eccome, ma è altra cosa rispetto a quello che impera nelle scuole. E’ più prevedibile e sarebbe molto sbagliato sovrapporli, qui si tratta di prevaricazioni tra adulti. Io ne sono stato vittima: nel mondo dello spettacolo c’è sempre chi cerca di distruggerti, magari mettendoti in cattiva luce, dicendo cose non vere. Non esistono amici. Per questo, quando ho visto che le cose si stavano facendo difficili, ho preferito togliere il disturbo, dedicarmi alla mia famiglia e rientrare in un momento e in un luogo più tranquillo”. 
 
Ma la grande platea della tv generalista non le manca?
 
“Tanta gente mi ferma per strada chiedendomi  “Ma perché uno come te lavora a Tv8?” . Io rispondo  che invece lì, dove ho un contratto d’esclusiva per altri due anni, mi trovo benissimo: quello con Sky è un matrimonio che funziona,  ultimamente ho ricevuto anche delle proposte da Mediaset e dalla Rai, che non ho preso in considerazione per via della mia esclusiva. A Canale 8, oltre a “Guess my age”, con il quale ho portato la fascia di access time  al 2/ 2,5 per cento e che rifaremo nella prossima stagione, avrò anche la possibilità di sperimentare altri format. Nelle altre tv invece è tutto fermo e spesso vengono anche sopravvalutati conduttori che non rendono un servizio al  format”.  
 
Con chi ce l’ha?
 
“Con chi non ha fatto la gavetta e con chi non molla la poltrona. Io sono uno che si è rimesso in discussione, ripartendo dal via. Per fare questo lavoro ci vuole tanta umiltà, noi in fondo siamo dei giullari chiamati a svagare il pubblico. Invece molti sono attaccati ai loro posti e non li mollano, ci sono camerini che restano destinati agli stessi nomi per un’eternità”.
 
La sua pagella dei promossi e dei bocciati in conduzione?
 
Mi piacciono, in ordine sparso: Paolo Bonolis  perché ha una tecnica pazzesca; Maria De Filippi perché è riuscita a creare un suo stile, come Simona Ventura e Barbara d’Urso; di Carlo Conti ( il conduttore che l’ha portato come conduttore a “Tale e quale show" nel 2016 ndr) mi piace la sua trasparenza verso il pubblico, non vende mai più di quello che ha.  Di Amadeus mi è piaciuta la sua resurrezione dopo il suo periodo di crisi e sono anche contento che Marco Liorni sia il nuovo conduttore di “Reazione a catena”, il format di Raiuno che proprio io  ho portato in Italia, senza mai guidarlo però. Ero a Mediaset, lo proposi a loro ma non piacque quindi con Giorgio Gori decidemmo di portarlo in Rai, dove io però non potevo ovviamente condurlo. Sono contento della chance di Liorni. Gabriele Corsi che lo conduceva lo scorso anno, non mi entusiasmava più di tanto: non dandogli qualcosa in più ha dimostrato la forza del format.
 
 Adesso si parla di un ritorno in Rai di Fiorello… 
 
“E’ un mio amico ed è stato uno dei miei primi estimatori, dopo Pippo Baudo, il numero uno della conduzione. Fiorello sa vendere benissimo se stesso, dà il massimo quando lavora. Agli occhi del telespettatore recita, canta e balla benissimo anche se essendo uno showman non ha bisogno di eccellere in nessuna delle tre specialità . E poi è bravo a dosare le sue apparizioni, non rischia più di tanto con gli ascolti. Beato lui che può farlo, noi stiamo in trincea”. 
 
Ma oltre a Corsi chi boccia?
 
Non boccio, ma rimando  Ilary Blasi: l’ho scoperta durante un provino per Sarabanda e convinsi gli inserzionisti di un noto brand di make-up ad affidarle delle telepromozioni. La sento un po' una mia creatura e per questo credo che abbia bisogno di un po’ di gavetta in più. Sono sicuro che in futuro riuscirà a imporre un suo stile, se  si metterà a studiare. Non bastano un cambio di parrucca o una battuta in romanesco per essere una brava conduttrice. Partita da “letterina” insieme alla Blasi, invece la conduttrice di “Verissimo”  Silvia Toffanin “è riuscita, con tanta gavetta e prendendosi piano piano il suo spazio, ad imporsi come conduttrice, creando un suo stile e un suo linguaggio. Invece Alessia Marcuzzi, conduttrice dell’Isola dei famosi, dovrebbe proprio cambiare  registro: ci conosciamo da una vita, ma non mi è piaciuto come ha gestito il programma e neanche il suo atteggiamento rispetto alla vicenda di Riccardo Fogli e Fabrizio Corona. Se un conduttore dice che fa una cosa che gli è stata imposta dagli autori, non rende un buon servizio al format e alla squadra, dimostrando inadeguatezza. E’ come un pilota che sta guidando una Ferrari con una patente per una 500. Alcuni conduttori, poi guidano proprio senza patente…”. 
 
Tra i suoi spettacoli cult oggi quale incornicerebbe? 
 
"Sicuramente  “Sarabanda” e poi “La pupa e il secchione”: Sarabanda l’abbiamo rifatta nel 2017, ma solo perché ricorrevano i suoi vent’anni, penso che bisogna riproporre i programmi solo in caso di occasioni speciali . E mi è spiaciuto che  quando il celebre concorrente “uomo gatto”, una mia scoperta, è stato invitato a Ciao Darwin, Paolo Bonolis non mi abbia neanche citato. Io a ruoli invertiti l’avrei fatto". 
 
Ma oggi cosa le piacerebbe condurre?
 
“Innanzitutto il “mio” Reazione a catena” e poi mi piacerebbe cimentarmi con “Il grande fratello Vip” Mediaset.  Intanto però sto benissimo nella mia nicchia Sky e mi sono appena concesso anche un diversivo attoriale”.
 
Racconti.
 
“Ho appena finito di girare un episodio della seconda stagione di "Romolo + Giuly", la surreale serie Fox che contrappone maschere, miti riti  di Roma Nord a quelli di Roma Sud. Nel mio episodio il grande capo della massoneria milanese interpretato da Giorgio Mastrota ha licenziato tutti i conduttori della tv per creare programmi a sua immagine e somiglianza, come “C’è posta per Mastrota”. E io, cresciuto con lui, per vendicarmi del tradimento vado vestito da babbo Natale barbone in stile Dan Aykroyd in “Una poltrona per due” a recriminare e gridare sotto le sue finestre. Mi sono divertito, al cinema faccio solo camei. Questo è il  il quarto  dopo  “Ravanello pallido”, “Ambo” film del 2014 con Maurizio Mattioli e Serena Autieri,  e addirittura un episodio di Beautiful dove interpretavo  un gondoliere”.


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