Punti di forza e debolezze dei 12 concorrenti che vanno ai live di XFactor

Con gli home visit si sono concluse le selezioni per la fase finale del talent show. Dal 25 ottobre comincia la battaglia vera

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 Seveso Casino Palace

Con gli Home Visit si è chiusa la fase di selezione di X Factor 2018: sono stati scelti i 12 concorrenti che da giovedì 25 ottobre si sfideranno nelle puntate live del talent Sky prodotto da Fremantle.

In Toscana Fedez, alla guida degli Over, ha scelto Matteo, Renza e Naomi.  

Mara Maionchi ha portato gli Under Uomini in Provenza, dove ha voluto in squadra Marco, Leo ed Emanuele.

Manuel Agnelli è volato in  Belgio e per le Under Donne ha selezionato Sherol,  Luna e Martina.

Le band sono state selezionate da Asia Argento tra i fiordi della Norvegia. A spuntarla sono stati i Bowland, i Seveso Casino Palace e i Red Bricks Foundation. Al termine della puntata sono andate in onda le primissime immagini di Lodo Guenzi, che a partire dal prossimo giovedì sarà alla guida della categoria Gruppi. Il nuovo giudice ha incontrato nel loft i ragazzi della sua squadra, uno dei momenti in cui i concorrenti hanno avuto modo di condividere le proprie idee e di ascoltare quelle del loro nuovo giudice, e sono dimostrati felici all’idea di iniziare con lui questo percorso.

Sui social X Factor è stato ieri il programma tv più commentato di ieri con 364.766 interazioni complessive, di cui il 76% generate su Instagram.

Su Twitter l'hashtag ufficiale #XF12 con 5.517 citazioni è entrato nella classifica dei trending topic italiani e vi è rimasto fino a questa mattina (Fonte Nielsen/Trends24)

Under Donne – Manuel Agnelli (voto 10)

Il frontman degli Afterhours si ritrova quest’anno in mano probabilmente la squadra meglio assortita, sia per varietà di genere che per talento. Ma non è solo fortuna, Agnelli ha scelto benissimo le sue armi per scendere sul campo di battaglia dei live. Così bene che meglio non avrebbe potuto.

A partire da Luna, la piccola capellona sarda, con la quale Agnelli potrà divertirsi a esplorare il mondo del pop più commerciale; la ragazza, che suona il pianoforte rappando e si muove benino sul palco, agile con la sua voluminosa criniera da leonessa, magari non vincerà - la competizione quest’anno è dura - ma sarà un punto di forza coreografico fondamentale sia per la squadra che per tutto il programma.

Martina Attilli, 17 anni, romana, figlia di due animatori e, dichiara, cresciuta “a pane e Renato Zero”, è la sorpresa nella squadra che non ci aspettavamo, la sua prova agli home visit di ieri ha confermato un talento enorme nel trasformare la propria apparente fragilità e quella vocina tanto sottile quanto fastidiosa in un cantare potente e sicuro, bizzarro e accattivante. La sua Cherofobia, presentata in fase di audition, su Youtube sfora già i 13 milioni di visualizzazioni. A prescindere dall’esito della gara è una che alla sua età scrive già musica e testi dignitosissimi, potrebbe anche servirsi di XFactor semplicemente come vetrina, per poi fare la sua strada. Se ad Agnelli assegniamo un 10 è merito suo.

E poi c’è lei, Sherol Dos Santos, che ieri agli home visit entra nella storia del programma, forse del format mondiale: si esibisce per seconda e Agnelli per ufficializzarla membro della sua squadra non ha nemmeno bisogno di ascoltare le altre tre. È dentro. Non poteva essere altrimenti per la ventunenne studentessa di chimica romana ma di origini capoverdiane, che tiene al caldo il suo black vocione tra un lavoro e un altro - ne fa tre nella capitale: cameriera, baby sitter e receptionist in un centro sportivo - ma quei tempi sono finiti, perché Sherol è forse uno dei talenti (veri) più autentici passati dal programma. Una voce non solo splendida, ma anche splendidamente utilizzata. Matura, non troppo pulita come spetterebbe a chi porta sul groppone appena vent’anni di vita, che quando prende un microfono in mano si moltiplicano magicamente. Il suo regno è il soul, pare ovvio, ma nel programma, per ragioni prettamente drammaturgiche saremo costretti a sentirla cantare anche altro. Meglio? E chi lo sa? Questa fissazione per il dover per forza saper cantare di tutto, oltre che falso ha anche rotto. È solo un’invenzione, una qualità inventata dallo show, una scusa per mandare a casa concorrenti. Con quale faccia Fedez o lo stesso Agnelli possono sostenere che sia fondamentale dover cantare tutto quando loro stessi non sono mai usciti dal loro, in certi casi minuscolo, seminato? Sherol comunque la proclamiamo già vincitrice e abbiamo una faccia scandalizzata pronta all’uso nel cassetto qualora non dovesse vincere. È una predestinata. Che Agnelli ne faccia buon uso e ce la faccia godere.

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 Sherol Dos Santos

Under Uomini – Mara Maionchi (voto 10)

Anche alla storica discografica non possiamo che dare il massimo dei voti perché le scelte operate, anche se piuttosto obbligate, sono state assolutamente perfette.

A partire da Anastasio, tormentato rapper 21enne dalla provincia di Napoli. È uno di quelli sui quali si è scritto tanto già dopo le audition, che fosse dentro non c’erano dubbi. D’altra parte, come poterlo lasciare a casa? Il ragazzo scrive da Dio, ha presentato, di fatto, in tutte e tre le prime fasi del programma tre inediti (la sua Generale ai Bootcamp era comprensibilmente quasi un filo conduttore, il pezzo è suo dalla prima all’ultima nota). Fedez lo ha definito la penna migliore mai sentita a X Factor e noi siamo d’accordo. Dice di voler stare in mezzo tra il cantautorato e il rap, e speriamo che non passino mesi a rompergli le scatole su questa storia e che non sia poi la scusa per mandarlo a casa quando si renderanno conto che, proprio perché bravo come cantautore (il che include anche il rap), è già decisamente oltre uno show basato su cover e balletti. Per lui intravediamo due possibili futuri: se arriva a presentare un altro suo inedito, evidentemente prodotto da una struttura professionale e più commerciale alle spalle, potrebbe anche sorprenderci e portarsi a casa la medaglia d’oro; se invece non reggerà l’impatto con le cover e verrà mandato a casa prima dovremo essere noi bravi a non perderlo d’occhio, perché il ragazzo ci sa fare, eccome.

Emanuele Bertelli è un’altra scelta “usato sicuro” per la Maionchi; ogni anno c’è un ragazzotto talentuoso e versatile, con un vocione grosso così e gli occhioni da cane bastonato che viene portato ai live. Quest’anno tocca a lui portare lo scettro. Sedici anni, catanese, appassionato di funk, soul, jazz, r'n'b e trap; a quanto pare si avvicina alla musica grazie alla madre appassionata di karaoke e nel frattempo gli viene fuori una voce profonda da soulman consumato che non può non piacere e soprattutto, si confà perfettamente al format. È il concorrente perfetto ma, c’è da dirlo, il concorrente perfetto solitamente non vince mai. Dice “fare musica è un obbligo del mio subconscio” e noi, trattenendo le risate, non possiamo fare altro che pensare che con ogni probabilità diventerà uno di quelli che viene divorato dalla tv, un vago ricordo presente in qualche giovedì sera delle nostre vite, è evidentemente troppo giovane e ingenuo per sopravvivere anche dopo, ma finché ci ricorderemo come si chiama ce lo godiamo.

E per concludere Leo Gassmann, il povero 19enne che per tutta la stagione dovrà sentirsi ricordare che di cognome fa Gassmann, come se già ogni lineamento del suo viso non fosse un appunto abbastanza vistoso. Non è una voce imperdibile, è intonato, nulla di più, e ai Bootcamp ha semplicemente devastato quel capolavoro di “Kurt Cobain” di Brunori SaS, ma è innegabile che fa comodo alla trama dello show averlo dentro, in tv esce molto bene, si guadagna pubblico under (e non solo) femminile ad ogni inquadratura. Poi il ragazzo sembra anche simpatico, insomma, sarà stato un piacere conoscerlo.

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 Leo Gassmann

Over – Fedez (voto 6)

Se Fedez, il giudice più longevo nella storia della versione italiana del format, arriva a malapena alla sufficienza è perché probabilmente gli errori li ha fatti in fase di selezione. Agli Homevisit si porta dietro una squadra non fortissima e acciaccata dalla rinuncia di Facundo Gaston Gordillo, che dopo settimane di sbattimenti si accorge che vuole tornare a cantare in strada quando gli assegnano i Red Hot Chili Peppers, cosa che fa infuriare, e a ben ragione, mr. Ferragni. La sua rinuncia spiana certamente la strada verso i live a Matteo Costanzo, 25 anni, romano, polistrumentista e producer. Stonato e contemporaneamente osannato durante le prime due fasi delle selezioni, giustifica invece la sua presenza agli Home Visit. Una specie di Gio Sada (non vi ricordate più chi è, vero?) ma più triste. Se non sarà utilizzato a modo verrà mandato a casa prestissimo.

Naomi invece ha 26 anni ed è originaria di Napoli. È lei la punta di diamante della squadra, non c’è dubbio. Ha una voce che spacca e con trucco, parrucco e luci della tv le verrà costruita addosso un’immagine vagamente più cool dalla quale al momento è distante, c’è da dirlo, anni luce. Ha un’estensione vocale e una dinamicità davvero esemplari, donatele probabilmente dagli anni passati a studiare lirica al conservatorio.

La vera sorpresa, non in positivo, della squadra è certamente la bella Renza Castelli, 28 anni dalla provincia di Lucca. Dolce, raffinata, lineamenti gentili, ma troppo debole per cavalcare quel carro armato che è XFactor. Se la storia del programma ci ha insegnato qualcosa è che quelle come lei, e da quel palco ne sono passate a decine, entro le prime due/tre puntate vanno lisce lisce a casa con la loro chitarrina, e strano che Fedez non lo sappia, ma questo è il materiale con il quale deve lavorare. Tutto sommato, sarebbe stato più intelligente portare ai live l’eccentrica Jennifer Milan, ci saremmo tutti, lui per primo, divertiti di più. 

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 Renza Castelli

Gruppi – Asia Argento (voto 7,5)

La scelta delle band da portare ai live è stato l’ultimo apporto al programma per Asia Argento, che apparecchia la tavola a Lodo Guenzi. Si comporta bene tutto sommato l’attrice, forse davvero l’unica che in questa edizione degli Home Visit è chiamata a fare delle scelte significative. Lascerà a casa infatti i Moka Stone che fanno bella figura rappando “Fight Da Faida” nella versione hard core punk di Frankie Hi-Nrg, confermando di essere bravini al netto della vaga e forzata somiglianza del frontman con Salmo; così come non avremo più purtroppo occasione di vedere all’opera gli Inquietude, versione elettro rap dei Nomadi forse troppo poco televisivi ma molto interessanti.

Risulta vincente invece la più cinematografica che musicale presenza scenica dei Red Bricks Foundation, che devastano “Sono un ragazzo di strada” de’ I Corvi con il loro voler essere rockettari a tutti i costi, cattivi a tal punto da poter vantare Pablo Escobar alla batteria, ma il nostro pensiero, forse eccessivamente old school, ci impone di pensare che poche cose mortificano il rock quanto la televisione commerciale; e poi, bisogna dirlo, questa band romana, è tanto appariscente quanto povera di materiale. Eppure qualcosa ci dice che sarà quella con la quale Lodo Guenzi potrà giocare di più, ma se andranno avanti lo dovranno soprattutto a lui.

Altra storia invece per i persiani, ma di adozione fiorentina, Bowland, che trasformano in puro accattivante esoterismo qualsiasi cosa sfiorino (perché sono talmente delicati che non toccano davvero niente). Che sarebbero entrati non si avevano dubbi, tutte le loro esibizioni si sono concluse con standing ovation del tutto meritate e talmente sincere che c’è da chiedersi come mai abbiano scelto la strada del talent musicale invece di confrontarsi immediatamente con un pubblico live. Non vinceranno, perché ormai si deve fare molto più rumore per imporsi in un contesto televisivo psichedelico come XFactor, ma ne sentiremo parlare certamente a lungo dopo il programma. La voce della cantante, Leila, sarà certamente sottofondo delle notti infuocate degli italiani post trasmissione. Pura delicatezza ed erotismo. Buon divertimento.

A chiudere il trio i Seveso Casino Palace, che si erano guadagnati l’accesso ai live probabilmente già dopo la prima esibizione. Sono giovani, cool, milanesi e, soprattutto, bravi. Niente che passerà alla storia, intendiamoci, ma all’interno del programma funzioneranno, e non ci stupirebbe più di tanto se Guenzi riuscisse anche a farli proseguire nel cammino oltre le più rosee aspettative.

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 Bowland

E' arrivato Lodo Guenzi

Ecco, appunto, Lodo Guenzi, sul finire della puntata appare per la prima volta in veste di giudice e le telecamere testimoniano il suo primo incontro con le band. Bisogna dire che nemmeno il montaggio ad arte è riuscito a nascondere un certo scetticismo; nelle interviste di commento sembrava che parlassero tutti con un coltello dietro la schiena costretti a sorridere e a dire che sì, va tutto bene, siamo vivi e supercontenti di avere Lodo come giudice. Le scelte di Asia Argento dubitiamo che siano le stesse che avrebbe operato Lodo, molto più folle ma, soprattutto, e questo è da ricordare ai concorrenti della squadra, molto più avvezzo rispetto all’attrice a prendere in mano dei contenuti e a metterli in scena sotto forma di band. È il suo mestiere d’altra parte. Ed è l’unico dietro quella scrivania ad avere un’idea molto più attuale di cosa sia la discografia italiana al momento e come conquistarla e domarla. Personalmente crediamo che ci farà divertire, e mentre ancora il popolo dei social richiede a gran voce il ritorno della Argento, noi siamo sicuri che tempo un quarto d’ora Lodo Guenzi, che si è immediatamente congratulato con l’attrice per le scelte fatte, farà ricredere tutti. La sua simpatia è assoluta e la sua spensieratezza coinvolgente. Sky ha fatto un'ottima scelta.



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