AGI – A 82 anni Michael Douglas, attore e produttore premio Oscar, uno dei sex symbol di Hollywood figlio di un mito del cinema, Kirk Douglas, decide a raccontarsi in un’autobiografia scritta, come ha ammesso, solo adesso che il padre non c’è più: ‘Una vita pazzesca’ (La nave di Teseo, 517 pagine, 24 euro, traduzione di Alberto Pezzotta) è l’edizione italiana di ‘One Helluva Ride’, scritta con Shane Salerno e Michael Fleming Jr. Per l’autore è un punto d’arrivo dopo decenni di lavoro. Il figlio di Kirk, da ragazzo “un hippy indisciplinato”, non fa sconti a nessuno, a partire da se stesso.
Il capitolo più atteso è quello sulle donne. Douglas sorride ma si irrigidisce quando gli chiedono quante siano state: si definisce “un sano prodotto degli Anni Sessanta”. Nei giorni da single, in casa con Danny DeVito, un calzino appeso alla maniglia avvisava l’amico di tornare più tardi. Douglas scrive di aver interpretato a lungo “una versione dell’americano moderno e imperfetto”, e che per lui non era “esattamente uno sforzo”.
Relazioni intime sul set
Nell’introduzione avverte i lettori che ci saranno relazioni intime rivelate per la prima volta e che ha chiamato ciascuna delle donne coinvolte: “ho chiamato ognuna e ottenuto il loro permesso”. Le rivelazioni sono due. Racconta la relazione con Kathleen Turner durante ‘All’inseguimento della pietra verde’, negata per decenni. E rivela quella con Jeanne Tripplehorn su ‘Basic Instinct’, mentre tutti pensavano a Sharon Stone. Il cuore del libro, almeno sul piano del gossip, sta in quei capitoli.
La relazione con Kathleen Turner
Il caso più atteso riguarda ‘All’inseguimento della pietra verde’ (1984), girato in Messico. Per oltre quarant’anni i due hanno negato; ora Douglas scrive: “Kathleen e io ci innamorammo perdutamente e iniziammo una relazione”. La ricorda “intelligente, divertente e sexy, con una voce profonda e sensuale”. Il rapporto, racconta, nacque come amicizia, diventò collaborazione e finì in passione: “prima amici, poi colleghi, infine amanti”.
Dopo le giornate di riprese, scrive, entrava di nascosto nella camera d’albergo di lei quando tutti dormivano. Né il regista Robert Zemeckis né Danny DeVito sapevano nulla. Il matrimonio con Diandra Luker, ammette, era già in crisi e i tradimenti erano da entrambe le parti: tenere nascosta la storia servì a proteggere lei e il figlio Cameron. La relazione finì quando Diandra arrivò sul set e fece capire a Turner che erano ancora sposati. “Io e Kathleen ponemmo fine alla storia e tornai da Diandra”, scrive. Sul sequel ‘Il gioiello del Nilo’ il clima fu meno sereno. L’amicizia, però, resse: quell’avventura, dice, “divenne il fondamento di una profonda amicizia”. Turner ha risposto che si stupisce del clamore per fatti di quattro decenni fa e che gli vuole bene.
La relazione con Jeanne Tripplehorn
Se sulla liaison con Kathleen Turner c’erano sempre stati dei sospetti, la vera rivelazione riguarda la passione scoppiata sul set di ‘Basic Instinct’. Per anni il pettegolezzo ha riguardato Sharon Stone. Douglas, però, adesso racconta che il mondo guardava nel posto sbagliato: “non si accorsero della vera relazione che nasceva tra me e Jeanne”.
La Tripplehorn, la psichiatra del film, esitava a legarsi a un uomo sposato, finché lui non le disse che il matrimonio era finito di fatto. L’attore ammette che la differenza di età, quasi vent’anni, non lo fermò: “Mi innamorai molto di Jeanne”. E va oltre: “Ero pronto a lasciare ufficialmente mia moglie per Jeanne”. Poi capì che sarebbe stato un errore, e la storia si chiuse con la fine delle riprese.
Il rapporto con Glenn Close
Con Glenn Close con cui lavorò sul set di ‘Attrazione fatale’, racconta Michael Douglas, fu un rapporto di fiducia e complicità. L’attore parla di una collega straordinaria: “Glenn è una donna sexy e a suo agio nella propria pelle”. Per le scene d’amore l’attrice chiese un piccolo aiuto da un bicchiere, e in una scena in cui lui la sbatte contro un muro esagerò e lei riportò una commozione cerebrale.
Catherine Zeta-Jones
Il capitolo più lungo è per Catherine Zeta-Jones, vista prima su uno schermo: “Non mi ero mai innamorato su uno schermo prima”. Si conobbero a Deauville nel 1998, lui 53 anni, lei 28. Racconta che la prima sera lui fu così diretto da farla andare via. Quando lei pretese l’esclusività, Douglas telefonò a cinque altre frequentazioni per chiudere. Si sposarono nel novembre 2000. Dopo la separazione del 2013 non smise di sperare nella riconciliazione, e scrive che da quando la incontrò si sentì un uomo nuovo.
I genitori, Kirk Douglas e Diana Dill
Il libro, che inizia dal rapporto d’amore un po’ burrascoso tra il padre Kirk Douglas (nome d’arte di Issur Danielovitch Demsky, ebreo di origine russa) e Diana Dill. Il primo, dongiovanni impenitente, uomo violento e poco empatico, figlio di uno ‘stracciarolo’ emigrato negli Stati Uniti dalla Russia diventato uno degli attori più famosi del mondo. Lei, figlia di un militare e politico delle Bermuda, attrice e, per poco tempo, fidanzata di Errol Flynn che lasciò Kirk per vivere con i loro due figli (Michael e Joel) a New York.
Il rapporto con il padre e il figlio
Douglas ricorda un padre assente, irascibile, pronto alle mani, e scrive di aver passato la vita a liberarsi di quell’eredità, riuscendo a perdonarlo solo da anziano. Una distanza che sembra ripetersi con il figlio Cameron, finito in carcere per droga: l’attore rivendica per ciascuno il diritto di andare avanti, qualunque errore abbia commesso.
Parlando di Kirk Douglas, Michael riconosce che “gran parte della mia storia parla di come ho trovato la mia strada portando sulle spalle il peso dell’eredità di mio padre leggendario. E come avrebbe potuto essere diversamente – si chiede – dopotutto sono il figlio di Spartacus”, aggiunge riferendosi al film di Stanley Kubrick in cui il padre fu protagonista.
La carriera nel cinema
Sul fronte professionale il libro attraversa mezzo secolo di cinema. C’è il successo televisivo con ‘Le strade di San Francisco’ con Karl Malden: 26 episodi l’anno, sei giorni su sette per otto mesi. Quindi l’Oscar vinto a 31 anni come produttore per ‘Qualcuno volò sul nido del cuculo’, il film che Kirk inseguiva da anni. Fu proprio Michael a dover dire al padre che era ormai troppo anziano per il ruolo da protagonista, andato poi a Jack Nicholson. Per lui fu, ricorda, “la cosa più dura che abbia mai dovuto fare”. Poi il 1987, l’anno magico di ‘Attrazione fatale’ e ‘Wall Street’ usciti a tre mesi di distanza. Per il primo la regia era stata offerta a Brian De Palma, che non voleva Douglas nel cast e se ne andò. Subentrò Adrian Lyne, il film incassò quasi 350 milioni di dollari e finì sulla copertina di ‘Time’. Anni dopo De Palma si scusò. Douglas lo paragona a ‘Lo squalo’: “spaventò a morte la gente”.
In quanto a ‘Wall Street’, per il ruolo di Gordon Gekko, Warren Beatty e Richard Gere erano tra le prime scelte. Oliver Stone, dopo una scena in cui Douglas sbagliò le battute con Charlie Sheen, gli chiese se avesse assunto droghe e che sembrava non aver mai recitato. Arrivò l’Oscar. Douglas ricorda che era convinto di interpretare un cattivo, ma i grandi nomi della finanza lo fermavano per strada per ringraziarlo perché Gordon Gekko, per loro, era un eroe.
Le minacce subite
Nel libro ci sono anche pagine più cupe in cui racconta le minacce subite. Alla cerimonia del 1992 fu avvertito che qualcuno avrebbe tentato di pugnalarlo con un ago infetto da HIV; salì comunque sul palco a premiare Jodie Foster. Secondo le anticipazioni, il suo nome comparve anche su una ‘lista nera’ dei Death Angels, la banda legata ai delitti dello Zebra a San Francisco, tanto che lavorò sul set con giubbotto antiproiettile e agenti in borghese.
Eccessi, droga e tumore
Il libro è anche una confessione di eccessi. Da studente si pagò l’università spacciando marijuana tra la California e New York. Una serata tipica comprendeva cinque drink e un grammo di cocaina, fino a risvegliarsi con una cannuccia ancora nel naso. Nel 1992 negò con decisione di essere stato in clinica per sesso-dipendenza: il ricovero, precisò, riguardava alcol e droga. Il libro ricorda la morte del fratello Eric per overdose accidentale e il figlio Cameron, finito in carcere per droga. Nel 2010 il tumore alla lingua in stadio avanzato, che in pubblico presentò come tumore alla gola per paura di apparire sfigurato. “Per sessantasei anni ho vissuto la mia vita in un modo – racconta – e poi, negli ultimi sedici anni, in un altro” perché, confessa ancora, “alla fine il cancro non mi ha messo in ginocchio, mi ha rimesso in piedi”.
Una redenzione tardiva
Più che un elenco di conquiste e scandali, ‘Una vita pazzesca’ però è una sorta di racconto di una redenzione tardiva in cui si rivela il Michael Douglas dei gossip e dei red carpet, ma anche un uomo che ha fatto i conti con i propri errori.