AGI - "Tutto l'amore che resta" approda da stasera, 29 settembre, su Rai 1 per cinque prime serate. La nuova serie racconta le vicende del liceo Helen Keller di Frascati, istituto immaginario in cui gli studenti con disabilità vivono in piena integrazione con i compagni. In un momento in cui il dibattito pubblico sulla scuola si accende tra visioni contrapposte, la fiction corale, coprodotta da Rai Fiction e Fabula Pictures, fa dell'inclusione totale il proprio manifesto.
Al centro del progetto ci sono Raoul Bova e Giulia Bevilacqua, nei panni del preside Stefano Fogli e dell'ispettrice Michela.
I personaggi: l'idealismo del preside e il rigore dell'ispettrice
In un'intervista ad AGI, i due attori hanno ripercorso i temi chiave dell'opera e il profondo valore sociale dell'integrazione. La storia nasce da una scuola ideale, frutto di un sogno giovanile che i due protagonisti coltivavano insieme e che, anni dopo, li vede schierati su fronti opposti. Da una parte c'è Stefano, preside deciso ad abbattere le barriere sociali per i suoi ragazzi. "Nella nostra società a volte si perde la voglia di combattere, si spegne quel fuoco dentro perché, per varie ragioni, non te la senti più - spiega Raoul Bova -. Chi invece, come Stefano, vive sulla propria pelle una disabilità in famiglia o la grave malattia di un figlio, ritrova quella spinta e vuole portare avanti la battaglia fino in fondo".
Un idealismo che si scontra con il rigore delle istituzioni e con i nodi irrisolti del passato. Giulia Bevilacqua racconta così il suo personaggio: "Interpreto un'ispettrice mandata dal ministero dell'Istruzione a controllare che in questa scuola, così visionaria, sia tutto a norma. Lo fa, però, con un pizzico di rancore privato, dettato dalla separazione da Stefano, che in passato è stato un suo grande amore. Oltre al senso del dovere, c'è una spinta personale che la conduce a essere così rigida e severa". L'attrice ne sottolinea la complessità: "È stato difficile empatizzare con lei, ma al contempo ha una visione molto inclusiva: non ha alcun occhio di riguardo nei confronti dei ragazzi con disabilità, trattandoli esattamente come tutti gli altri".
Il dibattito sulle classi separate e la risposta dei protagonisti
Sollecitati sulla recente e discussa proposta del generale Roberto Vannacci di istituire classi separate per gli alunni con disabilità, gli attori hanno preso una posizione netta. Bevilacqua punta il dito contro l'attuale clima sociale: "Sempre di più siamo abituati a un linguaggio agghiacciante, basato sull'odio, sulla cattiveria, sui ghetti e sull'idea di dividere in classi separate. Spero vivamente che tutto questo non venga legittimato: se lo Stato autorizza un linguaggio del genere, spinge le persone a credere che sia giusto. La scuola ha tanto bisogno di sostegno finanziario, di salari più alti e di luoghi idonei ad accogliere le persone in tutte le loro diversità. La priorità non è certo quella di escludere".
Sulla stessa linea Raoul Bova, che si appella alla competenza della comunità scientifica: "Medici e specialisti ci insegnano che la diversità può trovare accoglienza e un miglioramento soltanto quando si è accolti da tutti, senza sentirsi diversi. Non credo affatto che il mondo dei normali o il mondo dei disabili debba essere separato. Siamo tutti quanti viviamo nello stesso mondo, nella stessa vita, quindi dobbiamo comunque interagire l'uno con l'altro". Poi l'attore indica il vero traguardo educativo: "Quello che va cambiato è proprio l'atteggiamento. La scuola non deve omologare gli studenti per renderli tutti uguali. Al contrario, bisognerebbe insegnare che siamo tutti diversi e che dobbiamo avere il diritto di essere diversi e essere rispettati per la nostra diversità".