AGI - "C'era un periodo in cui uscivano diversi documentari su artisti in vita in cui si raccontavano carriere e successi, sempre con un racconto eroico. Mi piaceva l'idea di raccontare un fallimento puro, utilizzando un momento mio professionale buono ma pensandolo più avanti con l'età. Errori e inciampi veri, senza scuse".
Così Emanuela Fanelli racconta all'AGI la genesi di 'Peccato', la nuova serie mockumentary presentata alla Mostra del Cinema di Venezia e in arrivo dal 2 ottobre su HBO Max.
Emanuela Fanelli tra biografia e finzione
Scritta insieme a Giulio Somazzi e al regista Valerio Vestoso, la serie gioca sul confine tra biografia e finzione totale. "Il linguaggio del mockumentary era quello che ci divertiva di più - spiega l'attrice romana - permette di mettere insieme il vero, come i miei video d'infanzia in Super 8, con l'assurdo. Si crea un mix in cui il vero sembra assurdo e l'assurdo diventa vero, ed era il linguaggio più adatto per questo tipo racconto".
Alla guida del set, il regista Valerio Vestoso sottolinea l'alchimia trovata durante le riprese: "Abbiamo lavorato benissimo, avendola recitata in prova tantissime volte. Le risate sul set sono il termometro per capire se si sta andando nella direzione giusta. Avevamo pochissimo tempo, quindi abbiamo dovuto bilanciare l'aspetto tecnico e quello più di pancia, ma è stato un viaggio pazzesco di sei, sette settimane".
L'arrivo a Venezia nei panni del personaggio
Le guest star d'eccezione
'Peccato' vanta una parata di guest star d'eccezione che si sono prestate al gioco dell'autoironia, scendendo nell'arena del surreale.
Tra questi Paola Cortellesi, Paolo Virzì, Ferzan Ozpetek, Tullio Solenghi, Piera Detassis, Fabio Fazio, Antonio Ricci, Caterina Balivo e Giovanni Floris. "A Ferzan Ozpetek ho dovuto spiegare una linea surreale, a Tullio Solenghi ancora peggiore - confessa Fanelli - Il fatto che si siano tutti così fidati a giocare su loro stessi mi ha commosso. Spero che siano contenti".
Il ruolo di showrunner e lo sguardo al futuro
Nella serie, Fanelli ha ricoperto anche una veste autoriale di peso, inedita e fortemente voluta: "Sono contenta perché c'è un ruolo che ho molto cercato, quello di showrunner. È il ruolo in cui si ha il controllo del pacchetto finale. Da sceneggiatrice o attrice non avrei potuto dire la mia più di tanto, invece sono stata contenta di potermi sedere al tavolo di chi effettivamente decide come viene realizzato e finalizzato un prodotto".
Un controllo creativo che guarda al futuro, allontanando per ora l'ipotesi della conduzione televisiva pura ("A me piace scrivere le mie cose o recitare, al momento non ci penso alla tv") ma aprendo concretamente le porte alla macchina da presa: "La regia potrebbe arrivare quando sarò un po' più pronta. Se devo pensare tra conduttrice o regista, penso più alla regia. Però un passetto alla volta", conclude Fanelli.