AGI - L'educazione sentimentale di un padre e la complessa accettazione di un figlio che si allontana dalle proprie aspettative. È il cuore de 'I figli della scimmia', opera prima di Tommaso Landucci in concorso nella sezione Orizzonti dell'83esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Il film vede Riccardo Scamarcio nei panni di Dario, un uomo alle prese con un figlio affetto da una grave disabilità e con l'ossessione crescente per il nipote adolescente, nel quale proietta l'immagine del ragazzo ideale che avrebbe sempre desiderato.
"Inevitabilmente noi attori cerchiamo di prendere dalle nostre esperienze, ho messo sicuramente qualcosa del mio essere padre in questo ruolo", racconta Riccardo Scamarcio in un'intervista all'AGI. "Sono partito dall'idea di un personaggio che non riesce a decifrare le proprie emozioni. In fondo, il film è la parabola di un'educazione sentimentale di un padre nei confronti del figlio e, più in generale, del suo essere genitore".
Sguardo indulgente verso tutti i papà e le mamme
Sulla delicata tematica della disabilità affrontata sullo schermo, l'attore - che è anche co-produttore con la sua Lebowski, insieme a Lungta Film e Mosaicon Film, con la partecipazione di HBO Max e Rai Cinema - precisa: "La disabilità non è il centro esclusivo del racconto. Il film utilizza queste dinamiche per mettere in scena un personaggio fragile ma energico, giocando sui contrasti per restituire uno sguardo dolce e indulgente nei confronti di tutti i papà e le mamme".
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La genitorialità e il Premio Solinas
Un'indulgenza fortemente voluta anche dal regista Tommaso Landucci, che firma la sceneggiatura con Damiano Femfert, già vincitrice del Premio Solinas 2021: "Volevo parlare di genitorialità, un tema nato probabilmente dalla mia personale ansia da prestazione nel delicato passaggio da figlio a padre", spiega.
Il caso di Pietralata e la resilienza
Un tema che risuona drammaticamente attuale all'indomani del fatto di cronaca di Pietralata, dove una famiglia ha deciso di togliersi la vita di fronte al dramma e all'isolamento della disabilità della figlia. Interrogato sull'accaduto e sull'impatto che il film può avere su chi vive quotidianamente queste battaglie, il regista Tommaso Landucci sottolinea la forza e il dolore di queste realtà: "Il caso di cronaca di Pietralata lo conosciamo ed evidenzia quanto sia complessa la resilienza di queste famiglie. C'è un sentimento che significa accettare una situazione che in realtà non puoi accettare fino in fondo, ma nella quale puoi decidere di stare ogni giorno. Questo esserci non è una decisione presa una volta per tutte, ma una domanda che ti viene riproposta quotidianamente".
L'obiettivo universale del film
Landucci auspica che il film "possa arrivare a queste famiglie e aiutarle a resistere, ma anche parlare in maniera universale a tutti i genitori che si trovano ad affrontare figli che non aderiscono alle proprie aspettative o all'idea di erede che si erano fatti". Un obiettivo condiviso da Scamarcio sulla forza emotiva della pellicola: "Il cinema non deve avere responsabilità pedagogiche, deve essere libero, addirittura amorale e svincolato da qualsiasi schema. Tuttavia, mi piace pensare che possa mettere in scena storie in cui le persone possano identificarsi, sentendo il proprio cuore un po' più caldo".